Arcane Tales – Power of the Sky (2019)

Power of the Sky è il nuovo album degli Arcane Tales, one man band dietro alla quale si cela il polistrumentista veronese Luigi Soranno che, tra l’altro, è anche autore di romanzi fantasy. Il genere proposto, come si può intuire, è un metal dedito al power/symphonyc/epic.
Questo tipo di proposta ha avuto il suo periodo di massimo splendore negli anni ’90, arrivando anche ai primi del duemila, per poi finire piuttosto bistrattato dalla maggioranza, a torto o a ragione dipende dai casi. Nonostante tutto, oggi ha ancora una cerchia di appassionati sia tra gli ascoltatori che tra le band che ne portano avanti la causa. Il problema secondo me (ma potete smentirmi), è che oggi sono in pochi a proporre questo sound in maniera convincente e senza annoiare chi non ne è un fan sfegatato.
Fortunatamente ho la possibilità di parlare bene degli Arcane Tales. L’album, prodotto da Broken Bones Records/Silverstream Records e uscito il 15 ottobre, è un buon esempio di metal epico e sinfonico. Senza particolari guizzi in fatto di originalità, la band ci consegna un lavoro onesto, fatto con passione e, mi sento di dire, anche con un occhio di riguardo a chi nel genere non ci crede più tanto. Infatti uno dei lati positivi di questo album è che va immediatamente al sodo, senza perdersi per strada. Il lavoro si presente in maniera abbastanza canonica: nove tracce in tutto, con una intro epica, “Lux Lucet In Tenebris” (bella!), una strumentale atmosferica, “The Magic Dance of the Snow”, una (non troppo) lunga suite finale, “Into The Cradle of Sin”.
In 43 minuti di durata, che solitamente per una band symphonyc power sarebbe un EP, la band dice tutto quello che vuole dire, con brani diretti, non eccessivamente lunghi e, cosa che ho apprezzato tantissimo, molto guitar-oriented. Non mancano di certo le tastiere, compresi anche alcuni assoli, ma la chitarra è la vera protagonista, interprete di un buon lavoro di riffing e sulle parti soliste. Qualche incertezza ogni tanto spunta fuori, in particolare in alcuni passaggi di tastiera e in qualche stacco, ma nel complesso l’album scorre benissimo.
Luigi è anche un bravo cantante, manca forse di un po’ di varietà nelle linee, ma non ha paura di sperimentare spingendosi anche verso il growl nella traccia conclusiva. Ricordiamoci comunque che è sempre lui ad occuparsi di tutto. 
Una delle croci delle one man band però, da cui non si salvano del tutto nemmeno gli Arcane Tales, è la batteria. Per quanto ben eseguita, è molto lineare e poco fantasiosa, ma svolge comunque il suo compito.
Non serve andare oltre nel parlarvi di questo disco. Agli appassionati del genere consiglio di dare un ascolto al CD, agli altri magari un paio di canzoni come “Genesis”, “As a Phoenix” o “Fire and Shadows” per farsi un’idea. 
[Lenny Verga]