Rotting Christ Story (pt. 2)

Se siete interessati alla prima parte: ROTTING CHRIST STORY (pt 1)

1.8. Khronos

Il primo segno di cambiamento dal recente passato è il cambio di produzione, Xy passa il testimone allo stesso Sakis aiutato da Peter Tagtgren degli Hypocrisy/Pain e l’album viene registrato in Svezia presso gli Abyss Studios, con il working title di “Chronos 666”.
Il disco esce nell’agosto del 2000 ed il titolo definitivo è Khronos. L’artwork del disco è creato da Spyros dei SEPTICFLESH e fornisce una rappresentazione grafica del nome della band di Sakis (un cristo in avanzato stato di decomposizione, appunto). Se il progressivo indurimento dei suoni (notevole il ritorno alle chitarre distorte e leggermente “zanzarose”) ed un peso maggiore del black metal erano già stati preannunciati, una delle novità sta nella presenza di una cover all’interno della tracklist del disco. Lucifer Over London, originalmente eseguita dai Current ’93 (dark wave), emerge per il suo tocco oscuro ed il trattamento Rotting Christ al brano lo rende quasi una composizione propria, tanto che il leader dei Current ’93 chiama Sakis per fargli i complimenti per la riuscita.
A supporto di Khronos viene intrapreso un tour europeo da headliner (con a supporto Madder Mortem, Vintersorg e Tristania), con concerti anche in altre località ed un ritorno trionfale in Grecia (concerto sold-out al Rodon Club e tour del Paese).
Contrariamente all’usuale routine che aveva preceduto la realizzazione di Khronos, i Rotting Christ non si rigettano immediatamente in studio per dare alla luce il successivo sforzo discografico. In luglio la band partecipa per la seconda volta nella sua storia al Rockwave Festival ad Atene, con gruppi come Judas Priest, Megadeth, Savatage, Cradle of Filth e altri. Questa può essere vista come l’ultima apparizione pubblica di Sakis&Co., a parte un one-off gig a Londra con i My Dying Bride del 27 Aprile 2002.
La band approfitta dello stop dal touring e si concentra sulla prossima creazione, portando delle modifiche sia a livello d’immagine, sia come sonorità. Per la gioia dei fan della prima ora, il quintetto greco decide di tornare al logo originale, lasciandosi alle spalle quello in caratteri gotici che aveva contraddistinto il marcato cambio di sonorità.
In materia più strettamente musicale, filtrano notizie di un progressivo indurimento delle sonorità, più ancorate al black metal degli esordi che alla commistione gothic-black delle ultime uscite.


1.9. Genesis & In Domine Sathana

Registrato presso i Stage One Studios e con Sakis e Andy Classen come produttori, i Rotting Christ ritornano a “registrare in casa” (nello stesso studio avevano registrato anche l’ottimo Triarchy Of The Lost Lovers) e partoriscono un disco aggressivo dal nome di Genesis.
Le sonorità non deludono le anticipazioni e sono molto più dure e ruvide rispetto alle precedenti uscite in studio, ma non si può negare che gli anni passati ad introdurre nel loro sound componenti gothic e classic metal siano stati dimenticati. Le orchestrazioni e l’apporto atmosferico delle tastiere è fondamentale alla riuscita del disco, comportando notevole grandeur e teatralità in un ordito di per sè votato a tempi leggermente più veloci dei precedenti e con più passaggi black metal, ma tutto sommato melodicamente accessibili.
Genesis esce il 26 agosto 2002 ed è significativamente l’ultimo contributo su disco del chitarrista Kostas Vassilakopoulos (che apparirà ancora, però, nel successivo DVD live In Domine Sathana). La band fa uscire 10 tracce (più una, Astral Embodyment, inserita come bonus track nell’edizione brasiliana) di puro black targato Rotting Christ (perciò ampiamente contaminato e variegato quanto basta per distanziarlo completamente dalle scene come quella norvegese, svedese o, per restare in territori più vicini, quella francese). L’artwork viene curato da Set’h.
A Genesis segue il classico filone promozionale e, in quest’ottica, può rientrare il primo DVD ufficiale della band greca: il già citato In Domine Sathana (uscito sempre per Century Media nel 2003). Il DVD racchiude più concerti, invece che essere la classica “presa diretta” di un unico show e vede, infatti, la band in azione in diversi luoghi e in anni differenti.
Le prime sedici tracce ci presentano la band in formato attuale, con un concerto (ben 16 tracce comprensive di intro ed outro d’ordinanza) registrato proprio l’anno prima. Altri concerti rappresentati sono cinque tracce provenienti da uno show tenutosi nel 1996 a Cracovia (tour a supporto di Triarchy Of The Lost Lovers) e si chiude con un altro concerto recente tenutosi ad Atene nel 2003 che viene aperto con l’ossessiva In Domine Sathana, che poi da il titolo allo stesso DVD.

