Motörhead – We Are Motörhead (2000)

Parlare meno bene dei Motörhead è l’equivalente di fare un reato grave, tipo vilipendio della bandiera o che ne so io. Il problema, non me ne vogliate, è che nel 2000 Lemmy&Co. stanno ancora cercando di gestire la formazione a tre. O forse è solo una questione di idee. Dopo anni e anni di dischi e tour, We Are Motörhead non è quel gran capolavoro che ci si sarebbe aspettati da una formazione come quella inglese.
Oggi, A.D. 2020, lo metto sul piano di Snake Bite Love, disco di carattere, riconoscibile, ma senza essere una grande prova. 
Ci stanno dischi come questi. Lo dico tenendo conto delle uscite che ci hanno fornito le band che registrano dai seventies o inizio eighties. Non è pensabile che ci siano solo dischi top, soprattutto se fai uscire LP con cadenza biennale.
Ad un certo punto della venerabile carriera, Lemmy&Co. si sono trovati a registrare canzoni a cui mancava, di fatto, una componente fondamentale: il classico piglio da cazzoduro. Ti prendono, ok, e una canzone come See Me Burning non ti lascia tranquillo, ma in generale il corso di inizio millennio non riusciva a tirarti fuori la voglia di spaccare tutto, di bere un Jack&Coca e metterti in canotta a grattarti le palle. Mi correggo, visto che poi sembra che stia stroncando l’operato di Lemmy: le canzoni di fine anni ’90 e inizio 2000 lo facevano, ma solo in parte; nel retro del cervello c’è quella subdola sensazione che il Jack Daniels sia di marca, ma il resto sia una Cola del discount.
Senza fare un track-by-track, diciamo che dopo un intro accelerato (ritmo che ritroviamo poi su Stagefreight e pochi altri pezzi), ti piazzano un po’ di canzoni sottotono: Slow Dance stoppa il ritmo, Stay Out of Jail è ordinaria e la cover di God Save The Queen è quasi moscia. 
One More Fucking Time è la ballad che poi troveremo in quasi tutti i dischi successivi. Piace, ma dura 7 minuti che sono senza dubbio troppi; una sforbiciata avrebbe permesso un risultato migliore. 
We Are Motörhead soffre sotto molti punti di vista, senza però essere un disco brutto. Non riesce ad avere l’effetto in-your-face e non riesce a togliersi di dosso l’idea che non stanno pigiando sull’acceleratore come potrebbero. E lo dico sapendo che proprio due anni prima hanno fatto uscire un live con i controcoglioni. Qua c’è il confronto impari e che però va fatto, visto che l’energia è quello che cerchiamo spasmodicamente nei CD dei Motörhead. 
Ovviamente è una mossa estremamente bastarda, visto che la corazzata di Lemmy sul palco aveva pochi eguali. Ma rimane il dato di fatto di una band che, ad inizio 2000, non riesce a trasmettere per intero tutto il potenziale di watt che ha nella strumentazione. 
We Are Motörhead non sarà mai nella classifica finale dei primi 5 dischi della band. Dispiace dirlo, ma è la verità. Quanto mi piacerebbe sapere l’opinione dei fanatici di Lemmy: non sono suscettibili come i fan degli Iron Maiden, ma hanno una propria religione e gira intorno al basso Rickenbacker del compianto Ian Kilmister. 
[Zeus]

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