DunkelNacht – Empires of Mediocracy (2020)

Empires of Mediocracy è il terzo album dei DunkelNacht, band che proviene per il cinquanta per cento dalla Francia, per l’altro cinquanta per cento dall’Olanda. Non so molto di black metal olandese, mi vengono in mente al volo i Carach Angren, mentre so che la Francia ha una scena bella forte e sviluppata da oltre un ventennio. Ma, sorpresa, non è dai propri luoghi di origine che la band prende ispirazione, attingendo invece a piene mani dalla scena polacca e da quella scandinava.
I DunkelNacht, che ci vengono presentati dalla Non Serviam Records, propongono un blackened death metal che racchiude in sé tutte le caratteristiche moderne di questa corrente: troviamo, quindi, una bella produzione nitida e pulita, un cantato a metà strada tra screaming e growl, buona tecnica esecutiva, brani dalla struttura non troppo lineare, tecnicismi death e sfuriate black, inserti di tastiere, uno spiccato senso melodico e un sacco di soli di chitarra.
Il tutto funziona bene ma se siete intenditori del genere potreste trovarlo piuttosto derivativo, per quanto ben realizzato. Certo oggi essere originali non è compito facile e non lo si deve essere per forza, quindi vedo questo aspetto non necessariamente negativo.
Pensate a come potrebbero essere i Dimmu Borgir con la componente sinfonica ridotta all’essenziale, quindi niente orchestrazioni spacca maroni ma solo inserti volti a creare atmosfera e contrasti, aggiungeteci una dose della cattiveria e del death dei Behemoth e avrete un’idea di come suonino i DunkelNacht
Niente di nuovo, tirando le somme, ma ho trovato interessante ascoltare Empires of Mediocracy, mi è piaciuto e ne consiglio l’ascolto. I pezzi contenuti sono tutti  più o meno ugualmente validi, con qualche leggere calo di tono verso la fine del disco, e non sto a farne una classifica, visto che vanno a comporre un insieme omogeneo, compatto e coerente dall’inizio alla fine. Nessuna inutile lungaggine, quindi, ma otto pezzi per una durata al di sotto dei cinquanta minuti, una combinazione perfetta per questo genere in cui è facile cadere nella ridondanza e nello smaronamento per l’ascoltatore. Forse il blackened death ha ancora qualche cartuccia da sparare, dopotutto.
[Lenny Verga]

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