Ecleticco. Jinjer – Macro (2019)

Al terzo LP i Jinjer tentano di affermare che questo Macro è il momento della maturità definitiva. Cosa che, rispetto alla prova precedente, è sicuramente vero, ma Macro è comunque distante dall’essere la certificazione di un capolavoro. 
Il sound rimane quello di che spazia fra djent, metalcore, groove e momenti più propriamente metal, ma sembra che l’anno di distanza fra Micro e questo LP abbia portato un po’ di focus nel songwriting della band ucraina.
Dove il gruppo fronteggiato dalla singer Tatiana Shmayluk percorre la strada conosciuta (The Prophecy – forse una delle tracce più banali del disco), il risultato è credibile e non deluderà i fan; quando incomincia a sperimentare ulteriormente, allora capisci che il lavoro da fare per trovare un suono Jinjer funzionante in ogni occasione è ancora da raggiungere. Certo, ma dove Retrospection funziona perché inserisce il cantato ucraino in un buon contesto, Judgment (& Punishment) o IainnereP sono mezzi passi falsi; il primo ha intermezzi raggae che potevano anche non esserci, mentre la traccia di chiusura è unicamente qualcosa per arrivare ai 40 minuti. 
Sarebbe però fare della discriminazione far pesare tutto il risultato di Macro sulle spalle della talentuosa singer, cosa molto semplice visto il range vocale e la semplicità con cui passa dal clean al growl; ma è nella sezione ritmica che i Jinjer mettono le fondamenta del sound (banalità, ma non sempre le band capiscono questa cosa). Il duo AbdukhanovUlasevich macina note e ritmiche, tirando dentro badilate di groove, ritmiche spezzate, rallentamenti melodici (Back Home) e passaggi più diretti senza perdersi in inutili barocchismi. 
Questi sono i fattori che mi fanno capire che, nel 2019, i Jinjer hanno incominciato a capire chi sono. Perché fare dell’imprevidibilità un proprio vanto non è affatto un fattore negativo (chiedasi a Mike Patton o i Faith No More per delucidazioni), ma lo diventa se questa incomincia a diventare unicamente fine a sé stessa o, peggio ancora, ad essere la band stessa a non capire bene chi è e cosa vuole dal proprio sound. 
Macro setta una via abbastanza decisa, creando i presupposti per assistere ad una vera crescita dei Jinjer come band, a prescindere dall’unica capacità di bucare lo schermo della singer Tatiana. L’importante è che questo passo in avanti non sia funestato da ulteriori scarti e dubbi, riportando gli ucraini a dubitare di sé stessi e tirar fuori un nuovo disco confusionario e indeciso. 
[Zeus]

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