Soy el demonio que vive en la oscuridad, ovvero sia i Morbosidad (2000)

Butti su i Morbosidad e già ti senti più scemo e sporco, nonché avvezzo a pratiche sadomaso con il Grande Capro in persona. Perché i Morbosidad, nel 2000, sono proprio questo: black metal sporco, grezzo come un spalatore di merda professionista, blasfemo, vagamente thrashy e con due tempi in croce. 
Hanno iniziato a buttare merda sulla cristianità alla metà del 1990, ma visto che sono black metal, allora hanno visto il loro batterista trasformarsi in coriandoli a causa di un’esplosione. Da qui lo stop e il primo LP nel 2000, chiamato proprio Morbosidad. Ci sono due riferimenti che ti vengono in mente quando li ascolti: il primo è naturale come le tette di una ventenne, e cioè il rimando diretto a dei “Brujeria in preda la demonio” a causa del cantato in spagnolo (se non ti vengono in mente loro mentre i Morbosidad bestemmiano tutti i santi, hai dei problemi) e poi gli Archgoat come tipologia sonora: due velocità e un scream/growl quasi vomitato. 
Il disco dura 21 minuti, quindi più che definirlo un LP lo metterei nella classifica del EP, ma dentro c’è tutta quella violenza e volgarità che vogliamo dal black metal.
E, udite udite, i Morbosidad sono americani. Ok, a quanto sembra sono più ispanico-americani che W.A.S.P., quindi l’attitudine strupracristi è quella di qualità del Sudamerica e cioè pazzia allo stato brado. 
Non saprei distinguere una canzone dall’altra, ma non è un grosso problema. Nel caso dell’esordio dei Morbosidad si ascoltano i 20 minuti di musica, si elimina dal conteggio un santo e si spala merda fumante a favore del Demonio. Tanto il tuo QI scende di mezzo punto ogni volta che fai ripartire questo disco, non penso che sia necessario anche fare un track-by-track. 
Vent’anni dopo dalla sua uscita, Morbosidad è ancora virulento, sporco e brutto come un barbone che ti mette il cazzo nell’orecchio mentre sei sul bus. 
[Zeus]

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