Metallari di tutti i Paesi, unitevi! – The Committee – Utopian Deception (2020)

Ad onor del vero, il fatto che i The Committee non abbiano una risposta mediatica più alta mi rende perplesso. Probabilmente l’essere ancora passati inosservati dal Grande Fratello Wikipedia, che non ne ha ancora rivelato le identità causando una spaccatura di tipo cristiano-ortodosso, è uno dei motivi che non li ha resi famosi ai più. 
Ma potrebbe anche essere che i The Committee uniscono un’estetica di stampo russo-comunista ad un sound che pesca ad ampie mani dal black metal dell’Est Europa (doppiacassa, mid-tempo, riff circolari e melodici: sì, qua si parla della Polonia), ma senza dimenticare che i riferimenti si ampliano senza problemi includendo anche la scena norvegese e, in diversi riff, anche delle tendenze riconducibili agli Inquisition
Già si sentono i cori di sdegno, che puntano il dito contro una band che non si rifà ancora all’estetica di regime del secondo conflitto globale e, precisamente, il regime supportato dalla Wehrmacht. Ma vuoi vedere che c’è anche qualcuno che si stacca da questa visione bidimensionale del black? Ok, ci stanno i Marduk e altre dozzine di band, ma ad un certo punto c’è anche chi si rompe il cazzo. Probabilmente i The Committee se lo sono anche spaccato e se ne fottono di tutto quello che “è di moda” e vanno a mettere il naso nel KGB, nei soviet e in un immaginario che via via si è fatto più intellettuale, diminuendo il carico militante dal punto di vista lirico/musicale. 
Con Memorandum Occultus il quintetto aveva alleggerito il carico iconografico e idealistico di Power Through Unity, e questo trend lo porta avanti senza il minimo pudore su Utopian Deception. E qua si assiste all’unione di diversi fattori, tutti concomitanti alla creazione di un disco che cresce negli ascolti e che ti regala molte sfumature ad ogni play premuto. Utopian Deception, molto più del suo predecessore, diventa discorso unico e compatto, con le canzoni che fluiscono da una traccia all’altra formando un CD massiccio ma tuttavia agile.
I testi sono lontani anni luce dal parco bestemmie tipico del black metal e viaggiano piuttosto su derive filosofiche; per me un notevole passo avanti, almeno per i momenti in cui non ho voglia di sentire di porchi, madonne e ruggiti stupracristi. 
I The Committee ti prendono bene, c’è poco da fare. Fosse ancora una cosa sensata e non una mummia azzoppata, e cercasse una soundtrack decente in grado di tirar dentro i giovani troppo presi dai video di Tik Tok, il partito comunista dovrebbe bussare alla porta di Igor Mortis e chiedere lumi su come fare a buttare giù un programma. Non che l’idea della band sia quella politica, almeno così sembrerebbe, ma di certo non sono scemi come le zappe.
Ho un grande rispetto per questa band, e se non implodono portandosi in tribunale e facendosi la guerra suonando in 2000 formazioni intitolate secondo i vari soviet dei The Committee, hanno la potenzialità di diventare quello che i Mgla sono ora e che gente come i Gaerea tenta strenuamente di avvicinarsi. 
Se dovessi fare una classifica dei migliori album del 2020, Utopian Deception ci finirebbe dentro senza alcun problema. 
[Zeus]

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