Mortiis – The Smell Of Rain (2001)

Quando ero più piccolo, diciamo intorno all’inizio delle medie, mi ero preso benissimo per il gioco Atmosfear. Per chi non lo conoscesse, era uno dei primi giochi ad affiancare il classico boardgame all’utilizzo di una VHS con tanto di personaggio preso direttamente da Zio Tibia che, nella loro mente malata, doveva fare paura ai grandi e piccini. Non mi ricordo più niente del gioco, tanto che sono appena andato a rinfrescarmi la memoria su Wikipedia e continuo a brancolare nel buio, ma mi ricordo benissimo la stanza in penombra, la gente intorno al tavolo, il televisore che andava e il tizio-ziotibia che saltava fuori dicendo cose.
Quella era l’atmosfera di “paura” che tutti volevano, quella gestibile da bambini di forse 11/12 anni. Età che poi avrebbe portato alla fatidica adolescenza e la consapevolezza che incontrare oggi il proprio sé 14enne sarebbe trampolino di lancio per tirargli una scarica di sberle.
Che rottura di coglioni che sono gli adolescenti. Tutti. Io ero compreso nel mazzo, sia chiaro.
Aggiungete a questa idea di “paura” una bella spruzzata di D&D e allora avete il mix ideale per poter creare un buon disco di Mortiis. Ed è su queste coordinate che il musicista norvegese si è mosso almeno fino al 1999 quando, con intenzioni deleterie, ha messo in scena The Stargate che proprio non è nelle mie corde. Per me, e lo dico conscio delle mie ristrettezze mentali, Mortiis è il primo, quello che tirava fuori pezzi dungeon-synth. Il resto non è che mi sia mai piaciuto poi più di tanto, pur apprezzandone qua e là diverse cose che ha prodotto. Una di queste è proprio The Smell of Rain del 2001.
Non avevo mai ascoltato con il dovuto rispetto questo LP, il motivo lo trovate citato poche righe sopra e, visto che leggete una riga sì e una no per arrivare prima in fondo, siete anche veloci a ritornare sui vostri passi. Però You Put A Hex On Me l’avevo sentita. Non me la ricordavo benissimo finché non l’ho ripresa per questo articolo. E dopo questa son partite le altre, una dietro l’altra e senza la voglia, o il motivo, di dover per forza fare skip e arrivare alla fine del disco. La verità è che The Smell of Rain è un disco riscoperto, che mi è piaciuto pur avendo quell’attitudine darkwave-synthpop che, al il marchio Mortiis, non avrei mai pensato di associare. Mortiis non inventa nulla e, sinceramente, non è neanche un precursore di niente visto che ad inizio 2000 ci sono moltissime band che mandano a cagare il proprio status metal/underground per tentare di assicurarsi soldi, donne e cocaina in quantità. Alcuni ci riescono con maggiore dignità, altri raschiano il barile e poi si accorgono che, in realtà, suonare metal non è proprio male. The Smell of Rain invece funziona perché è composto bene, ha canzoni che non ti farebbe schifo sentire alla radio e, in generale, non ha nessuno momento che fa schifo, anzi si produce in qualche insperato highlights.
A guardarlo adesso, e tenendo per me la mia preferenza per il periodo ’93-’97, the Smell of Rain è uno dei migliori dischi degli anni ’10 di Mortiis.
[Zeus]