Ce la faranno i nostri eroi? Annihilator – “Ballistic, Sadistic” (2020)

Credo che con “Ballistic, SadisticJeff Waters e i suoi Annihilator abbiano superato la ventina di album pubblicati in carriera. E dopo una carriera più che trentennale e tutti questi album cosa ci rimane? Sostanzialmente ci rimane lui, il signor Jeff Waters e il suo chitarrismo eclettico, tecnico e fantasioso. Ma al netto di questo, duole dirlo, dopo più di trent’anni di carriera e dopo tutta questa sfilza di album, quello che doveva rimanere impresso doveva e poteva essere molto di più. Ormai quando si parla di Annihilator se ne parla quasi sempre per i primi due album, a cui poi seguono altri commenti e pareri riguardanti altri album e altre epoche della band. C’è chi ama anche il terzo album, Set The World On Fire, c’è chi ama la perentesi con Joe Comeau e i due album in studio del 2001 e 2002 che rispondono rispettivamente ai titoli di Carnival Diablos e Waking The Fury, e c’è ancora qualcuno che cita Criteria For A Black Widow del 1999, dove Waters radunò la line-up del primo album, Alice In Hell, ma durò solo un album. A conti fatti, quindi, come possiamo vedere, pochi citano la produzione che il nostro beniamino ha buttato fuori dall’inizio della collaborazione con Dave Padden, anch’essa finita da qualche album. E quindi sono quasi venti anni che questa band non offre album davvero di spessore, tenendo comunque conto che, a parte i primi due album, nessuno degli altri dischi che ho citato, pur buoni, ha mai minimamente eguagliato quella vena creativa delle due annate 1989-1990. Ecco, questo è un bel problema credo, perchè nemmeno con questo nuovo lavoro intitolato “Sadistic, Ballistic”, il buon Jeff è riuscito a fare centro pieno. Abbiamo nuovamente un album che racchiude in sè l’embrione di tante buone idee, partorite di certo da un musicista di grande talento, ma che si è lasciato andare ad un destino solitario, perchè gli Annihilator sono di fatto il suo solo project, diciamocelo, dove lui se la suona, se la canta, se la produce e, cosa fondamentale, lui può decidere tutto, come il cambiare tre cantanti in tre album già ad inizio carriera, poi cantare lui, poi un altro, poi un altro ancora e poi di nuovo lui e via dicendo per tutti gli altri componenti che ha spostato come birilli in trent’anni circa di carriera. La cosa buona di questo nuovo album è che Jeff è tornato a picchiare duro, e quindi abbiamo un disco davvero potente, ma che soffre di una produzione fredda e non totalmente adeguata alle bordate thrash che si susseguono in tracklist. Il basso praticamente non si sente, la chitarra ha un sound troppo “robotico” e la batteria, anche se stavolta è stata suonata dall’italiano Fabio Alessandrini, ha lo stesso sound di sempre, ovvero di una drum machine. Drum machine che tra l’altro il buon Jeff ha usato più volte di quello che ha detto nel tempo, secondo me, mascherandone poi la malefatta accreditando qualcuno dietro ai tamburi…Ma forse sto farneticando…O forse no.
E’ brutto avere nuovamente in canna delle belle e potenti canzoni come l’opener Armed To The Teeth, I Am Warfare o Out With The Garbage e non poter farle volare in un album che gli tenga il passo degnamente. Se questo disco degli Annihilator fosse stato tutto su questo livello probabilmente ci saremmo dovuti rimangiare tutti questi dubbi sulla carriera di questo musicista, ma così non è. Ad esempio Psycho Ward a me fa venire tanta voglia di sbadigliare, in quanto non ho mai compreso come un chitarrista così dotato e potente si lasci andare a questi episodi di hard rock insipido. Tutti sappiamo che Waters ama l’hard rock d’annata, ma quando prova a proporlo lui, questo genere, il risultato è deludente. Lui è una macchina da riff e quello dovrebbe fare. Come di nuovo fa nella furiosa conclusione affidata a The End Of The Lie, pezzo che rimanda alla famosa King Of The Kill e ne ripropone lo stile e la lunga galoppata in doppia cassa, estremizzando quel concetto e centrando il bersaglio. Quindi questo nuovo album a mio avviso è un piccolo passo avanti rispetto alla parentesi lunghissima e insignificante con Dave Padden e rispetto al disco precedente, ma quando riuscirà il buon Jeff a regalarci un disco davvero degno del suo talento? Ormai credo mai più. Questo “Sadistic, Ballistic” è come il classico dilemma del “bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”, solo che non riesco a pendere per l’una o l’altra soluzione.
Provateci voi, in ogni caso penso che avrete ragione.

[American Beauty]