Black Lilium – Dead Man’s Diary (2020)

L’ascolto di Dead Man’s Diary, debutto dei Black Lilium, ha causato in me sentimenti molto contrastanti. L’album viene presentato come progressive melodic metal ma quello che troverete all’interno è poco metal, pochissimo progressive e molto melodic. Questo non è necessariamente un difetto, ma a volte sarebbe meglio non ricevere delle presentazioni piene di etichettature insieme agli album se poi ci sono delle differenze così evidenti tra descrizione e contenuto. Un semplice “Tieni, ascolta!” risparmierebbe molti imbarazzi. O forse sono solo io che non capisco un cazzo? Anche questa è un’ipotesi altrettanto valida.
Comunque, ho fatto del mio meglio per ascoltare questo CD con mente e orecchie aperte quando ho capito che, almeno secondo me, qualcosa non quadrava. Ho trovato fin da subito irritante il pezzo posto in apertura, Beast in the Backseat, per il voler alternare un approccio da soft, o anche alternative, rock da classifica con delle accelerazioni metal oriented ottenendo un risultato poco convincente, un mix per niente azzeccato. 
Dopo una seconda traccia che mi ha lasciato poco, se togliamo qualche bella armonizzazione vocale, succede qualcosa in questo album. Dalla terza traccia infatti qualcosa sembra cambiare e, sorpresa, in meglio! Con Demon in Disguise la band si decide a mettere una marcia in più e ci regala un pezzo che, per quanto melodico, ha un bel ritmo e ti si stampa subito in mente. Finalmente fa la sua apparizione un breve stacco strumentale che ti fa capire che stiamo ascoltando una band e non un cantante solista, e che i musicisti ci sanno fare. 
Start All Over prosegue sulla stessa scia ma è con la quinta traccia, Never, che per la prima volta mi si drizzano le orecchie e la mia attenzione viene del tutto catturata. Qui finalmente si concentrano tutti gli elementi caratterizzanti della band: tappeti di tastiere perfettamente intersecati con le ritmiche di chitarra, un’attitudine metal nel ritornello e, finalmente, un bel solo di chitarra! Il tutto coronato dalla prestazione del singer che, anche se finora non l’ho detto, sa fare bene il suo lavoro, soprattutto nelle parti più drammatiche.
L’album riesce a proseguire su questi livelli con qualche lieve calo qua e là, ma niente di grave, con melodie accattivanti ma quasi mai ruffiane o scontate, con una bella energia e soluzioni interessanti: The Ones You Made Us e My Purpose, ad esempio, riescono dove i pezzi all’inizio dell’album falliscono. La conclusione dell’album è affidata alla bella title track, il pezzo più votato al prog dell’intero lavoro (non aspettatevi i Dream Theater in ogni caso), e a Ghosts Without a Voice, la canzone più marcatamente metal, che degnamente mette la parola fine a questo debutto.

Che posso dire ai lettori al termine di questo casino di recensione?
I Black Lilium sono una band sicuramente molto capace e con delle buone idee, e se questo album fosse iniziato dalla terza traccia lo avrei apprezzato di più nel suo complesso. Quindi, per tirare le somme, se siete fan sfegatati del progressive metal più tecnico e delle sonorità più heavy, non troverete qui ciò che cercate… ma se credete che ogni tanto la devastazione si possa mettere da parte, se vi piacciono sonorità che virano di più verso l’alternative e la ricerca melodica, se nella musica cercate emotività e calore, questo album potrebbe piacervi tantissimo.
[Lenny Verga]

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