Kirk Windstein – Dream in Motion (2020)

Faccio un salto indietro nel tempo. Ad inizio 2000, nella ridente cittadina di Bolzano, trovare qualche vero fan dei Crowbar era come cercare vergini nel quartiere a luci rosse di Amsterdam. Non c’era l’ombra di qualcuno che vedesse nella lentezza primordiale, nella pesantezza e disillusione di Kirk Windstein e soci una fonte di sollievo. Poi ti capita di cambiare giri di persone, conosci nuova gente e finisci a parlare di musica, bere birra e tentare di “fare da manager” ad un gruppo locale. I Crowbar erano cosa per pochi, al tempo. Troppo strani, troppo lenti e fuori moda: se lo stoner faceva fatica a trovare un varco uno, figuriamoci lo sludge.  Quindi capite voi che felicità era poter dire quanto cazzo era bella No Quarter rifatta dalla band di New Orleans. O esaltarmi con The Lasting Dose Planet Collide
Se poi aggiungete che il barbuto Kirk era anche un quinto dei Down, porca puttana, aveva tutte le carte in regola per essere un vero idolo – senza averne il physique
Finché l’alcolismo non è diventato ingestibile la produzione di dischi è stato un costante crescendo di wow, (e mi sento una merda a pensare così). E dopo l’alcolismo e i 12 Steps? Ecco dischi sempre meno interessanti, anche se Severe the Wicked Hand non era affatto male. 
A voler pensare male, con la fine dell’alcolismo e il ritrovato amore per Gesù Cristo, quello che ci ha perso è la musica. Succede sempre così quando si inneggia alla divinità sbagliata. 
Fra un impegno e l’altro, ecco che esce anche la prima uscita solista di Kirk e capite bene che un po’ di hype c’era. L’anticipazione mi era anche piaciuta, un tipico riff del Kirk post-disintossicazione e Dream in Motion (title-track del disco) scorreva senza però ferire.
Cosa che si può dire di praticamente tutto il disco, e se togliamo la presenza di alcuni ottimi riff o arpeggi, spesso le canzoni si afflosciano su sé stesse. Una Hollow Dying Man ha dentro un buon lavoro di chitarre, ma non parte mai. 
Sono contento che si sia tirato via la scimmia dalla schiena, mi dispiacerebbe dover tenere d’occhio i necrologi, e mi pare brutto continuare a ribadire che quando era alcolizzato le canzoni avevano quasi tutte un metro e mezzo di bega e la mostravano senza pudore… ma un pensiero brutto ti si incastra nel cervello. 
Perché, Grande Capro, io ho bisogno di musica che mi tiri via quell’orrida sensazione scura che mi rosola dentro. Ho bisogno di momenti catartici, che non significano certo blast-beat a manetta e Crististuprati ogni mezzo secondo, ma ho necessità di musica che smerigli l’anima dallo schifo. 
Dream in Motion non arriva mai a fare quest’operazione di pulizia. 
Porco demonio, vuoi vedere che mi tocca incominciare a bere più birra io per compensare? 
[Zeus]

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