La disperazione e malinconia danese degli Afsky – Ofte jeg drømmer mig død (2020)

La Danimarca non è proprio una delle terre più IN quando si parla di musica estrema. Ci sono realtà, anche importantissime, che hanno i natali in terra danese, ma dietro questa avanguardia cosa rimane? Spesso una scia di gruppi affamatissimi e anche di buona qualità, di botto mi vengono in mente l’eccezionale disco delle Konvent o gli Angantyr, il resto devo pensarci benissimo per non scadere nello scontato delle band conosciute. Pur non essendo estremo in senso stretto, potrei citare anche Myrkur e lo faccio perché, avendo raggiunto un certo status notorio, la singer danese è anche presente nell’esordio degli Afsky
Questi ultimi sono un prodotto della mente di Ole Pedersen Luk, mastermind e tuttofare della band, nonché espressione compiuta di un certo modo di intendere il black metal, radicandolo profondamente nella realtà territoriale in cui nasce e non provando a fare salti carpiati verso regioni, anche limitrofe, ma che poco hanno da spartire con la propria terra natia. 
Ofte jeg drømmer mig død segue, a due anni di distanza, il convincente esordio Sorg del 2018. Quest’ultimo, per essere un debutto era già maturo, tanto da farmi ascoltare il successore con interesse e curiosità, cosa notevole visto che stiamo parlando di un progetto appena nato. Il fatto è che Sorg si prendeva il tempo, nei quasi 50 minuti di durata, di sviluppare un concetto proprio di black metal, mischiandolo sia con degli struggenti stacchi acustici, voci femminili (fornite dalla sopracitata Myrkur) e dei forti rimandi al folklore danese, ma non disdegnando anche momenti più disperati o viaggiando verso territori che non è utopia definire quasi atmospheric black metal. Il mix fra tutte queste componenti regge, e bene. 
Ma veniamo a Ofte jeg drømmer mig død. Nell’arco di due anni il suono degli Afsky è progredito verso un modello di black metal moderno, ma che mantiene intatta una propria personalità. Perché black metal moderno? Perché Ofte jeg drømmer mig død è ricco, pieno e compresso. Ci sono i “vuoti”, ma in misura minore rispetto al precedente LP, avvicinando così il sound dei danesi a quanto, attualmente, sta andando forte in Europa e America con band come Gaerea, Uada e via dicendo.
Ma se la pulizia e pienezza del suono sono moderni, così non sono le ispirazioni e, seppur sia innegabile che in qualche misura gli Mgla sembrano aver gettato una longa manus sul black metal moderno, gli Afsky si affrancano da paragoni “invalidanti” per mantenere quel miscuglio di attitudine black metal, melodia ed elementi folk danesi che già nell’esordio mi erano piaciuti e che mi hanno fatto ascoltare questo LP con curiosità. 
Inutile fare un track-by-track, basti sapere che la qualità media è molto elevata e, nei 45 minuti di durata, non ci sono segni di cedimento, tanto nelle parti più black metal, quanto negli intro o nei passaggi acustici che, in diverse occasioni, stemperano il plumbeo cielo di disperazione che pervade la musica di Ole Pedersen Luk
Ofte jeg drømmer mig død non può rientrare in una eventuale classifica di fine anno 2021, ma è un grande disco che ho ingiustamente dimenticato nell’anno appena passato. Lo riprendo adesso e ve lo consiglio caldamente, poi fate un po’ come cazzo vi pare. 
[Zeus]

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