Katre – Behind the Resilience (2021)

Sebbene il solo leggere la parola “resilienza” ormai mia faccia venire i brividi di repulsione, dato l’utilizzo a cazzo di cane che se ne fa un po’ ovunque, mi sono avvicinato con un certo interesse a questo Behind the Resilience, secondo album dei tedeschi Katre, dato che la produzione è passata per le mani di chi si occupa di band come i The Ocean e i Leprous
Altra premessa che occorre fare è che ci troviamo di fronte ad un album strumentale, elemento che rappresenta un certo ostacolo per una buona fetta di pubblico, spesso a ragione. L’opener So Was The Life ci introduce nel mood dell’album, con melodie dilatate, tempi rallentati e tanta introspezione. Già dalla seconda traccia, The Decision,entra in gioco il lato più metal della band, con ritmiche di chitarre distorte che, per quando il termine “post” possa essere il più indicato per descrivere questo sound, a me hanno portato alla mente anche il gothic doom decadente tipico del nord Europa. 
I Katre riescono a costruire strutture interessanti, capaci di mantenere alta l’attenzione nonostante la mancanza della voce, con solo qualche piccolo cedimento qua e là e, probabilmente consapevoli dell’arma a doppio taglio in cui si può trasformare un album strumentale, non allungano inutilmente il lavoro, compattandolo in otto tracce che creano un perfetto equilibrio tra il genere e la durata.
A differenza di altri album strumentali che mi sono stati proposti di recente e che mi hanno fatto rotolare le palle sotto al tavolo già alla fine della prima traccia, Behind The Resilience mi ha colpito positivamente. Non è un disco per tutti, ma so che c’è chi sarà in grado di apprezzarlo.
[Lenny Verga]