Dalla terra dove tutto è più velenoso di qualsiasi cosa arrivano i Deströyer 666. Phoenix Rising (2000)

Qualche tempo fa stavo parlando con il temibile duo Skan – Bruno (Slowtorch) a proposito degli Urn. Notando un certo disappunto da parte del buon Bruno a proposito della qualità dei finnici, mi son reinventato difensore “pro bono” dei gruppi che non devono offrire nient’altro che svago e che servono come il pane durante un viaggio in auto / grigliata con amici. I finnici, con l’ultimo Iron Will of Power, parere supportato anche da Skan, incarnavano questi aspetti.
Ma, del disco degli Urn, parlerò in appropriata sede.
Quello che è il collegamento logico, come fare scarpetta col pane quando ti trovi ancora qualche litro di sugo sul fondo del piatto, è la comunanza di intenzione fra gli Urn e i Deströyer 666. Ovviamente ci sono delle differenze, ma il concetto di base degli australiani è proprio quello di fornire un disco tutto “pacca” e divertimento. Perché Phoenix Rising ha il quoziente intellettivo della Pupa nel mefitico programma La Pupa e il Secchione. Gli australiani non vogliono raffinatezze, non vogliono strizzare l’occhio ai metallari con il risvoltino o quelli che hanno in camera il santino di Jordan Rudess o dei Porcupine Tree. I Deströyer 666 sono delle zappe, ma che nel 2000 se ne escono fuori con un disco che è quasi perfetto.
C’è tutto quello che vorreste sentire in un LP metal: ci sono tutti gli approcci del metal (death, black, thrash…), ci sono le chitarre cattive e sporche e c’è K.K. che canta con i denti stretti. Però ci sono anche le melodie subdole, quelle che non apprezzi subito, ma che poi ti rimangono in mente; ci sono gli hook di chitarra e così anche i chorus che canticchi mentre sei in auto o sul cesso.
I Deströyer 666 con questo LP del 2000 catturano l’essenza del black – thrash (se vogliamo generalizzare con l’etichetta) e riescono alla perfezione dove band come i Goatwhore arrivano fino al 70% del lavoro prima di perdere la motivazione e sfanculare il disco. Dovessi trovare una band “giovane” che può ambire a far massacri come gli australiani, mi sentirei di menzionare i Ravencult, thrash-black di matrice greca ma lontani anni luce dalle melodie mediterranee dei Rotting Christ.
Per me, dischi come questo o il già recensito Wildfire sono fondamentali e il meridiano zero di quello che era il metal prima di sputtanarsi facendo pompini alle case discografiche (per quanto i Deströyer 666 pubblichino sotto Season of Mist). Phoenix Rising è il disco da grigliata e birra, dove non ti preoccupi se c’è il vegano o quello che ha paura dello sporco, perché il vegano incomincia a mangiare capretto e il perfezionista si rotola nel fango e poi mette il cazzo nel purè. Il tutto mentre pezzi come Rise of The Predator, Phoenix Rising, la splendida Lone Wolf Winter o anche i chorus e i tempi più lenti di The Eternal Glory of War continuano ad essere la colonna sonora perfetta per lo sfacelo emotivo e funzionale della congrega di amici che grigliano il maiale e maledicono Dio.
Io pretendo che vi ascoltiate questo Phoenix Rising, perché tanto sapete già che la vita è fatta così: Nasci – Soffri – Soffri – Soffri – Soffri – Soffri – Muori; quindi perché perdere altro tempo ad ascoltare musica di merda o lamentarvi dalla peggiore sbornia dell’anno?
Buttate su i Deströyer 666 e fate un favore a voi e all’ambiente, almeno Greta Thunberg vi ringrazierà prima di venire sterminati da tonnellate di rifiuti tossici e nubi radioattive.
[Zeus]