Intervista a Titania Blesh

Titania Blesh è un’autrice di grande talento, dalle idee originali e non convenzionali, dotata di umorismo e fantasia non comuni. Inoltre, signore e signori, è pure una metalhead! Ho avuto il piacere di intervistarla dopo aver letto in anteprima il suo nuovo libro, intitolato Un Bagno di Sangria, seguito di A Colpi di Cannonau uscito nel 2020, entrambi pubblicati da Acheron Books. In questa doppietta di romanzi (a cui farà seguito un terzo capitolo già in lavorazione) vediamo una ciurma di piratesse sarde, composta da donne scappate da una vita di abusi e oppressioni, alla ricerca di riscatto e di tesori. Al suo comando c’è Fiammetta, burbera dall’innata capacità di imprecare e insultare il prossimo, di bere vino e di usare in modo improprio qualsiasi oggetto a portata di mano. Le esplosioni, poi, sono la sua passione. Le cose si complicheranno ulteriormente quando saranno braccate dall’inquisizione spagnola a caccia di streghe. Al centro della vicenda ci sono le Zipa, spiriti legati ad una maledizione e che si impossessano dei corpi degli esseri umani, donando loro poteri straordinari ma sconvolgendone la mente e la personalità. Non dirò altro se non che vi consiglio caldamente di leggere questi romanzi perché il divertimento è assicurato. Ora diamo spazio a Titania!

TMI: Il tuo nuovo romanzo, Un Bagno di Sangria, è uscito da circa un mese. Sei soddisfatta dell’accoglienza che sta ricevendo?

TB: Essendo un sequel, i lettori sono già “di fiducia”. O meglio, io sono una scrittrice di fiducia per loro! Sangria è stato accolto con un entusiasmo incredibile, e i commenti per ora sono molto positivi. Ci speravo tanto, anche perché contavo di essere migliorata molto come scrittrice (nel tempo trascorso tra Cannonau e Sangria ho scritto altri 4 romanzi) e dai commenti ricevuti mi sembra che lo pensino anche i miei lettori! Questa uscita ha anche fatto crescere curiosità in chi non aveva ancora letto A Colpi di Cannonau, che è tornato a essere al centro dell’attenzione!

TMI: Puoi raccontare brevemente di cosa tratta ai nostri lettori?

TB: Ritroviamo Fiammetta e Ambrosio, con tutte le loro differenze, battibecchi e insulti creativi, alle prese con una rapina in pieno stile piratesco nella tesoreria di Spagna… ci sarà più azione, più pazzie, più personaggi, più passione… e soprattutto più esplosioni!

TMI: Da dove nasce l’idea di una ciurma di piratesse? Come mai hai scelto proprio la Sardegna per ambientare la tua storia?

TB: L’idea è nata per il concorso che Acheron Books stava tenendo per l’antologia di Zappa e Spada. Volevano personaggi con una dubbia morale, caotici neutrali e più attaccati al denaro che alla giustizia. Sono arrivata in finale al concorso, ma mi è stato dato un feedback secondo cui l’avventura avrebbe reso meglio sotto forma di romanzo, e così è stato. E insomma, i pirati sono fighi. I personaggi con un obiettivo sono ancora meglio. Così Fiammetta è la piratessa sarda perfetta: cocciuta e con una forza di volontà in grado di spostare montagne. E il suo obiettivo è proteggere. Proteggere quante più donne abusate possibile. E l’idea è venuta e si è evoluta da sé, come qualunque altra idea. La posizione strategica della Sardegna sotto controllo spagnolo e il carattere vigoroso dei sardi hanno fatto tutto il resto.

TMI: Ho letto da poco tempo Un Bagno di Sangria e la prima domanda che ti devo fare a riguardo è: Hai mai fatto un duello brandendo un salame? 

TB: Queste sono domande private che non andrebbero mai chieste a una signora per bene come me. XD

TMI: Tornando seri, qual è il numero giusto di esplosioni che it esserci in un romanzo?

TB: Il mio editor direbbe 150. Per me ne basterebbe una, al momento giusto e al tempo giusto. Abbiamo dovuto trovare un compromesso.

TMI: Sai che ho scoperto che sei una metal fan perché ho visto le tue foto al concerto dei Duir. Quindi, quali sono i tuoi generi e le tue band preferite?

TB: Sono cresciuta con i Rhapsody of Fire, ammetto di essere una “powerina” nell’anima. Power metal, epic metal e folk metal (senza voce in growl) sono i miei generi preferiti.

