Aries Field – The Halo Behind The Sun (2019)

Ultimamente stavo pensando un po’ all’informazione, agli articoli sul metal che girano in internet e che arrivano dai siti ufficiali a Facebook.
Tobias Forge dice che James Heatfield è uno dei migliori chitarristi del mondo”, “Tobias Forge dice che Tom Araya sarebbe stato un bel Babbo Natale” (certo che ne dice di cazzate questo Tobias Forge), “Mike Portnoy dice che James LaBrie non sa cantare”, “(nome a caso) ex componente della band (nome a caso) dice che i suoi ex compagni sono dei brutti cattivi”… 

Pure a me, scribacchino 100% amatoriale e 0% professionale, capita di dover cercare argomenti di contorno per tirare fuori due righe. Ad esempio poco tempo fa ho tirato fuori quella ciofeca di Cradle fo Fear, ma faceva parte di un’operazione nostalgia con l’intento di divertire un po’ con il ricordo di quella chicca. Ma al gossip non ci voglio proprio arrivare perché, avendo voglia e intraprendenza, si può sempre trovare qualcosa di interessante di cui scrivere.

Mentre il metallaro medio italiano passa le ore dietro alla tastiera ad alimentare i flame sotto articoli del livello sopra citato, nell’underground ci sono band che si danno da fare per tirare fuori la loro proposta e fare in modo che valga la pena farcela ascoltare. Come ad esempio gli Aries Field, one man band italiana dedita ad un alternative/progressive metal molto interessante e che ci viene presentata da Broken Bones Promotion

L’album è un concept sugli avvenimenti in Asia durante la Seconda Guerra Mondiale e fa della tensione costante una delle sue principali caratteristiche. Musicalmente il lavoro colpisce fin da subito, ci sono tanti riff di chitarra, assoli, arpeggi, melodie sovrapposte, quindi una grande varietà compositiva con la chitarra sempre protagonista. Questo per me è un bel punto a favore, perché per tutte le quindici tracce che compongono l’album, l’attenzione è sempre rimasta alta: c’è movimento, c’è intensità, ci sono momenti riflessivi e introspettivi in un continuo alternarsi di umori. Dentro questo lavoro troverete tanta bella musica da ascoltare, da interiorizzare e fare vostra.

L’unica pecca che potrei riportare è che mi sarebbe piaciuto sentire un po’ più di varietà a livello vocale, un po’ più di rabbia nei momenti giusti, qualche sfogo violento, come del resto succede con la musica, che avrebbe dato più di sprint e più espressività in determinati momenti. 

Non sono un esperto di progressive e alternative, ma questo è un album che ho ascoltato con molto piacere, che mi è piaciuto e, senza che faccia una recensione track by track, se volete farvi un’idea di cosa troverete dentro a “The Halo Behind The Sun”, provate ad ascoltare “Material”, “Sword of Time” o “The Battle of Nevermore”, alcuni dei pezzi che mi hanno colpito di più, e se non ne rimarrete catturati, mi dispiace per voi.
[Lenny Verga]