Perchè ascoltare il nuovo EP dei The Halo Effect. E perchè no.

Nostalgia canaglia. Ci tenta in tutti i modi di farti salire il groppo alla gola, anche quando ti si presentano davanti cose assolutamente fuori tempo ma che, vuoi mettere?, un tempo ti avrebbero fatto lacrimare come un coccodrillo. I The Halo Effect sono un po’ il progetto nostalgia che tutti aspettavamo, il colpo di matto dei quarantenni che invece che buttarsi alla ricerca dell’ultima Mini o del jeans col risvoltino, si sono presi bene con la ristorazione/distilleria e la musica. E poi io, che sono una persona orribile e affermo senza diventare rosso che da Clayman (compreso) in poi gli In Flames hanno preso il viale del tramonto, non posso che parteggiare per una band composta per il 90% di transfughi dalla disciplina dittariale di natura USA di Anders Friden. Il 10% lo mette Mikael Stanne, che fa sempre simpatia. Shakera tutto e mi trovo davanti i The Halo Effect, fautori di un death melodico che sa, a fasi alterne, di Dark Tranquillity (Shadowsmind è inpressionante nel suo riff iniziale, sembra scritta dal gruppo di Stanne nel post 2010), degli In Flames (Days of the Lost è databile in parte fra il 1997 e il 2000, ma solo con un singer decente), una mistura fra le due band (Feel What You Believe, sembrano i Dark Tranquillity di Damage Done sotto steroide In Flames) e poi c’è The Needless End, che da il titolo all’EP. Quest’ultima, ad oggi, è l’unica canzone del Cd che non mi ricorda immediatamente uno o l’altro gruppo (correzione postuma: dopo 20 ascolti mi sembra di sentirci comunque molto Dark Tranquillity). Quello che mi piace di questo Ep è la sua capacità innata di avere una serie di melodie bubblegum, sia nelle vocals sia nelle parti strumentali, mai eccessivamente complesse o cervellotiche, e un paio di buoni riff armonizzati in piena tradizione In Flames. Il binomio funziona, aiutato anche dalla buona prestazione di Stanne, e i 15 minuti abbondanti scivolano via senza far storie. Altro discorso sta nella profondità dell’Ep The Needless End. Dopo quanti ascolti questi “In Tranquillity o Dark Flames” stuferanno? Perchè, a malincuore visto i personaggi coinvolti (fra cui uno Strömblad finalmente dentro un progetto decente dopo i deludenti Cyrha), i brani sono bellini e carucci ma cavalcano l’onda di un drago senza fiato qual’è il melodeath nel 2022. L’apice è già avvenuto, i dischi fondamentali sono già usciti e la storia già scritta quindi i The Halo Effect sono proprio nostalgia pura o divertimento senza pretese. Piacciono perchè le canzoni sono ben suonate, ti smuovono il cuore perchè i riff e le ritmiche sono quelle che mi continuano ad emozionare a oltre 20 anni di distanza ma tanto è. Godeteveli finchè durano, prendeteli come una reunion di classe ma non affezionatevi troppo. In realtà hanno la data di scadenza, non lo sanno loro e no lo so io qual’è, ma è là, che sbircia dietro l’ennesima armonizzazione e dietro quel feeling da Svezia che non c’è più [Zeus]

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