TMI: I Rhapsody of Fire hanno fatto parte anche della mia formazione musicale quando ero un giovane metallaro sbarbatello. Sei mai stata in una band?

TB: Sì, da giovane ho suonato il basso in varie band e fatto un sacco di concerti. Bei tempi, ma purtroppo non posso dedicarmi a tutto quello che mi piacerebbe fare. Ogni giornata dovrebbe avere 48 ore.

TMI: Hai qualche aneddoto divertente da raccontarci legato al tuo essere una metalhead?

TB: Ho vissuto per due anni in Finlandia, il paese con più gruppi metal del mondo. Un giorno Sami Qualcosalainen (non mi ricordo più i nomi, in realtà era tipo Hinkka), il bassista degli Ensiferum, ha invitato me e la mia amica Gloria (l’attuale ragazza del chitarrista dei Duir) a bere in uno dei bar da metallari della zona. Ricordo poco niente di quel giorno perché ero ubriaca come Fiammetta nei suoi giorni migliori (ma probabilmente con solo una birra)!

TMI: La musica è fonte di ispirazione per la tua scrittura?

TB: Assolutamente sì, direi che le rare volte in cui mi concedo di accogliere la fantomatica “ispirazione”, per farlo vado a camminare ascoltando musica. Se ho la mente abbastanza sgombra, la musica mi aiuta a stimolare idee e snodi importanti per la trama, soprattutto quando sono bloccata su un problema che non riesco a risolvere.

TMI: Ascolti musica quando scrivi?

TB: Solo quando scrivo in prima stesura, che è la fase in cui mi lascio un po’ andare e mi concentro più sui contenuti che sulla forma. In questo caso, la musica è più un aiuto alla concentrazione che all’ispirazione, ma si crea una combinazione delle due cose.

TMI: A Colpi di Cannonau e Un Bagno di Sangria non sono gli unici tuoi romanzi. Cosa altro hai scritto?

TB: Di pubblicato c’è Chelabron, uno sci-fantasy con granchi giganti pilotati attraverso sinapsi e neuroni. Quanto agli inediti: Neomentis, uno YA fantascientifico; Xeroton, un romanzo di fantascienza che ho scritto in inglese e vorrei pubblicare negli Stati Uniti; e quello che sui social è meglio conosciuto (giocosamente) come “Porno Greco-Romano” o “Sicelioti Sessuomani”, un fantasy storico e ucronico ambientato nella Sicilia ellenistica, anch’esso scritto in inglese.

TMI: Per concludere, alla fine con quale vino è meglio preparare la sangria?

TB: Ma che domande, con il Cannonau!

Ringrazio tantissimo Titania Blesh per la sua disponibilità e simpatia. Leggete i suoi romanzi, non ve ne pentirete!

[Lenny Verga]

Intervista a Marco Crescizz

Oggi su The Murder Inn Intervistiamo Marco Crescizz, l’autore del romanzo Venezia Metal di cui vi abbiamo parlato qualche settimana fa. 

TMI: Come è nata l’idea di Venezia Metal?

MC: Ciao Lenny e grazie per questo spazio. L’idea di Venezia Metal è nata da un misto di suggestioni e idee che si sono accavallate nel tempo. Era insieme ad altri file con altre idee che non ce l’hanno fatta. Inizialmente mi sembrava troppo assurda per funzionare ed era in fase embrionale. La fantascienza era molto più presente come concept e gli ingredienti horror erano molti meno. Venezia non c’era, c’era solo una metropoli piena di metallari confinati lì dentro da un regime fascista, ecco, qualcosa di simile. Però il file era lì, ogni tanto lo aprivo e mi appuntavo qualcosa e questo significa che l’idea era davvero buona, era fresca, bizzarra, ma dovevo scavare ancora. La svolta è arrivata quando mi sono imbattuto nella leggenda di Ca’ Dario che si intrecciava con la storia del gruppo rock The Who. E lì, ho cominciato a crederci.

TMI: Come mai hai scelto proprio Venezia per ambientare la tua storia?

MC: Come ho accennato sopra la leggenda del palazzo maledetto di Ca’ Dario ha messo sul tavolo il tassello che mi mancava per far girare il meccanismo. Questo palazzo del 1.400 è un vero scrigno pieno di incubi e l’asse del mio timone si è spostato dalla fantascienza verso l’horror. E quando ho presentato il progetto e gli appunti al mio editor di fiducia (Marco Carrara, aka il Duca di Baionette) il progetto ha davvero iniziato a prendere forma di romanzo con i personaggi e la trama.