1.10. Sanctus Diavolos

L’anno 2004 parte con la notizia che i Rotting Christ sono rientrati in studio e vogliono dare seguito a Genesis. La prima novità, già anticipata poco sopra, è l’abbandono di Kostas come secondo chitarrista dopo otto anni di onorata militanza nelle fila del Cristo Marciscente.
La band, ridotta ad un terzetto con Sakis che si occupa nuovamente delle tastiere, entra nei SCA Studio in Grecia fra il maggio ed il giugno del 2004 e poi lascia il mixing al rinomato Fredrik Nordström nei suoi Fredman Studio di Stoccolma. Il risultato di questo sforzo compositivo è Sanctus Diavolos (data d’uscita il 20 settembre 2004) e si riconosce un filo rosso che collega questa uscita con il precedente Genesis.
A partire dallo stupendo artwork (sempre a cura di Seth Siro Anton), Sanctus Diavolos si presenta al pubblico con un’irruenza rimasta per parecchio tempo sopita sotto l’ottima produzione e le chitarre levigate. Sakis&Co. decidono di premere il pedale dell’acceleratore sia sotto il profilo dell’uso delle tastiere e chorus (molto presenti e lasciati agli arrangiamenti di Christos Antoniou – si senta, per esempio, un brano come Thy Wings Thy Horns Thy Sin) sia sotto quello strettamente musicale (con chitarre ruvide, spigolose e sonorità poco addomesticate anche rispetto ad un disco abbastanza duro come Genesis). Il riffing di Sakis si fa nervoso e fratturato, lasciando la morbida matrice melodica in secondo piano di competenza delle tastiere (si veda il lavoro combinato nella traccia Sanctinomius). Queste differenze sono sia il punto di rottura sia il punto di forza del disco, contribuendo a rinfrescare leggermente un suono ormai maneggiato in maniera perfetta dalla band e con tante possibilità di ripetersi (rischio sempre presente per band longeve). Sanctus Diavolos spezza in maniera più netta il legame con il precedente periodo gothic (senza rinnegarlo, questo va sottolineato) e permette alla band di presentarsi all’appuntamento con il prossimo disco (che seguirà a 3 anni di distanza) con un bagaglio fresco ed aggressivo.
Da annotare il fatto che Sanctus Diavolos è l’ultimo album uscito per la Century Media.
I successivi tour a supporto del disco vedono, soprattutto per il potenziale mediatico del personaggio coinvolto, la polemica suscitata da Dave Mustaine in occasione di un festival tenutosi in Grecia nel 2005. Il leader dei Megadeth, ormai born-again christian o cristiano rinato, si rifiuta di partecipare al festival se nel bill compaiono anche i Rotting Christ.
Sempre nel 2005 viene annunciata l’entrata nella band del secondo chitarrista George Bokos (ex Exhibition, Nightfall et altri).
Nel 2006 i Rotting Christ inaugurano la fresca collaborazione con la Season Of Mist (nuova label della band) con la compilation Passage To Arcturo + Non Serviam, comprensiva di diverse bonus track e inediti live. Passage To Arcturo vede aggiunte alla tracklist originale The Nereid of Esgalduin e Vicious Joy & Black Delight (provenienti dall’Ep del 1992 Dawn Of The Iconoclast – prima volta su CD) e Feast Of The Grand Whore (direttamente dal demo Satanas Te Deum del 1989). Oltre alla presenza di tre bonus track audio, la Season Of Mist inserisce anche tre brani live da poter vedere su Pc (Morality Of A Dark Age e Feast Of The Grand Whore registrati dal vivo in Messico nel 1994 e Non Serviam registrato dal vivo in Grecia nel 2002).
La bella cover art di Nikos Miritis rappresenta perfettamente questa compilation.
Il primo album di canzoni nuove arriva l’anno successivo, nel 2007. La label è sempre la Season of Mist, ma ci sono notevoli cambiamenti sia nel sound sia nelle modalità di registrazione.


