Thy Primordial – The Heresy of an Age of Reason (2000)

Dopo quante battute capite che i Thy Primordial sono svedesi? Più o meno quanto ci mettete a capire che una scoreggia in televisione fa cinepanettone. O qualcosa di meno. 
Lo senti subito, una zaffata forte e decisa come il sottobraccio di un pendolare sull’autobus in luglio. E a guardare il DNA, si vede subito che ci sono i Dissection che fanno ciao ciao da dietro la collina degli amplificatori. La band di Jon Nödtveidt ha rivoluzionato il panorama musicale svedese, almeno quello estremo, inserendo delle melodie infettive all’interno di una matrice estrema sempre presente. E così anche per i Thy Primordial, i quali richiamano sì alla mente i conterranei Dissection, ma anche alcune cose di Necrophobic e dei Dark Funeral (soprattutto per la capacità di creare un certo effetto epico nelle loro composizioni). 
Nel 2000 i Thy Primordial sono al quarto disco in quattro anni, c’è quindi c’è poco da meravigliarsi se sono compatti come il culo di una ballerina e senza troppi fronzoli. La band svedese sa suonare e sa di aver nelle dita la capacità di produrli bene e senza troppi cazzi. Questo è il motivo per cui The Heresy of an Age of Reason ha tiro e violenza, ma senza perdere di vista né le melodie sottocutanee, né un songwriting concreto. La produzione è tipica svedese: quindi pulita, capace di esaltare tutti gli strumenti, ma senza diventare plastica come da tradizione Nuclear Blast.
Non stiamo parlando di capolavori assoluti, ma c’è una capacità di sintonizzarsi sul canale giusto della via svedese al black metal, che li rende molto più attrattivi dei conterranei Watain (anch’essi, nel 2000, alle prese con uno dei loro dischi più convincenti – seppur catalogato nel reparto, “un paio di volte e poi di nuovo nel cassetto fino a prossimo riepilogo”). I Thy Primordial fanno il paglio con i Sacramentum, altra band riscoperta in questo lavoro di ricordo/pulizia/valutazione di quanto uscito nell’A.D. 2000. 
Entrambe le band guardano alla stessa fonte d’ispirazione e, pur mantenendosi fedeli e riconoscibili nel sound di genere, hanno una personalità definita e appeal da vendere. 
The Heresy of an Age of Reason non sarà un capolavoro in senso stretto, ma continua una tradizione onorevole. Per me, da riscoprire. 
[Zeus]

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