TMI: Che rapporto hai con questa città?

MC: È una città incredibile e l’ho visitata moltissime volte. È un gioiello e lo abbiamo proprio in casa nostra. Che fortuna! La città è già di per sé un incredibile worldbuilding piena di storia, di arte e di cultura. Per scrivere il romanzo l’ho rivisitata con un’altra ottica: ovvero fotografare tutto quello che mi serviva e visitare i luoghi che poi avrei dovuto descrivere. Ad esempio, ho il computer pieno di foto di tetti, visto che nel romanzo i metallari si spostano anche usando i tetti. 

TMI: Quanto di personale c’è nel protagonista Inox e nelle sue vicende?

MC: Tanto amore per la musica punk e metal. Io arrivo principalmente dalla scena punk hardcore e ho consumato migliaia di cd punk e metal e visto un sacco di concerti dal vivo. Ho provato a trasmettere su carta l’energia e l’adrenalina che mi dava un certo tipo di musica, un certo tipo di ambiente e di attitude. Durante il periodo delle superiori la musica e i libri sono state le mie passioni più grandi. In realtà ne avevo una terza, ma non si può dire.

TMI: Sei soddisfatto dei risultati raggiunti a livello di pubblico e critica?

MC: Direi proprio di sì. Al momento è ancora presto per tirare le somme, ma posso dire che Acheron Books insieme alla collana Vaporteppa hanno fatto un ottimo lavoro e i riscontri sull’opera sono stati molto buoni. Chi ha letto i miei lavori precedenti ha notato una grande crescita nello stile e nella tecnica. I lettori nuovi si sono divertiti moltissimo e mi hanno scritto in tanti. Per dirti: i primi due mesi ho avuto il rigetto per il cellulare. Volevo rispondere a tutti e ringraziare tutti e l’ho fatto, ma tra mail, vocali, messanger, è stato davvero un incubo. Temevo di dimenticare qualcuno e ci sarei rimasto malissimo. Adesso va già meglio, il libro continua a vendere e mi arrivano ancora messaggi, ma la cosa è più sostenibile. Ho avuto in cambio tanto affetto ed entusiasmo che mi hanno ripagato delle ore spese a scrivere. Per chi suona metal o per chi ne è appassionato mi hanno detto che è davvero un libro imprescindibile e ne sono contentissimo, c’è stato un grandissimo passa parola tra i lettori e molti lo regalano agli amici. E poi ho apprezzato il fatto che anche chi è solo vagamente interessato al metal o alla musica ha trovato credibili gli intrecci tra personaggi, la cornice distopica e gli altri temi trattati. Forse gli amanti dell’horror TRVE sono quelli più difficili da convincere a leggere questo libro perché cercano un horror più classico e meno bizzarro, invece qui la componente horror è come un fiumiciattolo che scorre tra le pagine e lentamente diventa torrente e alla fine si prende la scena come un fiume in piena.

TMI: Come hanno reagito i tuoi editori quando gli hai sottoposto la tua idea?

MC: L’editore di collana Vaporteppa Marco Carrara è stato entusiasta fin da subito, avevo già avuto modo di lavorare con lui alla Novella Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo che aveva ottenuto buoni risultati (e li ottiene tutt’ora!) E quindi, dopo esser riuscito a rendere credibile un’opera di quel tipo, con questa è stato più semplice. Ad Acheron Books invece interessava il concept molto originale del metal legato a Venezia e alla leggenda di Ca’ Dario, visto che loro puntano a un “fantastico tutto italiano”.

TMI: Da dove e quando nasce la tua passione per il metal?

MC: Arriva dal periodo delle superiori. Prima c’è stato il punk e tutta la scena dell’hardcore. Seguivo anche molti gruppi italiani. Poi mi sono avvicinato a certe sonorità del metal che pescavano a piene mani dall’hardcore e infine sono approdato al nu metal. L’ho fatta molto breve, ma in realtà il percorso è stato lungo. 

TMI: Si dice che non ci sia metallaro che non abbia mai provato a suonare e mettere insieme una band. Tu l’hai fatto?

MC: Of course. Alle superiori abbiamo provato a mettere su una band hardcore dentro un garage polveroso, qualcosa di simile agli Snapcase di Designs for Automotion, ma in italiano. Una roba indecente e inascoltabile, ma ci siamo divertiti.