1.11. Theogonia

La lineup è nuovamente quella a quattro (Sakis si occupa ancora delle tastiere), con George Bokos nel posto lasciato vacante da Kostas ormai 3 anni prima e la registrazione viene effettuata da Aris Christou (il quale mixa anche il disco) e dallo stesso Sakis, sempre più a capo della direzione creativa della band anche in studio (infatti è lui che si occupa della produzione, di registrare, mixare ed effettuare il mastering). Questo netto cambio di timoniere in sede di registrazione non porta assolutamente nessun deficit nella potenza del sound o incertezza nella produzione, anzi, se possibile, rende maggiori la qualità e la compattezza dello stesso.
Il disco esce il 22 gennaio 2007.
Theogonia, questo il nome del disco, è un album che mischia fortemente le idee sviluppate nei precedenti dischi (si sentano, per esempio, alcuni passaggi che si riagganciano alla tradizione made in Rotting Christ), creando un compendio unico delle tentazioni gotiche permanenti nel DNA della band ed il feeling black metal evoluto che hanno ritrovato da Khronos/Genesis in avanti. A questo Rotting Christ-sound si aggiunge, però, una componente che fino a quel momento era quasi assente se non in quantità minime: l’influenza del sound ellenico/meditteraneo, un impasto atmosferico che localizza pienamente i Sakis&Co. come band del Sud dell’Europa e con un retaggio particolare. Le lingue utilizzate nel disco diventano due: inglese e greco (presente anche in diversi titoli) e la matrice regionale fornisce a Theogonia la possibilità di stagliarsi sulle recenti produzioni.
L’apertura, lasciata a Χαος Γενετο (The Sign of Prime Creation), è una dichiarazione d’intenti ed un grimaldello per l’album. Le sonorità più ruvide vengono smorzate da un suono di chitarra nuovamente pieno e potente, ma senza perdere gli spigoli (come nel periodo gothic) e la matrice gotica/metallo classico permane nelle atmosfere e nell’utilizzo delle melodie (i chorus, sempre più presenti, vengono coordinati nuovamente da Christos Antoniou). L’esuberanza melodica/adrenalinica di certe tracce di Theogonia viene compensata perfettamente da inserti più veloci e ferali, ma sempre con un occhio al saggio utilizzo delle tastiere e di non ricercare la mera carnificina sonora ma un sound evoluto e più stratificato (esempio Enuma Elish).
L’album, oltre alla indiscutibile qualità, è anche particolarmente ricco per i fan. Sakis&Co. appagano i loro fans con un bonus DVD contenente una serie di track live (registrate fra Italia, Brasile, Russia e Grecia), un “making of” del disco ed il videoclip di “Keravnos Kivernitos”.
Nello stesso anno esce una compilation che copre tutta la carriera della band greca dagli esordi fino allo stesso Theogonia.

 

1.12. Non Serviam – A 20 Years Of Apocryphal Story

 La storia recente vede la band impegnata in diversi tour a supporto dell’album e, nell’anno 2009, festeggiare il ventennale di attività (Satanas Tedeum).
Per l’occasione viene pubblicato Non Serviam – A 20 Years Apocryphal Story (uscito nel febbraio 2009 per la Season of MIst) e comprende due DVD con la registrazione di un concerto tenutosi ad Atene nel 2007 e tutta la biografia della band, video ufficiali e bootlegs ed un doppio Cd con la registrazione audio del concerto di Atene.
Per cavalcare l’onda delle pubblicazioni retrospettive, la Season Of Mist fa uscire, nel luglio 2009, la compilation Semigods OF The Serpents Cult che passa in rassegna il periodo compreso fra Triarchy Of The Lost Lovers e Sanctus Diavolos.
Per una band abituata a far uscire dischi con una cadenza annuale o ogni due anni, il tempo passato fra Theogonia ed il suo successore è enorme, ma l’impegno profuso per festeggiare i vent’anni di vita è stato alquanto intenso.


