Infamate di febbraio. 3 Doors Down – The Better Life (2000)

Infami come le foto del McDonalds, quelle stupende foto succulente di hamburger fumanti e gonfi di tutto. Le conoscete vero? Sono spettacolari, con panini ripieni di ogni ben del Capro, gocciolanti di salse e con il pane grande come un badile. L’acquolina fatta pubblicità.
Poi arrivi al tuo “spacciatore” di fiducia e ti ritrovi un panino grande la metà (la depressione di vedere il BigMac diminuito di dimensioni mi ha traumatizzato nel corso degli anni) e completamente diverso dalla cornucopia del volantino.
Una delusione cocente. Brutta cosa la memoria e le aspettative.
Non che mi aspettassi molto dai 3 Doors Down e non avevo memoria, anche perchè questo The Better Life è il disco di debutto, ma quello che c’è dentro nei solchi digitali di questo CD è quanto di più simile al BigMac della realtà.
Un rock sapido, senza sugo e senza nessuna volontà di far niente. Canzoncine utili mentre stai facendo la spesa, eviti di far sentire le onorevoli scorregge al cesso pubblico o per fare da sottofondo ai settanta minuti di attesa che passano fra la tua entrata al cinema e la visione del film, potenzialmente deludente, su cui hai scelto di investire una percentuale considerevole delle tue poche, e mal conservate, risorse finanziare.
I 3 Doors Down, però, non hanno vergogna e piazzano i singoloni strappamutande subito e poi proseguono facendoti continuamente l’occhiolino, dandoti di gomito e dicendoti: “se vuoi rimorchiare, questo è quello che fa per te”.
Per quanto il fine sia quello corretto, il mezzo è errato in maniera oltraggiosamente demoniaca. Perchè, cari quattro lettori (vedo le statistiche, posso scrivere di black, death, figa, morte e governo… ma tanto quattro siete e quattro rimanete), ci vuole anche della dignità nel promuovere il sacro fine della camporella selvaggia. Loro ci hanno messo sopra la carriera e, a quanto immagino, l’investimento deve essergli ritornato con gli interessi, visto che questo genere di musica funziona alla grande sul pubblico. Signori, stiamo parlando di una band che negli anni a venire venderà una cosa come 30 milioni di dischi nel mondo. Non significa qualità, cristo lo so anche io, ma ci sono milioni di persone che hanno preso lo stipendio e l’hanno gettato nelle fogne… tanto valeva farmi un bonifico bancario, così potevo trasportare TheMurderInn in qualche località esotica e vivere di rendita per il resto dei miei giorni.
Ci ha visto lungo Brad Arnold, niente da dire. Ha capito che buttando il tutto sull’incosistente venato di pseudo-rock, avrebbe fatto breccia dove molti altri non hanno osato arrivare. E non sto parlando del cuore.

[Zeus]