Mortiis – The Stargate (1999)

Il passaggio dai primi album di Mortiis a questo Stargate, datato 1999, è l’equivalente di guardarsi il campionato di clausura su televisore con il tubo catodico e la Serie A su uno schermo piatto. Questa è la distanza che ci passa, non ci sono cazzi che tengano. Stiamo sempre parlando di un disco che rientra nel filone ambient ma è, al confronto della tripletta fatta uscire fra il ’94 e il ’95, bombastico e chiaro nella registrazione. Teatrale, se vi piace questa accezione legata al sound del musicista norvegese, ma perde quel tocco d’oscurità vera che possedeva nei primi CD dopo l’uscita dagli Emperor
Mi ricordo le recensioni uscite per questo disco, quelle in cui non lo inchiodavano alla croce per i suoni artefatti e da pianola Bontempi, e prendevano per il culo Mortiis per la copertina brutta come la peste. Non brutta di classe come quella dell’album dei Satyricon, ma brutta in maniera pacchiana. 
Non che a Mortiis sia mai fregato meno di un cazzo dell’impressione degli altri, se no non si sarebbe travestito da troll delle foreste norvegesi, ma c’è qualcosa di stranamente sbagliato nella cover art. 
Lontano di molto dalle sonorità ambient prodotte da Burzum e sinceramente anche da quella brutta accezione “dungeon music” con cui si soleva descrivere il sound del polistrumentista norvegese, The Stargate è essenzialmente l’espressione grandiosa e opulenta del sound di Mortiis. Incentrato su un concept fantasy – che dovrei riprendere in mano, ma a quest’ora della notte non è che mi prenda proprio la voglia-, l’ora di musica prodotta da Håvard Ellefsen si basa sulle variegate partiture musicali prodotte da mille stratificazioni di synth-tastiere e sulle vocals di Sarah Jezebel Deva (Therion, Cradle Of Filth). 
La Deva sfrutta le sue tonalità operistiche più come ennesimo strumento nel concept che come vocals a sé stanti, quindi non aspettatevi grandi cose visto che il suo apporto si limita spesso ad una serie di vocalizzi stratificati e modulati che variano dal “oh-oh-oh” al “oh-ah-oh“.
Non stonano con il concept in testa a Mortiis, ma assoldarla per fare ste cose è come prendersi Messi per giocare a Subuteo. Sicuramente divertente, ma francamente non irresistibile. Ma chi sono io per giudicare chi chiamare e chi no? Il Signor Nessuno, ecco chi sono. 
Non faccio neanche ammenda dicendo che i primi dischi di Håvard Ellefsen mi piacciono e hanno un tocco rilassante sul mio cranio, che volete farci sono un romantico che, in certi momenti, ha bisogno di qualche soffusa musica ambient per stare bene. Il post-1999 è un’incognita, visto che dopo questo disco ho smesso di seguirlo con attenzione, se non curiosando le copertine dei suoi dischi. 
Va da sé che The Stargate è l’ultimo vero disco di ambient di Mortiis, poi spostatosi su altri lidi musicali. E, per me, anche il meno incisivo a livello d’emozione rispetto ai precedenti. Pur avendoci messo dentro un po’ di tutto e curato l’aspetto Dungeon&Dragons del sound, al quarto disco toppa con l’aspetto che più mi aveva avvicinato ad ascoltarlo: la bruma, l’oscurità e la calma straniante che permeavano gli LP del ’94-’95. 
[Zeus]