Il periodo brillantone di Bruce Springteen: Human Touch – Lucky Town (1992)

Il periodo di inizio anni ’90, per il Boss, è estremamente complesso. Lasciata da parte la E-Street Band, si imbarca in un progetto solista con turnisti di lusso e fa il tonfo brutto, quello in cui produce canzoni che, prima o poi, avrete sentito anche in radio, ma la vera qualità? Ecco, almeno per Human Touch, quella lasciamola per un’altra volta.
Human Touch e il seguente Lucky Town, entrambi usciti nel 1992 e quindi in procinto di compiere la bellezza di 30 anni, ci mostrano un Bruce Springsteen in pieno “stato confusionale”, almeno per quanto riguarda il lato artistico, e si candidano ad essere i due LP meno interessanti della sterminata produzione musicale del Boss. A memoria non penso di aver sentito mai per intero Human Touch, discorso diverso per Lucky Town, pur essendo abbastanza incostante nella seconda metà. Il motivo? Ogni volta che li avevo a disposizione mi accorgevo che mancava una caratteristica fondamentale che associavo alla musica di Springsteen: la grinta, la voglia di scappare, di mettersi in gioco e partire con quello spirito da frontiera non nuovo nell’immaginario di Bruce Springsteen, o la dedica ai perdenti, all’amore, alla volontà di rivincita.
Se lo ascolto togliendo dalla musica la profonda riverenza nei confronti del Boss, in Human Touch trovo solo una deludente sequela di canzoni di certo raffinatissime, suonate in punta di plettro, dalle tematiche molto pop e dedicate all’amore… e non c’è niente di male, se non fosse che il risultato finale è così così. A differenza di Human Touch, su Lucky Town anche il Boss si deve essere rotto il cazzo e pur non riuscendo a centrare il punto al 100%, ha tirato fuori almeno un po’ di cose personali: il problema è l’impatto emotivo che scema leggermente col passare dei minuti (la sola Book of Dreams riesce ad essere uno spiraglio nella seconda metà della tracklist) e una generale qualità distante dalle eccellenze del recente passato e, diciamocelo, del futuro: vedasi il più che ottimo Letter to You uscito un paio d’anni fa.
Però Human Touch, la canzone, la conoscono anche i morti, visto che è orecchiabile al massimo e la voce di Springsteen riesce comunque a dare un plus che mi è difficile quantificare. Immagino che altri artisti avrebbero affondato il brano senza remore, esagerando sotto uno o l’altro aspetto dell’interpretazione, mentre Bruce riesce a tenere a freno sia l’eccessiva “gigioneria”, sia quella porzione di denti stretti e distacco emotivo che potevano ammazzare tutto.
Togliendo dall’equazione il mainman, il problema di entrambi i dischi è la formazione che lo accompagna. Non mi metto di certo a criticare la capacità musicale dei musicisti coinvolti nel progetto, e non lo fa nessuno sano di mente; tutti sono professionisti impeccabili, capaci di tirar fuori il massimo dal proprio strumento e ottenere un risultato di spessore. Non sono perfomance sciatte, non ci sono parti non necessarie ed è proprio in questa funzionalità, questa maestria senz’anima, che cade il Boss: su Human Touch, e in misura minore su Lucky Town, manca il cuore, quell’interazione speciale che passa fra lui e la E-Street Band. Sembrano frasi fatte, visto che Bruce Springsteen è comunque artefice di molto del materiale musicale presente sui dischi usciti dagli anni ’70 in poi e anche in termini solisti non ha mai fatto cilecca (Letter to You, The Ghost of Tom Joad e via discorrendo), ma quanto suona con la E-Street Band fiorisce.
I professionisti prezzolati di Human Touch e Lucky Town sono bravissimi, ma non scatta mai la scintilla: sentitevi la riedizione di If I Should Fall Behind sul live del 2000 e capite di cosa sto parlando.
Se dovessi scegliere in maniera spassionata fra i due dischi, punterei le mie fish su Lucky Town per quel feeling più scarno, più “folk-ish” che ne esce. Il quartetto iniziale (Better Days, Lucky Town, Local Hero e la sopra citata If I Should Fall Behind) è molto buono e supera, di gran lunga, l’intera tracklist dello scarso Human Touch, disco che finisce presto nel mio dimenticatoio… title-track a parte, intendiamoci.
Anche il Boss può fallire e il 1992 è il suo anno. I due LP non fanno schifo e non sono da gettare nel fuoco dell’Inquisizione, sto comunque parlando di dischi di Springsteen, ma se guardiamo Human Touch – Lucky Town a trent’anni di distanza, con molti ascolti alle spalle e con alcuni di questi molto recenti per cercare di capirne l’attuale portata, allora mi tocca dire che sono dischi “minori”, persi in una nebbia di inizio anni 90.
[Zeus]



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