TMI: Band e generi preferiti?

MC: Generi: punk, hardcore, nu metal, thrash metal. E mi sono contenuto. Invece nominare i gruppi sarebbe un mare troppo vasto. Facciamo così, ti dico quali sono degli album che secondo me sono stati sottovalutati e andrebbero riscoperti: ObZenMeshuggah; L.D.50Mudvayne; Take to the skiesEnter Shikari ; If looks could kill, I’d watch you dieDeath by Stereo.

TMI: Quali, invece, gli scrittori?

MC: Chuk Palahniuk, Joe R. Lansdale, Ted Chiang, Robert Bloch, Alan Moore e potrei continuare all’infinito, come con le band.

TMI: Qui su The Murder Inn diamo molto spazio a band emergenti, all’underground in generale e, soprattutto, non ci dimentichiamo mai della scena nostrana. Hai qualche nome poco conosciuto ma in cui credi che vorresti segnalarci?

MC: Atarassia Grop, un gruppo hardcorepunk italiano, mai abbastanza supportato. Helslave, un gruppo death metal di Roma, molto valido.

TMI: Pensi che userai ancora l’universo di Venezia Metal per scrivere altre storie?

MC: Non credo. Però mai dire mai, ma ne dubito. Venezia Metal ha detto quello che doveva dire e la mia vena creativa si è esaurita in quel mondo. Ci ho lavorato veramente tanto e ho bisogno di una benzina diversa.

TMI: Stai scrivendo in questo periodo?

MC: Sempre. Non potrei fare altrimenti.

TMI: Per concludere, puoi anticiparci qualcosa sul prossimo lavoro?

MC: Sono molto scaramantico su questo punto. Diciamo che se inizio a parlare troppo di quello che scrivo poi mi passa la voglia di farlo. Ma qualcosa bolle in pentola, roba che scotta. Un grosso saluto Lenny e grazie per avermi ospitato tra queste pagine. Stay Metal!

Ringraziamo Marco per la sua disponibilità e non dimenticatevi di acquistare il suo libro, che merita davvero!

Il Nome della Fossa – Joe Hill: La Scatola a Forma di Cuore (Sperling & Kupfer 2007)

Non lasciatevi ingannare dal titolo, La Scatola a Forma di Cuore di Joe Hill non è un romance, ma una storia horror con i contro attributi. Il titolo originale dell’opera è Heart-shaped Box, che sicuramente vi farà pensare ad un certo pezzo dei Nirvana, quindi nessuna storpiatura in fase di adattamento in italiano, cosa per niente scontata nel nostro paese. Pubblicato nel 2007, è il primo romanzo del talentuoso autore di romanzi, racconti e fumetti Joe Hill e vede come protagonista Judas Coyne, chitarrista di una band death metal, collezionista di oggetti macabri e maledetti. 

La risposta ad un’inserzione gli permette di aggiudicarsi un articolo che sembra provocare fenomeni paranormali nelle case di chi lo possiede: un abito scuro da uomo confezionato in una scatola a forma di cuore. Curioso e anche un po’ scettico, non si farà problemi ad aprirla. Da quel momento Judas sarà vittima di una persecuzione che porterà morte e disperazione nella sua vita e porterà a galla ricordi di un passato fatto di eccessi e che sperava essersi lasciato alle spalle.

La Scatola a Forma di Cuore è una storia di fantasmi, sia come entità che interiori, e ve lo consiglio caldamente. Joe Hill, vincitore di due Bram Stoker Award, vi conquisterà con questo romanzo ben scritto, ben costruito e con un protagonista che non dimenticherete, che si legge velocemente perché non riuscirete a staccarvene fino all’ultima pagina. Se vi piacciono l’horror e la tensione, se cercate un romanzo d’intrattenimento per passare qualche ora di svago durante le vacanze, non perdetevelo. E poi, quanti romanzi conoscete che hanno come protagonista un musicista metal? Con questo, dopo Venezia Metal, siamo almeno a quota due.

[Lenny Verga]

Il nome della fossa: Marco Crescizz – Venezia Metal (2022, Vaporteppa/Acheron Books)

Italia. In un futuro non troppo lontano la chiesa e il “politicamente corretto” hanno preso il sopravvento sulla società e suonare musica metal, così come anche il punk, è vietato ovunque, tranne in un luogo: Venezia. Ribattezzata Venezia Metal, la città è ormai mezza sommersa, ci si sposta per le calli sulle imbarcazioni o camminando sui tetti ed è invasa da una misteriosa sostanza viola chiamata “Bava di Satana”, in grado si esercitare un certo potere sui musicisti. In questo scenario si danno battaglia band provenienti da tutta la penisola, con lo scopo di emergere dalla massa e il sogno di scrivere un album che rimarrà nella storia. Ma qualcosa di antico e malvagio, sepolto sotto Ca’ Dario, il palazzo veneziano maledetto per eccellenza,  sta per risvegliarsi per portare morte e distruzione.

