Archgoat – Black Mass XXX (2020)

La scuola finnica del perculamento di Dio e di tutti i Santi del Paradiso ha origini lontane e autorevoli. Trentanni fa uscivano i primi vagiti con gruppi come Beherit, Impaled Nazarene e Archgoat, giusto per citarne alcuni. La seconda ondata, quella che riporta la terra dei mille laghi sulle cronache, è quella che vede, fra gli altri, Horna, Behexen e Azaghal far uscire i primi dischi della loro carriera musicale. 
Mentre la second wave del black metal finnico procedeva a passo spedito, fra titoli interessanti e cadute d’ispirazione, gli Archgoat ritornavano ad emettere i primi vagiti dopo un lungo silenzio. Se tenete conto che fra il primo demo e il primo LP passano 15 anni, capite che qualche scazzo deve essere successo.  Da quel momento, non accelerano di certo il ritmo, pubblicando una sfilza di Split/EP, ma lasciandosi dietro le spalle solo 4 LP in 12 anni. Non proprio roba da stacanovisti. 
Quando li ho visti dal vivo al Black Winter Fest XI a Parma, oltre a promuovere il loro ultimo parto The Luciferian Crown, l’altra cosa da ricordare era l’incapacità comprovata di riuscire ad azzeccare un finale a tempo. Ma che volete farci, il war metal vuole anche un po’ di attitudine vaffanculo e più fuck you di una canzone che si chiude con stacchi a cazzo, non penso esista. 
Per festeggiare i XXX anni di bestemmie, porchi e madonne scagliate senza ritegno contro Gesù, Dio, la Madonna e tutta la congrega del Paradiso, i terzetto finnico fa uscire Black Mass XXX, registrato lo scorso anno allo showcase della Debeamur Morti Production. 
Se conoscete anche un minimo degli Archgoat, non credo vi servano grandi spiegazioni su quello che trovate dentro questo live grezzissimo e lercio come le mutande di un barbone. Per tutti gli altri, mi fa un po’ senso insultare la vostra intelligenza e vi invito a sfruttare quella cosa chiamata YouTube/Spotify e farvi un’idea del grezzume prodotto dalla band. 
Per essere un live, comunque, Black Mass XXX è prodotto bene, con gli strumenti che si sentono anche se nascosti sotto la palta (come dicono dalle mie parti) di sporcizia buona e giusta. Visto il live sopra citato, mi viene il sospetto che ci sia una buona dose di intervento in studio, ma forse quello era un caso a parte e aveva il cazzo girato perché non avevano trovato il prosciutto di Parma che volevano o loro stessi non erano riusciti a donare a Parma il loro salume. Che volete che ne sappia io. 
Black Mass XXX lo descrivi velocemente: batteria in evidenza, riff che li distingui unicamente quando variano il tempo (cioè circa una canzone sì e una no, ma poi ti sorprendono e fanno due canzoni veloci e una lenta o viceversa) e il growl di Lord Angelslayer davanti nel mix ma comunque gentilmente offerto dalla ditta Fogne&Spurghi. 
Se poi volete discutere, potete sempre lamentarvi dell’incapacità di strutturare canzoni meno che rozze e con una batteria che tira dritto come uno yuppie anni ottanta sulla tavoletta del cesso di un locale alla moda, ma per me non ci sono altri modi di suonare per gli Archgoat: pochi svolazzi, tupa-tupa e doppia alla grande, tutto il resto son cazzate che potete mettere in un disco dei Tool, non nel war metal. 
Nessun track-by-track, perché tanto: a) chi cazzo se le ricorda le canzoni; b) chi cazzo le distingue le canzoni una dall’altra. 
Detto questo, prendete Black Mass XXX e ascoltatelo con l’attenzione che si merita. Perché i prodotti raffinati e bellini, anche nel black metal, non hanno un’oncia della miseria, del bruttume e della volgarità che esce fuori dai solchi di questi bestemmiatori di professione. 
Per me i live devono essere così: poche cazzate e circo equestre ad accompagnare la band, tutta musica e quell’attitudine da bestemmia nel cuore. 
[Zeus]

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