I principi attivi della droga. Queens of the Stone Age – Rated R (2000)

All’epoca dell’uscita di Rated R, dei Queens of the Stone Age ti fidati ciecamente. Non c’era bisogno di nessuna prova, di sentire il disco in anteprima o di scandagliare la rete per un tozzo di pane su Youtube. I QOTSA erano il derivato dei Kyuss, per quanto le due creature non centrino granché una con l’altra, se non per la presenza del mainman Josh Homme come compositore principale. E poi erano i QOTSA pre-svolta fighetta, quelli che la popolazione con il risvoltino non cagava di striscio perché seguiva qualcosa che proveniva dall’Inghilterra, era incensato da NME o qualche rivista dimmerda italiana e sembrava proporre qualcosa di realmente figo.
Non voglio sembrare uno di quelli con il fazzolettone sotto l’occhio e il piagnone, ma cristo, dentro Rated R c’era Nick Oliveri, sodale di Homme su Blues For The Red Sun, e anche Mark Lanegan: entrambi personaggi esplosivi e caratterizzati dall’utilizzo massiccio di droghe varie.  
Non potevo farmi mancare un disco del genere. Già le proposte stoner arrivavano con il contagocce da me, figuriamoci i gruppi che, ancora, non erano nessuno. E i QOTSA, all’epoca, non erano ancora il supergruppo che aveva dentro l’ex batterista dei Nirvana. E Mark Lanegan, nel 2000, non era proprio glamour, visto che gli Screaming Trees non se li cagava nessuno e non era ancora arrivato nei radar degli hipster demmerda con i dischi della svolta elettronica. 
Comprare Rated R era un’operazione di fiducia assoluta verso una band che poteva offrirti una valvola di sfogo da questo mondo malato. E così è stato, comprato a scatola chiusa e ascoltato religiosamente per mesi. Ogni tre per due era nell’Hi-Fi, ogni possibilità di musica era quella o quell’altra canzone di Rated R. Sarà che questo LP ha realmente i riff giusti (Feel Good Hit of the Summer o The Lost Art of Keeping a Secret) ) e non si nasconde quando fa l’occhiolino a canzoni melodiche e bastarde (Autopilot – ancora oggi una delle canzoni che più mi piacciono dei QOTSA).
Dentro ci senti la droga e le session alcoliche, il deserto e l’atmosfera tranquilla di un gruppo di musicisti dotati che mettono lo stile al servizio di un buon songwriting. Dentro Rated R ci senti la droga e infatti i pezzi sono schizoidi e non stanno fermi, formando una tracklist che saltella da qualcosa di più rock ad elementi quasi punk, sposta l’obiettivo sulla melodia e poi ritorna di nuovo a macinare riff rocciosi e meccanici. Le canzoni cozzano una contro l’altra, si scontrano e il loro maggiore pregio è anche il maggiore difetto che si portano dietro da vent’anni a questa parte: se non sei nello spirito, il continuo vagabondare alcolico dei brani non lo riesci a seguire. 
Rated R ha una senso di continuità nascosto sotto tutto, ma è difficile comprenderlo ad un ascolto distratto e, nel corso degli anni, questa sua innegabile peculiarità, questo suo essere frutto di jam sessions, è diventato il motivo per cui non riesco ad ascoltarlo spesso. A volte sorpassato dalla maggiore coesione di Song for the Deaf o dalla grezza energia dell’esordio. 
Quello che non riesce comunque a piacermi, e non riesco a rivalutarlo, è il finale stracciacoglioni, da strafatti di droga, di I Think I Lost My Headache
Il me stesso di vent’anni fa, quello che aveva acquistato questo disco con l’entusiasmo genuino del fan e l’aveva consumato a forza di ascoltarlo, avrebbe scritto un’altra recensione. Si sarebbe prodigato a redigere panegirici sull’abilità dei QOTSA, del fatto che ci suonano dentro Oliveri e Lagenan e che la sua attitudine “folle” è proprio il tratto distintivo di Rated R. 
Adesso, con vent’anni di più sulle spalle, una pandemia mondiale che impazza e diversi capelli grigi in più, il mio giudizio su questo LP è più tiepido. Forse lo sto riascoltano nel momento sbagliato e l’overdose alcolica, tenuta a freno dalla sola bravura musicale dei musicisti partecipanti, che trasuda dai solchi non mi è di conforto e non mi trova positivo. 
O, forse, Rated R non mi piace più come un tempo, che lo avevo eletto mio disco di riferimento per fare da soundtrack a giri fra pub, locali e sbronze. Non posso dimenticarlo e avrà sempre un posto di riguardo nella mia classifica dei dischi importanti, ma non è più un LP che ascolto regolarmente. Non lo cerco, anche se so che è la che mi aspetta una volta che avrò bisogno di gettarmi in quello strano turbine proveniente dal deserto del Joshua Tree. 
[Zeus]

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