1.13. Aealo

Il 2010 vede perciò la band far uscire la nuova fatica in studio: Aealo. Registrato fra luglio ed ottobre 2009 al Lunatech Studios in Katerini (Grecia), anche questo disco vede Sakis dirigere completamene i lavori (accollandosi produzione, mixing e mastering) e scriverne i testi (tranne la cover di Orders From The Dead originariamente di Diamanda Galas, in cui la band fornisce il background sonoro per le ieratiche vocals della cantante).
Aealo non si discosta moltissimo dal precedente come sonorità (sempre quel mix fra black metal, metal classico, gothic ed influenze folk della propria terra), ma si differenzia sostanzialmente per la riuscita dell’insieme. Dove Theogonia era compatto e relativamente più estremo nel suo propoporsi, Aealo punta tutto sull’atmosfera ferale ed oscura che lo circonda. Le canzoni si avvalgono di chorus variegati (voci femminili, spoken-word, chorus maschili) ed un impianto sonoro più “semplice e lineare” rispetto al precedente album. I brani sono d’impatto e giocano tutto sull’immediatezza del messaggio e la forza dello stesso e non sono rari momenti in cui si propende per il midtempo, rispetto ad accelerare il passo ed aggredire l’ascoltatore. Le atmosfere riconducibili direttamente alla Grecia ed al Mediterraneo fuoriescono in maniera ancora maggiore rispetto agli LP precedenti e ne fanno un disco dall’anima profondamente folk a cui si è aggiunta un’armatura pesante di black/gothic metal.
A supporto del disco, Sakis&Co. si mettono nuovamente on the road con una serie di concerti e tour caratterizzati dalla presenza di diversi brani dell’ultima fatica in studio.

1.14. Early Years
Nel gennaio 2012 viene il box set Early Years contente le cassette dei primi passi in studio della band: Satanas Tedeum, Passage To Arcturo e Ade’s WInds. Il box set è limitato a sole 100 copie.
Il 2012 vedrà uscire anche la nuova fatica in studio della band.

 

 

1.15. Conclusioni

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio a ritroso nel tempo, andando a (ri-)scoprire una delle band più caratteristiche del panorama black metal greco (ed europeo).
Gruppo per pochi eletti agli inizi, i Rotting Christ hanno lavorato sodo per riuscire ad aumentare il seguito ed il loro potenziale espressivo, non limitandosi a canonizzare una formula fortunata, ma sperimentando e allonatandosi verso territori estranei al loro background senza, per questo, snaturare completamente il sound o venendo meno all’onestà compositiva. Qualità, questa, che è merce rara in un mondo come quello musicale, in cui per vendere tre copie viene meno la coerenza e la propria storia.

 

NON SERVIAM

1.16. Ringraziamenti:

A DraconianHell per il lavoro sulle foto;

Un ringraziamento particolare va a Sakis Tolis (chitarrista/cantante/compositore dei Rotting Christ) per la disponibilità, gentilezza e le foto che contraddistinguono questo articolo.

 

(articolo originariamente apparso su www.themurderinn.it)

