Sospesi, Gaerea – Limbo (2020)

Sono arrivato tardi a recensire Unsettling Whispers dei Gaerea, ma avendo una vita che sta procedendo alternativamente o troppo veloce o troppo lenta, quel disco mi è scappato di mano. Che ci volete fare? 
Sotto la categoria “o tutto o niente”, mi prendo per tempo con questo Limbo e mi metto d’impegno. Al che, dopo diversi ascolti, qualche domanda sorge spontanea: possibile che le tracce più brevi siano meno interessanti di quelle estremamente lunghe (To Ain, Mare)?
E poi, perché Limbo è un disco che puzza di Gaerea, ma non riesco a definire ancora bene cosa significa suonare come i Gaerea?
Limbo ha certamente i tratti distintivi di un LP dei portoghesi, visto che è il successore di Unsettling Whispers, ma è difficile indovinare che è un loro disco senza guardare i titoli. 
Non credo che la band stia cercando un proprio sound, visto che sono due dischi che procede in una determinata direzione – dicasi scena polacca -, ma è anche difficile carpirne l’unicità in termini generali. 
Provo a spiegarmi questo particolare con la particolare costruzione di Limbo, un disco che è massiccio e composto in maniera da risultare quasi un blocco unico, difficilmente scindibile nelle sue parti singole. 
Diciamo che vale lo stesso pensiero che avevo fatto per i The Committee

Le sfumature escono sulla lunga distanza e si insinuano nei passaggi rilassati di To Ain, i cori liturgici di Conspiranoia o la capacità di coinvolgerti di Mare, canzone che non soffre del classico caso di pesantezza di coglioni e che nella lunghezza improbabile riesce a svilupparsi al meglio. 
Contrariamente ai miei normali appelli alla concretezza, il secondo disco dei portoghesi incappucciati sfrutta meglio il minutaggio lungo piuttosto che quello breve, dove sotto la colata di riff e una batteria estremamente presente e in primo piano nascondono cose come il riffing alla Behemoth di Null o gli ormai normali rimandi agli Mgla o semplicemente del black metal moderno. 
Come per l’esordio, anche Limbo non reinventa nulla, anzi si presta bene ad una lettura comparata della storia moderna del black metal. Riletture attente di un sound che sta ritrovando la forza, sicuramente dal punto di vista commerciale e anche della qualità compositiva, proprio nella sua via melodica. 
Come posso rispondere alla mia seconda domanda: come suonano i Gaerea? Probabilmente lasciando una traccia da sentire e far capire che i questa band, nel 2020, suona come tutti e nessuno in particolare. Forse è il segno di un’identità, ma potrebbe essere un fuoco di paglia e al terzo disco, quando le idee sono messe a dura prova, ne uscirà l’ennesimo prodotto standard di black metal contemporaneo. 
Chi lo sa. 
[Zeus]

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