Mándale orgasmos por E-Mail: Mägo de Oz – Finisterra (2000)

L’approccio alla musica spagnola, per chi ha avuto il giusto imprinting, inizia con gli Héroes del Silencio ed Entre dos tierras e il loro video con una sincronizzazione assurda, sembrava di vedere Blob su Rai 3. Ma va bene così, perché poi da qua ci si muove verso territori più arditi fatti di band provenienti dal Mediterraneo Occidentale o ci si abbevera nelle putride fonti messicane e sudamericane in generale. 
Ma non è che ci si può sempre immedesimare in narcotrafficanti satanisti, qualche volta bisogna scappare dalla bruttura del mondo andando a scavare nel fondo di dischi cazzeggio. E qui inizia il discorso con i Mägo de Oz. Non mi ricordo quando sono venuto in contatto con questa band spagnola ed erano anni che non riascoltavo le loro canzoni prima del classico “rinfresco” pre-recensione (ovviamente parlo di Finisterra, l’unico disco che ho mai sentito e, con buona probabilità, dovrei avercelo ancora copiato su CD – ma non mi ricordo bene neanche ‘sta cosa qua).
All’epoca (stiamo parlando del 2000), la mistura metal – musica celtica ed elementi folk il tutto cantato in spagnolo non era proprio una delle mie frequentazioni più assidue, ma questo LP mi ha garantito diverse ore di divertimento e risate. Perché Finisterra è un disco realmente cazzone, da buttare su quando metti a scaldare la griglia e le birre incominciano a diventare più frequenti degli arrosticini mangiati. 
Attenzione, non sto dicendo che è un disco stupido, malfatto o malamente abbozzato; i Mägo de Oz sanno suonare, cantare e creare atmosfere da sagra paesana che piacciono. Probabilmente sono il motivo per cui band come gli Eluivetie non mi hanno mai preso troppo: ok che hanno l’elemento death metal (Dark Tranquillity a palla), ma il resto era qualcosa di già sentito. E lo dico adesso, nel 2020, con una sicurezza che mi stupisce ampiamente. Perché sono convinto che se mi aveste chiesto la stessa domanda molti anni fa, non avrei saputo cosa rispondere e non avrei citato ‘sti figli di Madrid come responsabili del mio sopracciglio alzato nei confronti del folk- metal. 
Ho provato a seguire i Mägo de Oz anche dopo Finisterra, probabilmente ho tentato di sentire Gaia, ma non è mai stato veramente il mio genere e quindi li ho lasciati nel cassetto dei gruppi da citare, ma mai più ascoltati. 
Sapete cosa, io chiudo la recensione qua… tanto dopo vent’anni conoscete a memoria i pezzi (se conoscete la band) o le mie lodi per una band di questo tipo vi hanno fatto crescere un po’ di curiosità (non credo, ma non si sa mai). Voi riprendete questo doppio disco in mano e buttatelo sul vostro mezzo preferito (YouTube, Spotify, Hi-Fi…), io intanto mi riascolto El Senor de los Gramillos e vado a cercarmi una birra dal frigo. 
Ci sta, fidatemi. Questo disco chiama birra, come le Fonzies chiamano la leccata di dita. 
[Zeus]

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