L’unico LP dei Bolt Thrower con Dave Ingram: Honour – Valour – Pride (2001)

I Bolt Thrower sono una di quelle band che fanno della continuità e consistenza un tratto invidiabile. Me ne son reso ancora più conto nel corso delle recensioni con cui ho recuperato gli album per celebrarne i vari “compleanni” o la raggiunta maturità. Non sto dicendo che non hanno mai fatto uscire un disco meno che eccezionale, Mercenary era alquanto discontinuo, ma non hanno mai fatto uscire la puttanata oscena che ti fa rimpiangere di esserti preso il tempo di ascoltare il disco. Honour – Valour – Pride prosegue in maniera paradossalmente molto coerente il discorso già iniziato con Mercenary, soprattutto in termini di discontinuità. Questo tratto viene accentuato, o forse è sintomo di un cambio radicale, visto che post-Mercenary Karl Willets molla baracca e burattini e lascia i compagni d’avventura senza il proprio leader.
La scelta del sostituto cade su Dave Ingram dei Benediction, band che in un futuro prossimo fornirà anche chitarrista e bassista dei Memoriam, progetto dove militano gli ex Bolt Thrower Karl Willets e Andrew Whale (quest’ultimo ormai è un ex). Le band inglesi sono così deliziosamente incestuose, che riescono a creare quello che in molte altre nazioni è una sorta di miraggio: una scena metal di tutto rispetto.
Sono giorni che mi riascolto Honour – Valour – Pride e provo a trovare qualche nuovo aggettivo o definizione geniale, ma non ne esco; il motivo principale è che i Bolt Thrower, nel 2001, giocano le loro carte in maniera abbastanza monocromatica e puntano tutto su un mid-tempo costante, quadrato come le architetture razionaliste e con quello che tutti possono chiamare senza problemi groove. Il che non è un fattore negativo, sia chiaro, un disco fatto bene e con il tiro tipico degli inglesi è un piacere da ascoltare, ma all’alba del nuovo millennio la band rovista nel sacco delle idee e dentro lampi di genio non ce ne sono. Quindi cosa decidono? Fanno di necessità virtù, firmano un LP compatto, ma privo di veri guizzi. Buone canzoni, ma nessun highlight, semmai alcune che si possono skippare senza perderci il sonno la notte. Non credo ci sia un qualsiasi fan dei Bolt Thrower che possa affermare che questo disco sia il suo preferito, anche a non pensarci più di tanto trovi qualsiasi altro LP degli inglesi che lo supera senza neanche metterci impegno. Però non è così brutto o controverso come molti cercano, o cercavano, di presentarlo.
Non lo è perché i Bolt Thrower giocano su un terreno conosciuto, ma abusano della stessa idea troppe volte e senza troppa convinzione, però in quei rari momenti in cui tutto funziona, Honour – Valour – Pride gira bene. Il problema più grosso, ma qua è molto soggettivo il giudizio, è dato da Dave Ingram. Personalmente, per quanto sia un buon cantante, su Honour – Valour – Pride proprio non mi piace. Sembra non esser dentro al 100% o forse si sforza di cantare in un certo modo per essere Bolt Thrower, in ogni caso Ingram non è proprio il punto forte di questo disco e azzoppa diverse canzoni.
Per forza di cose, nel 2001 i combattenti inglesi si trovano a produrre un album di passaggio ma con tutti i classici cliché/elementi per essere un LP dei Bolt Thrower, peccato fossero un po’ a corto di idee e senza la spinta necessaria (il riff di Pride è talmente un classico e abusato che non sai se compiacertene o se incasellarlo sotto “tipico B.T.), se no troverei ben altri aggettivi per descrivere Honour – Valour – Pride.
[Zeus]