La teoria del Rag. Filini applicata ai Borknagar – True North (2019)

I Borknagar sono un pò come il pesce ratto, c’è a chi piace e a chi no, e a me piacciono, soprattutto quando fanno la roba alla Borknagar, tipo in questo caso. Ecco, so che è una frase senza senso, ma non saprei spiegare a qualcuno che non ha mai ascoltato i Borknagar che cosa suonano. Hanno un non so che di musica estrema norvegese, ma rivisitata, ma non hanno neanche troppo seghe mentali strumentali progressive anche se sperimentano molto, insomma invece di leggere ‘ste 4 stronzate che ho scritto, mettete su questo dischetto e vedrete come l’alternanza delle voci chiare e scure (pulito e growl) si fondono con le armonie delle chitarre e se chiudete gli occhi verrete trasportati nelle selvagge distese innevate del nord europa dove l’oceano viene spinto dal gelido vento ad infrangersi sugli scogli dei fiordi. In questo CD, poi, a farla da padrone è il buon ICS Vortex, ritornato, dopo l’abbandono di Vintersorg, ad essere la voce principale. E le stesse canzoni, rispetto a quelle degli LP precedenti, dove l’utilizzo di più cantanti portava verso l’effetto pastone, sono maggiormente focalizzate. Comunque devo anche ammettere che anch’io non ho apprezzato True North al primo colpo perchè, come cercato di spiegare prima attraverso perifrasi ad minchiam, cercavo di inquadrarlo, cercavo “la canzone” da poter ascoltare, il ritornello, ma non è qua il caso, e non è quello che i Borknagar sanno fare meglio. Qui a farla da padrone è l’atmosfera, questo è un disco da ascoltare con calma, rilassati, magari in una gelida ma tranquilla sera d’inverno, e lasciarsi trasportare verso il vero nord.

[Skan]