Nervosa – Perpetual Chaos (2021)

Arrivo con tempi biblici a recensire il nuovo disco delle Nervosa. La cosa fa quasi sorridere, visto che ormai tutti hanno letto qualcosa su Perpetual Chaos, ma mi sembrava giusto metterci anche io i miei 2 cent. La formazione, rivoluzionata per i 3/4, vede la sola Prika Amaral come elemento costante nelle brasiliane, mentre il resto è stato raccattato un po’ qua e un po’ là, anche in Italia visto che al basso ci suona Mia Wallace (più conosciuta per i suoi trascorsi con Tom G. Warrior e Abbath che non per altro, certo certo anche i The True Endless… anche se molti non saprebbero dirmi una canzone di questi ultimi).
Il problema è che Perpetual Chaos non ti piglia neanche un po’, ringhia, graffia, ruggisce e continua ad andare avanti come un piccolo bulldozer, ma al disco manca qualcosa. Qualcosa che faceva dei vecchi dischi thrash qualcosa di unico, qualcosa che volevi tenerti nel cuore e dire: cristo, io ci sono nato e cresciuto con questi dischi! Anche a costo di essere uno di quei vecchi tromboni che sembrano avere la risposta giusta solo andando a citare una band “del proprio passato“.
Però è così, non c’è niente di realmente pericoloso in Perpetual Chaos, niente che ti stritola o che ti mette in disequilibrio la giornata. Le vocals sono scartavetrate, tutto gola e sputare sangue alla maniera di Angela Gossow, ma non è un plus così significativo da farmi tirar fuori i mortaretti e buttarli dalla finestra gridando che ho visto la luce. Idem direi per i riff, classico thrash metal di serie B ma senza quella cazzimma da renderlo meno che anonimo, e tutto il comparto ritmico, che non si risparmia dal procedere di doppia e con ritmi decisamente sostenuti ma non è niente più che funzionale. Probabilmente questo disco sarà anche piaciuto e ci sarà gente che citerà le Nervosa nei suoi discorsi, che sia per effettiva bravura/piacere d’ascolto o solo perché è una band composta da quattro ragazze, ma per me non vale la pena perdere tempo dietro questi dischi. Li trovo vagamente insipidi e mi lasciano la voglia di ritornare a quello che già conosco piuttosto che andare alla scoperta di qualcosa di nuovo.
Per me è un difetto notevole, visto che tutti i dischi che amo o che ho imparato ad amare prima o poi mi hanno spinto a fare un passo oltre, a cercare da dove provenivano, ad approfondire la discografia o procurarmi un biglietto per un concerto. Dovessi vedere le Nervosa nel bill di un concerto/festival non scapperei urlando, ma non sono certo una di quelle band che metteranno in difficoltà il mio budget mensile o di cui aspetterò il prossimo LP con impazienza.
Passiamo al prossimo disco, che tanto su questo avete già un’opinione… se ne avete già una.
[Zeus]

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