Pan-American Native Front – Little Turtle’s War (2021)

Dopo i Vital Spirit e i Wayfarer, arriva anche il turno dei Pan-American Native Front di essere recensiti su queste pagine. Ammetto che non li conoscevo prima di sentire gli ottimi canadesi Vital Spirit e, visto che il binomio retaggio indigeno/indiano – black metal mi sta prendendo bene in sto periodo, allora ho deciso di approfondire il discorso andando a pescare informazioni sul web e, precisamente, dentro Metal Archives. I P-ANF non sono il primo gruppo che salta fuori dalle ricerche, ma perchè non dare un’occasione anche a Kurator of War e la sua band? Rispetto ai Wayfarer o Vital Spirit, il black metal dei Pan-American Native Front è più veloce e rabbioso, dai tratti raw e attitudine war metal, anche se dentro ci sono melodie e parti “folk”, seppur meno evocative dei Vital Spirit e più tribali dei Wayfarer. Il Cd è immerso in un sound abbastanza confuso, fangoso, che dona a Little Turtle’s War una maggiore bellicosità, ma fa perdere un po’di dettagli sommersi nel riverbero e nella nebbia della registrazione. La batteria è padrone di tutto, con un suono che passa dalle bordate tribale dell’apertura Assembly of the Western Confederacy alle parti in cui viaggia sul classico palla lunga e tupa-tupa col blast beat. Lo screaming contribuisce all’atmosfera con il suo timbro demoniaco, ma personalmente non comprerei il Cd perchè sbrodolo sullo screaming di Kurator of War.
I rimandi musicali guardano con attenzione al duetto scuola finnica e scuola norvegese, il tutto trapiantato in un immaginario da Far West. Non riesco a capire se la parte folkloristica sia sincera, di facciata o veicoli altri messaggi, ma ha un che di avvincente e le tematiche, così poco sondate nel mondo black metal, non possono che affascinare. Quello che mi piace di Little Turtle’s War è il suo riuscire a incidere sia quando accenna a mettere più groove e accenni di black’n’roll (come Michikiniqua’s Triumph) o gli assalti war metal di Power of the Calumet Dance, che nel suo incedere grezzo e veloce sembra rimandare al senso d’ebbrezza proprio del calumet e dell’estasi da battaglia.
Non tutto in Little Turtle’s War funziona, però il disco ha dei pregi evidenti e una tracklist interessante. Le canzoni hanno, sotto la cacofonia, un minimo di respiro “epico”, che viene amplificato, o anestetizzato, dalla grossa dose di astio che il mainman dei Pan-American Native Front tocca (una The Great White Beaver Lurks è lenta rispetto al resto, ma si fonda su un fragile equilibrio fra epicità, atmosferica e grezzume black metal).
Il disco si chiude con la lunga e, per me, impronunciabile Nakaaniaki meehkweelimakinciki. Questa è un biniami di cosa propongono i Pan-American Native Front: il war metal alla Archgoat, i rallentamenti più cadenzati e le derive melodiche con le chitarre acustiche, molto atmosferiche e quasi cinematografiche.
[Zeus]

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