Una recensione bruciante. Manowar – Warriors of the World (2002)

Introduzione di Zeus
Qualche tempo fa, ho avuto l’ardire di chiedere al buon Skan di recensire un disco del 2000 dei Manowar. Per qualche motivo, il mio cervello aveva inserito all’inizio del nuovo millennio un LP dei true metallers americani. Ma si sa, io ho il cervello che funziona a trielina e manovella, quindi non sono proprio affidabile per quanto riguarda la band di Joey DeMaio. 
Toccato nel vivo, l’irascibile Skan mi manda codesta recensione che non oso neanche arricchire visto che merita il prossimo premio Pulitzer. 
P.S: Solo dopo ci siamo ricordati che questo disco è uscito nel 2002. 


Fa schifo.
Dai Manowar pensavo di poter accettare tutto, invece no. È un po’ come quando conosci una bellissima ragazza e vedi che ci sta, poi ti porta in camera e ti dice:
+ sì scopiamo, ma io mi eccito solo se ti vesti da koala,
– ok va bene,
+ e se canti la montanara accompagnandoti con le mani bagnate sotto le ascelle,
– ok per te questo ed altro,
+ e se ti metti uno scopino del cesso in culo.
Eh, no mo’ basta, non è chi si può sopportare tutto!
E le canzoni Mi/la, e o testi da retrocerebrato lobotomizzato, e il tris di canzoni di Elvis, e il Nessun Dorma, e tutti gli oh ohhh oh di sottofondo, e porca la minchia di merda, cioè il singolo è Warriors of the World, un quattro quarti fisso elementare con un ritornello che cosi semplice neanche all’asilo steineriano.

Lo schifo è che il disco dopo è pure peggio.

[Skan]

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