Venezia Metal di Marco Crescizz (già passato sulle nostre pagine con la raccolta di racconti Satanica) è un ottimo romanzo sotto tutti i punti di vista. Ben scritto, ben costruito e concepito, con un world building convincente e con dei personaggi indimenticabili, perfino quelli di contorno. L’autore è abile nel combinare elementi horror, weird, umoristici e nel comunicare la sua grande passione per la musica dura. Chi è metallaro coglierà nomi e riferimenti, sorriderà di fronte alle esagerazioni, spesso al limite della parodia, ma con un fondo di verità ed attinenza alla realtà della scena odierna innegabili, in particolare quando si tratta di etichettare generi, sottogeneri e derivati, di inventare nomi d’arte e tante altre sottigliezze. 

Crescizz è un metalhead DOC ed ha una caratteristica, direi un pregio, che spesso manca a troppe persone: l’autoironia, la capacità di prendersi in giro all’occorrenza, senza dimenticarsi però che per noi la musica è una cosa maledettamente seria e importante. La figura del musicista metal infatti non viene mai ridicolizzata, anzi, viene sottolineato quanto tempo, studio e sacrifici ci vogliono per imparare a suonare, per tenere insieme una band, scrivere i pezzi e fare le prove, per guadagnarsi un palco, cose che tutti noi sappiamo benissimo perché ci siamo passati. Però non bisogna dimenticarsi una cosa: si  inizia a suonare prima di tutto per passione e per divertimento, per dare un senso alla propria vita. Se poi si arriva anche al successo, al grande pubblico, tanto meglio.

Leggendo questo romanzo non si può non rendersi conto del lavoro incredibile che c’è stato dietro, per quanto è stratificato, per la gestione dei tempi (non ci si annoia MAI), la caratterizzazione dei personaggi, le descrizioni di Venezia. Io ci ho vissuto ai tempi dell’università (sono passati vent’anni, ormai) ed ho imparato ad amarla ed ho intravisto nelle parole dell’autore un sentimento simile al mio. 

Se siete dei metallari appassionati Venezia Metal vi piacerà un sacco (un po’ di autoironia, mi raccomando! Sì, dico a voi scassapalle sempre imbronciati e borbottanti ai bordi delle aree concerti!), ma anche se non lo siete, vi troverete tra le mani un romanzo weird-horror di alto livello, lovecraftiano a tratti, che vi intratterrà piacevolmente. Must have! 

[Lenny Verga]

Il Nome Della Fossa. AA.VV. – Satanica (Acheron Books, 2022)

Torniamo a parlare di libri, ancora una volta con una pubblicazione di Acheron Books, casa editrice indipendente specializzata in narrativa fantastica italiana. Qualche mese fa avevo recensito il romanzo Unborn, di Christian Sartirana, che è anche il curatore e autore dell’introduzione del libro che vi presentiamo oggi. Satanica è una raccolta di racconti accomunati da un tema che spesso e volentieri rientra nella nostra musica preferita: il diavolo.

Tredici autori italiani tra i più apprezzati nella narrativa di genere, chi proveniente dal fantasy, chi dal thriller, chi dall’horror e dal weird, si sono prestati a creare la propria personale versione del male assoluto, primordiale e il risultato è stato di mio gradimento. Uno dei punti di forza di questa raccolta, oltre alla bravura degli autori, è il diverso modo di affrontare l’argomento, rendendo ogni racconto unico e diverso dagli altri per ambientazione e idee alla base. Alcuni racconti sono riconducibili all’horror più classico, che sia letterario o cinematografico, mentre altri prendono ispirazione dal folklore regionale, pescando da miti e leggende che ci portano dal Trentino Alto Adige al Piemonte, fino alla Puglia. 

