La recensione di fine gennaio è affidata ai Therion di Deggial (2000)

C’erano una volta i Therion, una promettente band death metal svedese che una mattina si svegliò e decise di voler essere qualcos’altro. Sebbene ci sia ancora chi, al pensiero di questo cambiamento, invochi santi e divinità varie, nel loro percorso evolutivo i Therion sono diventati una realtà unica nel suo genere, inimitabili paladini del metal sinfonico con una discografia bella lunga alle spalle. Che piaccia o meno questa veste (a me, eccezionalmente, sì), proprio pochi anni prima della pubblicazione dell’album in questione avviene il cambiamento definitivo, almeno per un certo periodo di tempo, con il totale abbandono delle sonorità estreme e l’introduzione di cantanti d’opera.

Era da qualche anno che non ascoltavo Deggial e rispolverarlo in occasione del ventennale me lo ha fatto un po’ riscoprire e apprezzare di più rispetto al tempo in cui venne pubblicato. Dico questo perché, nonostante sia un album molto buono, soffre ancora oggi di un problema: cioè l’essere uscito in seguito a quello che non solo io considero un capolavoro ineguagliato del symphonic metal e contro il quale perde qualsiasi confronto: Vovin

Quest’ultimo è uno degli album che posso considerare “della vita”, bellissimo, ispirato, emozionante. Sebbene Deggial si possa considerare un “more of the same”, non raggiunge mai i picchi compositivi del suo predecessore. Si può trovare qualche guizzo di quella genialità nell’opener “Seven Secrets of the Sphinx”, in “The Invincible” e “Ship of Luna”, probabilmente i migliori momenti dell’intero lavoro, e in “Via Nocturna part II – Hexentanz”. Non che il resto non si lasci ascoltare, anzi!

Deggial è un bel CD dopotutto, dove fa la sua comparsa anche Hansi Kursch dei Blind Guardian in un brano e che si conclude con un’esaltante cover di “O Fortuna” di Karl Orff. Purtroppo per lui, l’ingombrante ombra proiettata dal fratello maggiore, troppo vicino nel tempo, non gli da possibilità di sfuggire ogni volta ad un paragone. Una riascoltata se la merita in ogni caso, potrebbe sorprendervi.
[Lenny Verga]