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Rotting Christ Story

Thy Mighty Contract – PART 1

1.1. Leprosy of Death

 Nominiamo la Grecia e, questioni politico-societarie a parte, le prime cose che vengono alla mente   sono la mitologia ed i filosofi. Ma musicalmente?
La scena metal greca ha pochi nomi grossi che rimbalzano alle orecchie degli appassionati: SepticFlesh, Firewind (grazie, soprattutto, alle gesta del loro guitar-hero Gus G alla corte del Principe delle Tenebre Ozzy Osbourne), Thou Art Lord e pochissimi altri, tra cui i giovani Suicidal Angels.
Logicamente esclusi da questa lista, sono i Rotting Christ, forse più degli altri esponenti del black metal made-in-Grecia (e del metal estremo del Paese in generale) nel panorama europeo e internazionale (seppur con più cautela).
I Rotting Christ come formazione nascono nelle nebbie del tempo, quegli invincibili anni ’80 che hanno creato un sentimento comune per chiunque ascolti il Metal e forgiato alcuni fra i generi più importanti delle successive due-tre decadi (e tutt’ora son visti con reverenza assoluta): il thrash metal in primis ed il black/death metal come necessaria conseguenza e deriva estrema dello stesso thrash metal.
Le prime avvisaglie della band nel panorama musicale sono i seminali suoni provenienti dai demo rilasciati nel 1988 (Decline’s Return e Leprosy of Death). Curiosamente non ci troviamo di fronte a quanto ci si aspetta guardando la successiva carriera dei Nostri. I primi due demo (e, per essere sinceri, anche il successivo split con i Sound Pollution) sono grezzi esempi di grindcore. Niente a che vedere con le evoluzioni black e gothic che avverranno con il passare del tempo.


1.2 Satanas Tedeum & Passage To Arcturo

I primi segnali verso una svolta stilistica si incominciano a delineare proprio nel demo Satanas Tedeum (1989), in cui la matrice del grindcore degli esordi viene a stemperarsi all’interno di un involucro dal sapore proto-black metal (in cui i seminali Celtic Frost e Bathory possonc essere tranquillamente essere visti come numi tutelari) ed il risultato sono cinque tracce in cui si mescolano ingenuità del principiante, una reale forza naiive, brutalità ed onestà nella proposta. In Satanas Tedeum ci sono i Rotting Christ che cercano una loro via e provano a trovarla alternando veloci aggressioni sonore e rallentando in asfissianti mid-tempo.
Lo split con i Monumentum (in cui i Rotting Christ partecipano con quella Feast of The Grand Whore presente sul loro demo Satanas Tedeum) fa da apripista al loro Ep, nonchè un significativo cambio di concezione del Rotting Christ-sound.
La data è il 1991 e quella che fino a quel momento era rimasta una lineup a tre (Necromayhem alla chitarra/voce – Necrosavron alla batteria -Mutilator al basso) diventa a quattro (con Morbid alle tastiere) ed anche il genere prende una più marcata piega verso il black metal sound di matrice scandinava (seppur rimangano dei rimasugli death). Il ronzio della chitarra dei primi demo viene sostituito con il classico suono a motosega, le atmosfere si fanno oscure ed il supporto di Morbid alle tastiere fa dell’atmosfera, per la prima volta, una componente critica nell’economia del sound. Passage To Arcturo (primo album sotto etichetta – la Unisound) è il disco della svolta nella carriera della band ed è da questo punto che i Rotting Christ hanno incominciato a prendere coscienza delle potenzialità e dell’espressività del loro suono e dell’alchimia che si stava formando.
Nei due-tre anni successivi la band da alle stampe un altro demo (Ade’s Wind – 1992) e due singoli (Dawn Of The Iconoclast del 1992 e ΑΠΟΚΑΘΗΛΩΣΙΣ del 1993, con quest’ultimo poi inserito come bonus track all’interno del successivo Thy Mighty Contract).

Il gruppo incomincia ad essere apprezzato anche oltre confine, tanto che il mastermind dei Mayhem (Euronymous) si interessa alla band e vuole distribuire un loro disco attraverso la sua etichetta, la Deathlike Silence Productions o, quantomeno, fare uno split con un altro artista del suo roster: Burzum. La successiva morte di Euronymous per mano dello stesso Varg Vikernes ha reso in nulla di fatto questa opportunità, portando la band a firmare prima per la Unisound e poi approdare alla Osmose Productions.