Ad aprire la raccolta è Danilo Arona, scrittore dal curriculum praticamente infinito, un veterano se possiamo dirlo, una garanzia di qualità fin dalle prime pagine. Seguono Luigi Musolino, esperto di folklore a autore pubblicato anche all’estero; Marco Crescizz (di lui parleremo presto su queste pagine) e Simone Corà, autori horror pulp, firmano un racconto a quattro mani; Germano Hell Greco autore attivissimo in varie realtà; Samuel Marolla, altro autore pubblicato all’estero e sceneggiatore per Sergio Bonelli Editore; Andrea Cavaletto, anche lui sceneggiatore bonelliano e cinematografico; Giulia Massini, una delle migliori esponenti del weird italiano; Nicola Lombardi, scrittore noir e autore di numerosi romanzi e raccolte; Sara Simoni, autrice fantasy che sta spopolando nel nostro paese; Edoardo rosati, giornalista medico-scientifico e autore di medical thriller; Pietro Gandolfi, autore di numerosi titoli tra narrativa e fumetti; conclude Pietro Santini, autore emergente che promette molto bene.

Satanica è un’ottima raccolta che colpisce duro, che necessita di stomaco forte e mentalità aperta. Se site dotati di queste qualità, avrete ore di divertimento. Solita domanda per concludere: ci sono riferimenti alla nostra musica preferita in questo libro? Certo che ci sono!

[Lenny Verga]

Il Nome della Fossa. Christian Sartirana – Unborn (Acheron Books)

Gotico piemontese oggi non è più un termine usato solo per l’arte e l’architettura, ma anche per la narrativa. Esiste infatti un movimento letterario in cui diversi autori appassionati di gotico, weird e horror scrivono, e pubblicano, romanzi ambientati in Piemonte, regione in cui qualcosa di malefico e spaventoso striscia sempre fuori dall’oscurità per rinchiuderci poi dentro le sue vittime. Maledizioni, infestazioni, antichi rituali, follia sono solo alcuni degli elementi che si possono trovare in queste storie, elementi che si fondono con la storia e il folklore piemontese.
Unborn, romanzo di Christian Sartirana pubblicato da Acheron Books, è un ottimo esempio di questo movimento. Ambientato tra Casale Monferrato e i suoi dintorni, il romanzo ha come protagonista Lorenzo, un cacciatore e rivenditore di libri antichi. Venuto in possesso di quella che sembra una strana bibbia e di alcuni quaderni scritti a mano, assisterà ad una serie di eventi terrificanti che si ricollegheranno anche al suo passato e al suo luogo di nascita.
Unborn è un romanzo horror che eleva la caratura della nostra narrativa contemporanea di genere a livelli che non devono invidiare nulla a quella straniera, che tanto ci piace ed elogiamo senza renderci conto che anche nella nostra Italia ci sono autori validissimi (date un’occhiata al catalogo Acheron Books, ce n’è per tutti i gusti). Tra echi di Lovecraft ed il cinema di registi cult come John Carpenter e Sam Raimi, Unborn vi trascinerà in una spirale di terrore e follia fino allo spaventoso finale.
[Lenny Verga]

Il Nome della Fossa – Rob Halford: Confesso (Tsunami Edizioni)

Rob Halford è il cantante della nota band Heavy Metal Judas Priest.
Rob Halford è omosessuale. Questo libro è l’autobiografia di Rob Halford. Quindi parla di un omosessuale che è frontman in una delle più famose band Heavy Metal. E lo fa senza peli sulla lingua, senza risparmiare dettagli e critiche, sia che si parli di omosessualità e sia che si parli di Heavy Metal. Si parte dai bassifondi Birmingham, dove il metallo è letteralmente nell’aria e si finisce dello sfarzo delle tournée in America, Si parla dell’entrata nei Priest, dei successi, dei dischi di successo, dei dischi “sbagliati”, degli eccessi e dell’uscita quasi non voluta dai Priest e poi via via dal rientro fino al tour del 50, con tutte le problematiche di questi ultimi anni, intervallando il tutto con racconti sul vivere la sua sessualità, incontri in autogrill e rapporti di coppia che definire problematici è poco, ma con un lieto fine degno di una sit-com anni ’80.
Il libro è facile da leggere e Halford è molto onesto, non risparmia critiche a sé stesso o ai compagni di band, se c’è da dire che un disco è brutto o che un testo è stupido lo si dice senza problemi e se considera un pezzo, o un concerto, dei capolavori non fa problemi ad esprimerlo, Per i mie gusti, si parla di più della sua vita personale che della musica, ma d’altronde questa è l’autobiografia di Halford, non un libro sui Judas Priest. Consigliato? Si, soprattutto per la schiettezza e sincerità con cui si esprime e poi, dopo tutto, Halford è e rimarrà il Metal God.
[Lord Baffon]

