L’urgenza di ascoltare death metal. Dismember – Hate Campaign (2000)

Musica per chi non ha tempo da perdere. Potrebbe essere uno slogan efficace. Dovete fare un tragitto di mezz’ora in auto? Avete una pausa pranzo non eccessivamente lunga? Siete di quelli che soffrono a lasciare gli ascolti a metà? Ecco a voi del buon death metal breve ma intenso. Hate Campaign dei Dismember potrebbe rientrare in questa categoria. Undici pezzi tiratissimi della durata media di tre minuti, ad esclusione della più lunga title track posta in chiusura dell’album, per un totale di poco più di trenta minuti di musica estrema. 

Era da un sacco di tempo che non riprendevo in mano questo album e un po’ mi dispiace perché l’ho ascoltato molto volentieri. Il 2000 è stato un anno controverso, forse perché i numeri tondi, nella testa della gente, devono per forza segnare un cambiamento, una svolta e, secondo i più maliziosi, nemmeno i cinque svedesi qui presenti sono rimasti immuni a ciò. 

Hate Campaign viene visto come l’album “melodico” dei Dismember, perché si dice che la band, tra i prime mover della scena death estrema svedese insieme a band come Entombed e Grave, si sia lasciata in qualche modo influenzare dal Gotheborg Sound di gruppi come In Flames e Dark Tranqillity che ha spopolato a fine anni ’90. 

Personalmente penso che in questo caso la verità stia nel mezzo. L’album presenta in effetti qualche inserto più melodico rispetto alla produzione precedente, ma è più un arrotondamento, uno smussare gli spigoli, che non un ammorbidimento del sound. Se proprio vogliamo fare un paragone, più che le due band sopra citate, prenderei come esempio gli At The Gates. (Ri)ascolate questo album e noterete come la band pesti forte sull’acceleratore, senza mai mollare la presa, tanto che le song stesse sembrano tutte attaccate senza una pausa tra una e l’altra… provate col CD nel lettore e sentirete che non c’è nemmeno il mezzo secondo di stacco tra i pezzi. In tutto ciò di “melodico” c’è veramente poco, mentre abbondano violenza e velocità.

Non un disco imperdibile, se proprio dobbiamo dirla tutta, ma un lavoro onesto che comunque al giorno d’oggi si ascolta più volentieri di tanta roba contemporanea iper melodica e che ci fa ricordare come era la scena svedese vent’anni fa.
[Lenny Verga]