1.3 Thy Mighty Contract

I Rotting Christ incominciano a “far sul serio” proprio in occasione del 1993, anno in cui viene lanciato sul mercato, tramite Osmose Productions, Thy Mighty Contract e viene inaugurato una serie di concerti sotto il nome di “Fuck Christ Tour” in compagnia degli Immortal e dei Blasphemy (i quali sono anche intenti nella promozione del loro nuovo disco).
Thy Mighty Contract vede un radicalizzarsi dei cambiamenti già in atto nelle precedenti uscite discografiche. Il black metal (con sprazzi di melodia, l’uso di tastiere atmosferiche) diventa il sound dei Rotting Christ e questo comporta un cambiamento sia nelle sonorità degli strumenti (più precesi e meno propensi all’estrema distorsione ronzante) e della voce (sempre più spesso adagiata su un roco screaming più che su un growl come nei primi lavori).
Thy Mighty Contract è esempio lampante delle qualità che possiede la band e dei possibili sviluppi in un sound che è corposo, oscuro ma non sordo ad aperture melodiche che saranno il trademark dei Rotting Christ nel loro futuro.
Il Fuck Christ Tour vede i greci imbarcarsi nel loro primo vero e proprio tour europeo. L’inesperienza unita alla foga, alla lucida follia del pubblico (non rare volte la gente si è tagliata le vene ed è finita all’ospedale in ambulanza) e all’entusiasmo delle band rende il Fuck Christ Tour quasi mitico nella memoria della gente; opinione leggermente diversa è stata espressa da Jim Mutilator nel corso di alcune interviste rilasciate nel 1996 [That tour was a Waterloo for us. The worst thing we could have done then. I had just finished the army and we took two session musicians on guitars and keys who got nothing to do with the band. We had no live experience; we didn’t have anything in common with the other two bands… It was a bad experience but “what doesn’t kill you makes you strong” – cit. da Bands.Metalland.it].
Finito il Fuck Christ Tour, la band si imbarca in altre date live nel proprio Paese, andando a suonare con Ancient Rites e Deviser ad Atene e aprendo per i Samael sempre nello stesso anno. Le critiche, fino a questo momento, sono entusiaste e i Rotting Christ vengono omaggiati dall’edizione greca di Metal Hammer per lo show tenutosi con gli svizzeri Samael.

L’innegabile ascesa della band greca, però, viene ben presto associata più che al suo valore agli eventi che si stanno consumando nel Nord Europa: la presunta “black metal mafia”, l’Inner Circle e gli omicidi/incendi che circondano il movimento black metal in Norvegia. I Rotting Christ vengono chiamati in causa e additati di essere parte dell’Inner Circle dalla rinomata rivista metal Kerrang!.
In una intervista dell’epoca Jim Mutilator nega in maniera categoria questa appartenenza, la stessa dichiarazione viene ribadita anche da Sakis in un’intervista del 1997 ad una rivista greca.
Agli eventi del 1993 si aggiunge anche un sempre più teso rapporto con l’etichetta discografica di allora: la Osmose. Dopo averli fortemente voluti nel proprio roster, i rapporti declinano tanto da far si che la Osmose rifiuti di promuovere i dischi di Sakis&Co. Lo scambio di parole è veemente con le due parti che si accusano reciprocamente di mancanza di professionalità e puntando il dito sul fatto che l’etichetta non asseconda le necessità della band. Il risultato è semplice, il rapporto si scioglie ed il gruppo decide di firmare per la Unisound, che ha garantito le migliori condizioni al momento.

1.4. Non Serviam

Corre l’anno 1994 ed i Rotting Christ sono nuovamente con un disco da promuovere ed è il fortunato (per le vendite) Lp Non Serviam. Il sound dell’album si discosta da quello più raw del precedente Thy Mighty Contract e stazione su sonorità più “piene” e incominciano ad intravvedersi dei segnali distintivi della composizione del futuro. L’album è registrato presso il Storm Studio (lo studio privato della band) e questo sarà un fattore essenziale per la qualità della registrazione del disco. Le melodie filtrano in maniera maggiore all’interno dei mid-tempo caratteristici della band, forgiando atmosfere pregne e drammatiche. La title-track diventerà uno dei brani must dei tour a seguire.
Non Serviam, sfortunatamente, non viene promosso a dovere al di fuori della Grecia, lasciando parecchie persone all’oscuro della nuova uscita discografica. La band non si scoraggia e grazie all’operato di Sakis riesce a procurarsi un paio di date in Messico nell’aprile del 1995. Il concerto rimane impresso su video (bootleg) e si vede la devozione del pubblico messicano per la band.
Nonostate un ottimo disco da presentare e l’aver lasciato alle spalle il rapporto tormentato con la Osmose, i Rotting Christ si trovano nuovamente in difficoltà visto l’abbandono l’anno precedente del tastierista Morbid/Magus Wampyr Daoloth (non più affine alle sonorità che si stanno delineando) e nuovi problemi con l’etichetta Unisound.
Le difficoltà portano il gruppo a creare un promo di 6 tracce, consegnato agli uffici di diverse etichette discografiche fra cui Nuclear Blast Records e Century Media. Le proposte provengono anche da etichette underground, ma la scelta della band cade sulla Century Media che offre un contratto di 6 dischi.