Il Nome della Fossa. Mauro Resta – Grazie, Strega [Viola Editrice]

È il 1991. In un agosto dal clima tropicale, con giornate torride e potenti acquazzoni notturni, si incrociano casualmente tre esistenze straziate. Diego è un alcolista che cerca conforto nel fondo delle bottiglie dopo l’improvvisa disgregazione della sua vita ordinariamente felice, divisa tra la famiglia e la squadra amatoriale di rugby. Laura è una quindicenne di Castellamonte in fuga da un rapporto con i propri genitori divenuto insostenibile a seguito di un evento familiare traumatico e doloroso. Marco è un minuto ragazzino di undici anni ed è cieco. La madre si sta riabilitando in un centro per tossicodipendenti mentre lui trascorre le sue giornate chiuso in casa insieme alla nonna inferma. Vive a Roccapiccola e proprio lì, i destini dei tre protagonisti si intrecciano con quello del boss di una piccola organizzazione criminale. “Grazie, strega”, romanzo d’esordio di Mauro Resta, già vincitore di diversi premi letterari, racconta la nascita del profondo legame affettivo che cambierà definitivamente le vite dei tre protagonisti. Sebbene sia classificato come thriller, non si può rinchiuderlo semplicemente all’interno di quel genere. Gli elementi ci sono, violenza, omicidi, sangue non mancano, ma “Grazie, strega” è soprattutto la storia di tre personaggi che, in un momento particolarmente difficile della loro vita, si incontrano e vengono coinvolti in qualcosa più grande di loro e di molto pericoloso.
Sofferenza, solitudine, perdita della speranza pervadono le pagine di questo romanzo crudo, duro e scritto benissimo, con un’ottima caratterizzazione dei personaggi ed una carica emotiva pazzesca.
Visto che siamo su The Murder Inn, poteva mancare un collegamento con la nostra musica preferita? Assolutamente no! Infatti nel romanzo compaiono una maglietta degli Iron Maiden ed una citazione a Can I Play with Madness?. Le citazioni musicali non si fermano qui, ce ne sono tante, perché la musica ha un ruolo molto importante nella vita di uno dei protagonisti. Ma sta al lettore scoprirle. Grazie, Strega è pubblicato dall’editore indipendente Viola Editrice.
[Lenny Verga]

Joel McIver – Bible Of Butchery: Cannibal Corpse (The Official Biography)

Sole, mare e la biografia dei Cannibal Corpse scritta da Joel McIver, cosa posso volere di più dalla vita? Essere ancora in vacanza, per esempio, ma sono nato povero quindi mi tocca lavorare per riuscire a sbarcare il lunario e non finire a raccogliere panini mangiati dai bidoni dell’immondizia austriaci e/o ridurmi a bere il disinfettante per le mani come ho visto fare in un video americano.
Bene, messo in chiaro il fatto che non sono ricco e quindi tutte le richieste di sostegno ecc. cadono nel vuoto e considerato il fatto che TMI mi permette solo di tenere, come seconda casa, il casolare in Toscana con quegli 80 metri quadri di parco di fronte a casa e non molto di più, possiamo procedere con il tema principale: le letture estive.
Era già da un po’ che mi stuzzicava l’idea di leggermi qualcosa dei Cannibal Corpse, ma non ho mai avuto il tempo, così ho approfittato di un po’ di giorni in Croazia per svaccare completamente e imbruttirmi in spiaggia godendomi una lettura tutto sommato leggera come quella offerta da McIver.
Bible of Butchery non è altro che questo: un libro veloce, spigliato e che non ti fa ammattire nel ricordare mille cose. I due libri sui Black Sabbath, ad onor del vero, avevano una profondità maggiore e una capacità di analisi di gran lunga superiore a questo biografia ufficiale, anche se non credo che l’intento di McIver fosse quello di sondare la band americana ad un livello così profondo come fatto da Popoff con i Sabbath.
Ci sono elementi di interesse, e non potrebbe essere altrimenti visto che il 90% del libro è inteso come una storia orale della band, con interviste ai cinque membri (c’era ancora Pat O’Brian) e alcune canzoni selezionate vengono “analizzate” dal songwriter principale, anche se questa analisi si ferma ad un livello molto superficiale e rasenta più il ricordo che altro.
Bible of Butchery, come avete capito, non è il classico libro cattedratico, pesante e con lungaggini insensate; questo è un punto fondamentale per una lettura “da spiaggia”, ma è anche il suo punto dolente. Fornendo poco su cui soffermarsi, la biografia dei Cannibal Corpse ha poca profondità e non mi ha spinto a tenermi a mente un singolo passaggio o la voglia, naturale, di andare a rileggermi il libro in un prossimo futuro.
Se avete qualche soldo da buttare o siete dei fan della band, prendetelo come svago e lettura “da cesso” (non è dispregiativo, ma è il momento perfetto per certi libri); se ci tenete al conto in banca, tenete i soldi per un concerto dei Cannibal Corpse, fornisce molte più spiegazioni ed emozioni di questo libro.
[Zeus]

