Ancient Knights – Camelot (2020)

Camelot è il classico album che senti da almeno venti anni a questa parte (magari con altri monicker e artwork), e che soprattutto andava di moda ALMENO una ventina di anni fa…
Ma che volete che vi dica, a me è piaciuto! Vuoi perchè in fondo io apprezzai abbastanza quel revival del power metal di fine anni Novanta e vuoi perchè, in fondo, quando un disco ha al suo interno delle belle canzoni, si passa sopra alcune scontatezze e preferenze personali e ci si lascia andare ad un ascolto disinvolto. C’è da dire che questo Camelot ha anche diversi elementi interessanti; innanzitutto parliamo di un concept album che narra le gesta di Re Artù, e poi è un disco che assume le sembianze ambiziose di un’opera vera e propria, che si avvale dell’apporto di musicisti noti della nostra amata scena italiana come Roberto Tiranti (Labyrinth), Goran Edman (Malmsteen), Fabio Lione (Rhapsody), Elisa Martin (ex Dark Moor), Pier Gonella (Necrodeath, Mastercastle), e altre “comparse” che fanno la loro parte in un album che comunque, anche senza di loro, avrebbe avuto delle buone basi, e questo c’è da sottolinearlo. Il genere proposto è quello che citavo in apertura, la copertina è il classico artwork fantasy di tanti dischi come questo, e le musiche sono un buon esempio di come può essere interpretato un genere come il power metal a sfondo fantasy. Ma ci sono delle cose che ho molto apprezzato, come il fatto che non si pigi troppo spesso sull’acceleratore, proponendo sterili brani in doppia cassa dall’inizio alla fine, e che la band sa il fatto suo in molti frangenti, e riesce a trasmettere il giusto feeling in ogni situazione, non risultando fredda e asettica come molte altre power metal band di ultima generazione.
In fondo è proprio questo che volevo da un disco power e direi che sono stato accontentato. Ora non rimane che seguire questa band per vedere come e dove andranno a parare, perchè un full-length è un buon banco di prova, ma la consacrazione arriva almeno dal secondo o terzo album in poi. Per adesso, comunque, un disco piacevole e con qualche spunto interessante, magari non trascendentale, ma che non deluderà gli aficionados del power metal.
Voto: 7/10

[American Beauty]