 

1.5. Triarchy Of The Lost Lovers

Il risultato della nuova partenership è Triarchy Of The Lost Lovers, registrato per la prima volta al di fuori della terra natìa e con Themis Sauron alla batteria, invece che una drum machine.
Triarchy Of The Lost Lovers esce nel 1996. Le registrazioni vengono affidate ad Andy Classes degli Holy Moses. Il disco si discosta sempre più dalle sonorità black metal degli esordi, con sonorità spesse e un ardore epico che incomincia a serpeggiare sempre di più. Il vero elemento di scarto, però, si riscontra nel mood dark che sovrasta questo disco, con passaggi ampi e rimembranti le derive gothiche tanto care ai Paradise Lost del primo periodo (anche se queste influenze verranno espresse maggiormente nei successivi due dischi in studio). Il trittico Sakis, Themis, Jim Mutilator forgia un disco di spessore, riuscendo a smussare degli spigoli senza perderne in aggressività.
La promozione di Triarchy… viene affidata ad un tour europeo di due mesi in compagnia dei Moonspell e dei Samael, ma è il solo Sakis a rappresentare i Rotting Christ visto che Themis e Jim Mutilator non possono lasciare il Paese a causa di problemi personali.
La lineup del tour vede la presenza di Kostas (ex dei Corruptor) alla seconda chitarra; l’incontro con Kostas si rivela fortunato ed il chitarrista diviene membro dei Rotting Christ per gli anni a venire (fino al 2004). Dopo quasi dieci anni di permanenza, Jim Mutilator decide di dedicarsi alle attività personali ed esce dal gruppo, lasciando la band alla ricerca di chi inserire al suo posto (trovato nella persona di Andreas Lagios, attualmente in lineup).

1.6. A Dead Poem

Dopo un’altra serie di concerti, la band entra finalmente in studio per dare vita al seguito di TOTLL e vede un’ulteriore cambiamento. La band registra nuovamente lontano dalla Grecia ed affida le tastiere e la produzione a Xy dei Samael. A Dead Poem, così viene intitolato il nuovo disco, esce nel 1997 e la registrazione affidata ad uno dei membri di un delle ben note realtà underground della Svizzera (i Samael) non sarà il solo ed unico fattore di sorpresa. Il disco presenta una cover art molto pacata e, soprattutto, sparisce il vecchio logo per far posto ad uno più gotico (cambiamento dettato dalla volontà di assencondare il nuovo sound proposto).
Se TOTLL possedeva ancora quegli spigoli capaci di far rimembrare le vecchie radici black metal dei Rotting Christ, A Dead Poem delinea un sound molto compatto, con chitarre potenti e rotonde, un impressionante influsso gotico e malinconico ed il pedale della melodia rimane pigiato per gran parte del disco, fondendosi con il riffing heavy in maniera sopraffina. A Dead Poem, ad onor del vero, continua la tradizione della band e non è uno scarto così grande quanto si voglia credere, i germi di questo cambiamento stavano crescendo da tempo ed il mutamento era nell’aria, bisognava solo ascoltare. Triarchy Of The Lost Lovers ne aveva portato una più rabbiosa versione, mentre A Dead Poem ripulisce il tutto e lo rispedisce al mittente con potenza ed un songwriting di primo livello e questo viene ribadito dal fatto che le prime due track (A Sorrowful Farewell e Among Two Storms) diventano dei “piccoli” hit anche all’esterno della Grecia. Il potenziale commerciale dell’album è indubbio e viene immediatamente sfruttato tramite un’estensivo tour a supporto che prevede una serie di concerti in Europa (con Old Man’s Child e Sacramentum come supporto) prima di ritornare in Grecia.
Highlight della stagione, forse più per il significato politico/sociale, sono i concerti suonati dalla band in Turchia (avvenuto nel 1997 – Sakis, in un’intervista di quell’anno, afferma di essere conscio di aver corso qualche rischio ad aver suonato in quel Paese, ma lo stesso rischio lo aveva corso in Stati come Messico e Israele). Dopo le date in Turchia, la band riparte in Europa con i Tiamat, per poi rientrare in Grecia per un trionfale concerto al Rodon Club di Atene (mai prima di allora una band greca era stata headliner della serata).

