En Minor – When the Cold Truth Has Worn Its Miserable Welcome Out (2020)

Del progetto En Minor ho già avuto modo di parlare un paio di volte, e anche se ormai i progetti paralleli di Phil Anselmo sono come le teste dell’Idra, non mi stufo di andare a buttarci un’orecchio. Che si tratti di black metal, death metal o qualsiasi altra cosa su cui Phil metta le manacce, io ci tento a giudicarlo senza farmi prendere né dall’hype né dalla tristezza esistenziale. Questo perché le primavere passano anche per il fu frontman dei Pantera e la sua voce ormai ha passato il livello della decenza assestandosi su un mi accontento di vederlo dal vivo. Con gli Illegals ha ripreso a suonare canzoni dei Pantera dimostrandosi sì in forma, ma è stato come vedere un mezzo canto del cigno, dato che i video trapelati dalla performance dei Down per il 25° anniversario di Nola hanno fatto vedere che la voce, quando il gioco si fa duro, si nasconde e ne esce fuori un rantolo rauco. 
Quindi perché buttarsi a sentire questi En Minor se le premesse si potrebbero rivelare un boomerang? Perché quello che ho sentito nell’EP era interessante, ma il primo singolo (Blue) era convincente tanto da farmi spendere paragoni importanti. E sì che il singolo, storicamente, è spesso il pezzo peggiore del disco in termini di appeal. 
When the Cold Truth Has Worn Its Miserable Welcome Out è, sfrondato da un titolo che faticherò a ricordare per intero, un qualcosa di assolutamente nuovo, e nello stesso momento, non rivoluzionario per Phil Anselmo. Certo, per chi si fosse fermato ai Pantera, o ai Superjoint Ritual/Superjoint, quello che ha fra le mani è una mezza bestemmia; li capisco, anche se il mondo va avanti e già in tempi non sospetti il nostro nerboruto alcolista sudista aveva dimostrato una certa affinità con le sonorità acustiche. Sto parlando delle canzoni dei Down, nel progetto con la fu Sig.ra Anselmo nei Southern Isolation e poi non dimentichiamoci il fantomatico gruppo Body & Blood, che non è altro che la prima incarnazione degli En Minor. 
Certo, nei Pantera questo aspetto bluesy-sudista era veicolato dalla chitarra di Dimebag, lasciando ad Anselmo solo l’interpretazione della canzone e quindi l’attitudine cazzoduro e avanti tutta; ma è con i Down, dove è compositore principale, che l’influenza della sound di New Orleans entra prepotente nel songwriting di Anselmo. Che poi sono proprio i primi due dischi dei Down ad essere una bomba proprio per quella vena sudista smaccata e mai più ritrovata al 100%. 
Ma sto divagando, ma è difficile rinchiudere il sound degli En Minor senza pescare dentro la tradizione musicale americana, cosa che in When the Cold Truth Has Worn Its Miserable Welcome Out è ben rappresentata nei suoi vari aspetti. Certamente il tutto viene interpretato dalla sensibilità dei musicisti coinvolti negli En Minor, ma nell’LP in questione si respira il country (Love Needs Love), il folk e il blues, generi che fagocitano almeno il 90% della scaletta. A scartare dalla “normalità ci pensa Dead Can’t Dance – che ha un mezzo ritmo tex-mex nella melodia di chitarra, che ascoltata distrattamente richiama la colonna sonora di Narcos – o This Is Not Your Day, ma in generale è l’aria country-blues ad essere il riferimento principale, con tanto di violoncello (Mausoleums o On The Floor) ad inserirsi nelle trame delle tre chitarre. 
Rispetto all’anteprima che avevo sentito (EP e il singolo Blue), mi sento di spostare l’ago della bilancia più verso Nick Cave, forse l’artista che più ha messo “l’imprimatur” sulle composizioni di Anselmo, ma continuo a ritenere che Mark Lanegan può essere visto come un validissimo motivo di paragone (Melancholia o Hats Off).
Vista la qualità media delle canzoni presenti su questo When the Cold Truth Has Worn Its Miserable Welcome Out, mi viene la voglia di sentire di più, di approfondire questo lato più da crooner di Anselmo, ma poi mi viene la classica paura dell’abbondanza, cosa che spesso piglia il singer di New Orleans e lo fa produrre LP ed EP in quantità industriale, diminuendo progressivamente l’ispirazione iniziale. 
Pur essendoci potenzialmente un secondo ottimo LP nelle corde di questo progetto, spero quasi che Phil Anselmo continui a girare ramingo fra un genere e l’altro, seguendo l’istinto e un generale menefreghismo verso quello che la gente si aspetta da lui. E, probabilmente, anche quello che mi aspetto io da lui e che potrebbe portare alla luce un nuovo episodio con brani altrettanto convincenti. O una carriera post-metal. 
Lo amiamo buzzurro, irato e irrequieto, ma negli EN MINOR Phil Anselmo può finalmente tirare il fiato per un momento e smettere di correre dietro a generi che ama alla follia, il black metal, ma che spesso maneggia con risultati indegni
[Zeus]

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