Eyehategod – Confederacy of Ruined Lives (2000)

Gli Eyehategod non avrebbero dovuto risentire del Millennium Bug, ma probabilmente erano troppo fatti per accorgersi del bolla mediatica e quindi si son presi male. Lo dico perché il Confederacy of Ruined Lives esce quasi a fine dell’anno 2000, Ottobre per la precisione, e ormai era cosa risaputa che tutto il Millennium Bug era una mezza barzelletta e una mezza opportunità per Hollywood di creare film fra il pacchiano e il ridicolo (vedasi Entrapment). Napster aveva messo in evidenza il fatto che la questione musica, una volta aperto il vaso di Pandora di internet, non poteva più essere concepita come un qualcosa di esclusivo e ridotto all’utilizzo del CD/vinile/cassetta. Dal 2000, e probabilmente qualcosa prima con alcuni programmi peer-to-peer rudimentali, il tavolo da gioco cambia e le band incominciano a farsi prendere da dubbi e considerazioni varie. 
Non tutto è negativo, ovvio, visto che la maggiore disponibilità di musica ha anche permesso una maggiore esposizione dei gruppi, cosa che ha permesso a diverse realtà garage di aumentare lo status e incominciare a buttar fuori dischi con una cadenza maggiore e/o guadagnarsi il primo contratto discografico serio. 
Oltre a questo c’è anche l’aspetto musicale. Vuoi per diversi fattori, vuoi che la spinta dei grandi vecchi aveva incominciato a vacillare in maniera poderosa, vuoi che l’aumento di visibilità e il denaro contante aveva trasformato dei generi off-limits in qualcosa di rivendibile, ma il panorama musicale mondiale subisce uno scossone non da poco. Se è vero che lo swedish death melodico è traumatizzato, il death metal incomincia il suo percorso di avvicinamento alle derive più brutal e il black diventa bicefalo con band ormai sotto contratto e gruppi da scantinato puzzolente, lo sludge è ancora in un momento di ricerca di sé stesso. 
Non è un fenomeno sconosciuto, ci sono ormai molte band che tirano dritto in questa categoria e già negli anni passati avevano piazzato colpi da 90 sotto la cintura, ma è anche un momento in cui i gruppi storici passano dall’essere misconosciuti drogati di periferia a conosciuti e riveriti progenitori del genere. Gli Eyehategod erano in questa seconda categoria, visto che nel 2000 firmavano il loro quarto disco e non sapevano ancora che sarebbero andati in cantina per 14 anni – ma questa è storia futura. 
Confederacy of Ruined Lives era, e rimane, un buon disco. Dopo vent’anni si fa ascoltare senza problemi e non mi ci è voluto molto per ritornare nello spirito, ma è anche un LP che non produce quella malattia profonda che avevano i suoi predecessori. Ci sono tutti gli elementi chiave del sound EHG: i feedback, i rallentamenti, i riffoni blues-y e le vocals di Mike IX, ma non traspare in maniera esasperata la sporcizia. Forse perché manca un po’ di basso? Forse perché dopo 10 anni, 3 LP al top della forma e una vita quotidiana all’insegna della distruzione delle cellule grige, quello che gli EHG sono riusciti a produrre non è altro che un disco buono ma…? 
E questo è sempre un peccato, perché nel 2000 ci sono band che tirano a lucido il proprio sound e arrivano dritte al punto, ma è chiaramente un momento difficile visto che la scena di New Orleans è in debito d’ossigeno e gli EHG vanno a fare compagnia ai Crowbar e Corrosion of Conformity nelle band che risentono del cambio d’annata. Che poi questa generalizzata debolezza compositiva spinga Bower, Windstein e Keenan a ritornare all’ovile dei Down per un secondo, fortunato, LP nel 2001 è un discorso che affronterò il prossimo anno. 
Quel che resta di Confederacy of Ruined Lives è l’idea che pur procedendo spediti sui binari da loro stessi tracciati, e cercando di inserire addirittura più parti groove e un sound meno asfissiante, il risultato finale è meno esaltante delle premesse di partenza. Come detto, non è un brutto album, ma è quell’album quasi normale che dagli EHG non ti aspetti e che non vuoi. Mike IX, Jimmi Bower & Co. devono essere gli psicopatici allucinati e devono trasmettere questa condizione all’ennesima potenza; mi serve questa cosa per riportare in bolla quest’esistenza misera e bastarda. 
[Zeus]

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