Hänsel und Gretel in versione metal. Lindemann – F & M (2019)

Skills in Pills era l’equivalente del figlioccio strambo nato da un parto fra due stupende pornostar. Ti dici, i geni ci dovrebbero essere, quindi la discendenza non sarà che un capolavoro. Dopo cinque anni, mi accorgo che quel disco non lo tocco neanche con la canna da pesca e lo tratto come un incidente di percorso.
Divertente? Forse lo è stato per poco tempo, ma era dimenticabile e così è stato – profeticamente, oserei dire.
Forse forse, a sondare per bene nel bitume del cervello ottenebrato dai troppi superalcolici del Capodanno, trovo qualche melodia incastrata fra le pighe del cervello, come del grasso filamentoso fra i denti. 
F&M, invece, esce in uno spazio temporale strano. Il nuovo disco dei Rammstein non ha ancora incominciato ad avere uno strato apprezzabile di polvere sopra e Till Lindemann si riunisce con il suo compare dei PAIN e registrano un disco.
Due considerazioni mi saltano alla mente: a parte che mi chiedo quanta voglia avessero i Rammstein di far uscire quel disco, che motivo c’era di resuscitare un pagliaccio poco simpatico come i Lindemann?
F&M però non è imbecille come il precedente, e questo è un punto da sottolineare immediatamente. Il disco sembra fatto con maggiore sale in zucca e, seppur votato nuovamente ad un quasi nulla a sostegno DEL  chorus acchiappone, i brani hanno una profondità maggiore. Su questo LP, e finalmente direi, Lindemann torna a cantare in tedesco e lascia stare quell’obbrobrio di lyrics in inglese che si era tirato dietro su Skills in Pills. L’imbarazzo generale di quanto sentito sul CD del 2015, grazie al Capro, viene stemperato dal fatto che in origine F&M era la soundtrack per l’adattamento teatrale di Hänsel und Gretel, quindi il magnifico duo elimina un sacco di stronzate e va dritto al punto. 
Si sentono enormi influenze musicali dei Pain (Steh Auf o Ich weiss es nicht), ma anche momenti a la Rammstein – con un po’ più di vivacità dei teteski (l’uso delle tastiere su Platz Eins o lo sfogo metallico improvviso di Knebel, che inizia parodiando un kraut-western). Quando il disco non oscilla fra questi due spettri, ecco le ballad classiche (Wer weiß das schon o Schlaf ein) o brani come Ach so gern, che te li immagini suonati dall’Orchestrina Bronchenol sulla spiaggia del Danzica.
Alla notizia del nuovo disco dei Lindemann, ho tremato pensando di ascoltare una vaccata come il precedente. Ho temuto per la mia voglia di arrivare a fine giornata… ma mi sono dovuto ricredere.
L’inconsistenza dimenticabile di Skills in Pills è stata lasciata alle spalle e con F&M, pur approcciandosi al mercato in maniera furbesca, si respira maggiore maturità, qualità e varietà. Non sarà il miglior disco del 2019, ma almeno non ti vergogni a sentirlo quando stai facendo le pulizie di casa. 
E, visti i chorus talmente esplosivi da tirar giù più teatri dei missili terra-aria, dal vivo i brani devono essere ottimi.
[Zeus]