La notte al Drive-In. Cradle of Fear (1999)

Recentemente su The Murder Inn è apparsa la recensione per il ventesimo anniversario dell’EP From The Cradle To Enslave dei Cradle Of Filth.
Il buon Zeus non ci ha certo risparmiato nel farci ricordare quale ciofeca fosse, tant’è che per ringraziarlo gli rammentai che il progetto legato a quell’uscita non si limitava al solo CD, ma comprendeva un video musicale che portò successivamente alla realizzazione di un film.
E qui la situazione si fece drammatica. Visto che ormai il cadavere era tornato a galla, qualcuno doveva occuparsene per forza. Ed eccomi qui [grazie mille per il sacrificio Lenny, n.d.Zeus].

Ma andiamo con ordine. In contemporanea all’EP, Dani Filth e soci fecero uscire il classico videoclip. A dirigerlo troviamo un regista horror underground, ma talmente underground che non so in quanti lo abbiano mai sentito nominare: Alex Chandon. Il video è un concentrato di creature deformi, sangue, effetti splatter e un certo numero di tette che supera la media, dal momento che non stiamo guardando il canale di Playboy.
E qui mi tocca dare ragione a Zeus: non solo la canzone, ma pure il video fa abbastanza pena.

Viste le premesse, come sarà mai quest’opera dal simpaticissimo titolo di “Cradle Of Fear”? (L’avete capita? Cradle Of Filth/Cradle Of Fear? Ahaha!).

Il film è diviso in quattro episodi collegati tra loro. In tre di questi i protagonisti, responsabili di brutali omicidi, subiscono la stessa fine delle loro vittime. In uno una stragnocca si fa trombare brutalmente da Dani Filth, rimanendo incinta. A fare da collante alle quattro storie troviamo un detective che indaga su queste misteriose morti; il personaggio interpretato da Dani Filth, un vampiro goth-metal che occasionalmente si nutre di budella di gatto, che ci mette sempre lo zampino; un tizio rinchiuso nella cella imbottita di un manicomio criminale che lancia maledizioni.

Se sulla carta il tutto può sembrare anche interessante, è la realizzazione del prodotto che lascia a desiderare sotto troppi aspetti. Va bene essere indipendenti, underground, a basso budget e tutto il resto, ma i difetti vanno oltre le possibilità economiche e di mezzi a disposizione. Innanzi tutto il film è eccessivamente lungo, perché dura due ore. Ci sono diversi momenti inutili che portano lo spettatore ad annoiarsi. Una delle sequenze iniziali, in cui Mr. Filth e la stragnocca si scambiano sguardi languidi dai lati opposti di una discoteca è talmente lunga e stupida da sembrare una di quelle prese per il culo che si vedono nei cartoni dei Griffin.
Solo che qui non fa ridere.

La recitazione è in molti casi su livelli amatoriali e le interazioni tra gli attori sono spesso imbarazzanti, tanto che le scene all’interno della stazione della polizia sembrano uscite da Mr. Bean. E Dani Filth non è nemmeno tra i peggiori. La regia poi non aiuta, con le sue sovrapposizioni di immagini e le sequenze ripetute, spesso strutturate in modo incoerente con quanto sta accadendo. Lasciamo perdere i dialoghi, pieni di “fuck”, “fucking” e poco altro.

Se devo trovare qualcosa di positivo in questo film, gli effetti splatter, le maschere, i make up e le protesi, realizzati in modo artigianale e molto old style, si distinguono dignitosamente per qualità da tutto il resto. Qui si vede che c’è stato una gran lavoro ed una gran cura nella realizzazione. Lo stesso purtroppo non si può dire degli effetti sonori, in molti casi più adatti ad un cartone animato che ad un film.

Quindi in questo film si salvano gli effetti speciali, ma solo per chi apprezza il genere; la colonna sonora dei Cradle of Filth (tratta dall’EP in questione e dal successivo album Midian), ma solo per i fan della band; l’attrice Emily Bouffante, ma solo per gli estimatori delle gnocche goth; le tette dell’attrice Emily Bouffante, ma solo per gli estimatori delle tette.

Se siete fan accaniti del buon Dani e del suo carrozzone, un’occhiata potreste anche dargliela ma a tutti gli altri non consiglio la visione di questo film. Se rientrate in una delle ultime due categorie sopra elencate, potete premere il pulsante stop dopo venti minuti.

[Lenny Verga]