Il quarto disco dei 1000mods non è quello che ci si aspetta: Youth of Dissent (2020)

Associo il nome 1000mods ad una serie di ottime memorie e tutte rimandano, in modo o nell’altro all’altra metà di questo cielo austriaco, quindi dicasi l’altra metà del Mayhem-Duo. Lei mi ha fatto conoscere Vidage e anche Claws e via dicendo con le canzoni dei primi due dischi e visto che questi erano presenti in maniera massiccia nelle compilation su Spotify, mi sono incominciato ad appassionare del quartetto del Peloponneso. Ad onor del vero, mi sono preso bene quasi esclusivamente dei primi due dischi (Super Van Vacation e Vultures), mentre il terzo l’ho approcciato poco e non benissimo. 
In periodo di quarantena è uscito il quarto disco, Youth of Dissent, e come potete immaginare è finito immediatamente nella playlist.
1000mods non sono mai stati campioni di originalità, il sound a cui si rifanno è quello dei Kyuss, aggiornato al 2010. Niente di nuovo sotto il sole, ma i quattro greci, complice un buon songwriting e diverse canzoni di assoluto rispetto e che ti prendono subito e senza far prigionieri, hanno fatto uscire due dischi di buon livello.  
Dopo diversi ascolti, uno in questo momento per rinfrescarmi la memoria, ho incominciato ad annusare che il problema di Youth of Dissent è proprio questa premessa. Il distacco fra aspettative, legittime, e realtà. 
Il disco è molto lontano dalla qualità generale dei primi dischi e, pur avendo spunti che riconduci alla band greca, sembra essere suonato da qualcun’altro. Fra rimandi ad un punk sui generis e un tocco quasi più liquido e alternativo, quindi distante di molto da quell’attitudine da “riff schiacciasassi e frequenze basse”, il disco non sa bene che pesci pigliare e ti lascia l’amaro in bocca. 
Tolto l’imbarazzante mezzo plagio ai Nirvana su Warped e i rimandi troppo espliciti ai Foo Fighters in Less is More, seppur condita da una coda più interessante, i Nostri fanno esattamente quello che una band non dovrebbe fare: perdere le radici. Passare dall’essere una band che venera i Kyuss ma che sa suonare, ad una che si fa tentare dal proporre un sound cool, hipster e che strizza l’occhiolino ai festival fighetti e senza senso come il Coachella, il passo non è di certo in avanti. 
Youth of Dissent non affonda e riesce ad evitare di essere definito una delusione principalmente per la seconda metà del disco; mentre della prima parte si salva unicamente Lucid, non la miglior canzone mai uscita dalla loro penna ma che ha almeno un po’ di tiro e un tocco che rimanda ai The Vintage Caravan.
La seconda metà si apre con Pearl, che ancora una volta non può essere definita un capolavoro, ma riesce a prenderti bene e anche la ballad Young piace, pur strizzando un po’ troppo l’occhiolino al grunge e allo spleen esistenziale. La debole Dissent è uguale a Song for the Dead dei Queens of the Stone Age e gli stessi QOTSA mischiati allo stoner di metà ninties fanno capolino in Mirrors – che in un disco come questo sembra il classico cold feet.
Al quarto disco, i 1000mods si perdono per strada e sbandano pericolosamente. Capisco la voglia di cambiare, ma questa nuova variante della band è debole e poco incisiva. Se il loro intento è di essere acclamati dagli hipster, allora sono sulla strada buona; ma io spero che sia unicamente un incidente di percorso e che dal prossimo LP ritornino a fare quello che sanno fare meglio: picchiare sugli strumenti e proporre dell’onesto stoner rock.
[Zeus]

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