1.7. Sleep Of The Angels

L’elevato ritmo disco-tour-disco non accenna a diminuire e finiti gli impegni promozionali, e “perso” il tastierista Panayotis e fatto entrare nei ranghi George (ultimo tastierista nella band, ruolo occupato poi dallo stesso Sakis in sede di registrazione), la band si rimette in modalità di scrittura e fa uscire un nuovo disco per la Century Media.
La produzione viene nuovamente lasciata a Xy nei Woodhouse Studios (settembre 1998), con Sakis che si occupa della pre-produzione e dei testi (ma spicca uno lasciato alla penna di Mutilator – You My Flesh). Come in A Dead Poem, dove Ribeiro dei Moonspell forniva backing vocals in Among Two Storms, anche il nuovo disco (Sleep Of The Angels) vede il contributo di Waldermar Sorychta alla chitarra solista e di Eddy Kante come backing vocals in Der Perfekte Traum.
Sleep Of The Angels vede la luce nel marzo del 1999.
Il disco riprende le sonorità del precedente album, trasportando i Rotting Christ all’interno di una dimensione più votata alla commistione fra metal più classico, gothic (non sono rari i rimandi ideali ad act affermati come Paradise Lost e similari band d’Albione) ed il precedente black metal, anche se quest’ultima risulta più componente atmosferica e d’impatto.
Sleep Of The Angels chiude il trittico di album più influenzato dalla matrice gothic.
Dal disco viene estratto un EP contenente l’unica canzone non inglese del quintetto greco (Der Perfekte Traum), Moonlight (bonus track per l’edizione USA e non reperibile in altro luogo e cinque canzoni live provenieti dal tour del 1996 con Samael e Moonspell.
Nonostante l’indubbia ottima fattura di Sleep Of The Angels, i fans dei greci si dividono fra quelli che sono rimasti soddisfatti dal nuovo corso della band e quelli che rimpiangono i vecchi fasti di Thy Mighty Contract e affini, affermando che il percorso evolutivo della band si fosse spinto troppo oltre allontandosi dalle radici che avevano contraddistinto il loro sound (anche se echi dei “vecchi Rotting Christ” si odono in tracce come, ad esempio, The World Made End).
L’appeal commerciale dell’album, però, consente alla band di effettuare il suo primo tour mondiale. La prima tranche vede una serie di concerti nel continente europeo con prestigiosi act come Deicide, Ancient Rites, Aeternus ed i polacchi Behemoth, a cui segue la conquista del territorio americano a partire dal Nord America per finire con il Sud America, andando a suonare in territori come Colombia e Brasile.
Finita la parte americana del tour, Sakis & Co. ritornano in Europa e finiscono il tour con date in Grecia (fra cui una al Rodon Club di Atene) ed il primo video in assoluto: After Dark I Feel.
Con il tour a supporto di Sleep OF The Angels ormai concluso, la band incomincia a far filtrare notizie relative al successivo disco, affermando che ci sarà uno spostamento verso sonorità più black ed un più marginale apporto della componente gothic metal, presenza importantissima negli ultimi dischi. lo scarto, però, non è così enorme come si potrebbe pensare (come, d’altra parte, in nessuno dei precedenti dischi dei Rotting Christ): le sfumature rimangono ed il sound è pieno e corposo, pur presentando degli spigoli smussati di album come A Dead Poem o SPOTA.

[To Be Continued…]

[la versione originale la potete trovare su THEMURDERINN]