Il Nome della Fossa. Martin Popoff – Born Again: Black Sabbath in the Eighties & Ninties

Son ritornato sul luogo del misfatto e dopo essermi letto Sabotage!, mi son buttato a capofitto nella lettura di Born Again: Black Sabbath in the Eighties and Ninties. Il primo libro di Popoff era fatto talmente bene che mi son lasciato convincere a sborsare altri euro su Amazon per prendermi anche questo e, come potete immaginare, il mio giudizio rimane invariato. La qualità della scrittura è alta, con ottimi incastri fra bibliografia, raccolta delle fonti e parti scritte di propria mano; l’insieme delle tre cose è talmente bene armonizzato che non fai fatica a seguire il discorso e anche ad appassionarti ad una storia che, diciamoci la verità, è conosciuta più o meno da tutti gli appassionati dei Sabbath e, spero, anche da chi si ritiene metallaro.
Una notevole differenza sta però nell’analisi dei dischi di questo periodo travagliato del Sabba Nero. Dove in Sabotage! la parte “recensione” era ampia e con analisi molto approfondite su suoni, tecniche e altre piccolezze, in Born Again questa parte va in secondo piano e i brani sono descritti sì, ma con meno “passione”. Si nota, forse, un minore coinvolgimento di Popoff in questo periodo storico di Iommi & Co., visto che il lavoro da recensore sfegatato tiene duro fino a Mob Rules o forse lo stesso Born Again, ma poi incomincia a scemare in brevi commenti e una più generale impressione sul disco in sé.
Il fatto è anche comprensibile, visto che nel periodo ’80-’90 i Black Sabbath erano un porto di mare e una formazione ufficiale era difficile capirla, trovarla e vederla per due volte di seguito. Persino Iommi, uno che ci crede molto, sbanda e incomincia a pensare ad un disco solista per evitare di vedere, e confermare, lo sfacelo in cui si stavano gettando i Black Sabbath a metà anni ’80. Il problema, come sempre, son le case discografiche, gli interessi e tutto il circo che circonda le band e quindi ecco l’abominio chiamato Black Sabbath feat. Tony Iommi per il disco Seventh Star.
Solo vedere quel feat. Tony Iommi dovrebbe farvi capire che la situazione in casa Sabbath non era proprio una delle più rosee.
Popoff però è bravo a non lasciarsi prendere la mano e, come un narratore distante, segue l’evolversi della situazione lasciando parlare i protagonisti e dando spazio, ampio, a chi la situazione l’ha vissuta realmente. In questo contesto, per esempio, fanno sorridere i commenti di Tony Martin. Il singer britannico, il più utilizzato da Iommi post-Ozzy Osbourne, ci crede e nelle interviste per Headless Cross e Tyr spende parole al miele sulla band e sui rapporti interni, non sapendo che a) verrà sbattuto fuori senza mezze misure per far posto a Ronnie James Dio e il suo seguito americano; b) verrà richiamato in fretta e furia e per due dischi – di cui uno catastrofico come Forbidden – e c) verrà deriso in maniera alquanto meschina da Iommi nella sua biografia, intitolata Iron Man.
Pur essendo un mezzo gradino sotto Sabotage!, consiglio questo Born Again senza incertezze. La scrittura è chiara, interessante e non c’è da stupirsi se vi troverete a metà libro in un batter d’occhio; come plus inserisco che getta un po’ di luce su uno dei periodi più complessi della storia dei Black Sabbath e, per chi è appassionato della band, non può che far piacere questo approfondimento.
Tutti son bravi a dire i dischi con Ozzy Osbourne, sì anche Technical Ecstasy, ma sfido io a capirci qualcosa del periodo compreso fra Born Again ed il primo disco con Tony Martin.
[Zeus]