La baffuta mano di Dio – Seventh Star

Porco demonio quante volte ho scritto sta cazzo di recensione? Ormai scrivo recensioni dei Black Sabbath e, in fase di rilettura, scopro di non avere mai un’opinione uguale. Che cazzo di situazione. Seventh Star, poi, non posso neanche considerarlo, a cuor leggero, un album dei Sabbath.

Cristo, se persino Iommi si è messo in featuring, figurati te se io mi metto a discutere con il Riffmaster. Quando ho sentito questo disco per la prima volta, io, che sono un hardcore dell’era Ozzy (ad esclusione di Technical Ecstasy e Never Say Die! che non mi riescono ad entrare nel sangue), ho avuto un colpo al cuore.
Un po’ come vedere da lontano una bella ragazza, avvicinarsi facendo il brillante, e notare che ha il pomo d’Adamo. Checazzo.
Seventh Star non è un album dei Sabbath pur essendo suonato bene e cantato da un Glenn Hughes che riesce a tirar fuori qualcosa di buono pur nella nebbia assoluta della fattanza (non che Iommi, al tempo, non fosse impolverato come un quartiere di Bogotà). Il fatto è che questo disco è un hard rock puro e semplice, con venature blues, ma non ha niente, assolutamente niente, dell’aura oscura che avevano i dischi precedenti.
Posso dire una cosa senza incorrere nelle ire dei puristi Sabbathiani? In quelli che credono che tutto sia perfetto sotto il sole del Dio Iommi?
Ma vi rendete conto che la canzone No Stranger To Love e il relativo video sono imbarazzanti? Cazzo, Glenn Hughes è uno spot per la tossicodipenza, Iommi ha la faccia appesa e tenuta su dalla coca e, ammettiamolo, non capisce perché cazzo è in un video di merda. Taccio, poi, sul concept del video: anche se un appunto lo faccio, “fa cagare il cazzo“.
Gli anni 80 hanno spaccato le gambe anche ai Sabbath sotto molti aspetti, ma dentro questi solchi, fanculo al mondo su cui cammino, ci sono comunque dei riff Iommi al 100%. E, opinioni a parte, è una bella cosa da sentire. Ti fa sentire in pace con il mondo.
PS: sono convinto di aver scritto almeno altre 5 recensioni su web di Seventh Star… e tutte con opinioni differenti.

[Zeus]

Gonfio d’alcool – Ozzy Osbourne in The Ultimate Sin

Ho un affetto incondizionato per Ozzy.
Sono uno di quelli che lo difende a spada tratta e che dice: “cazzo, non si è messo ADESSO a ciondolare per il palco… lo faceva già negli anni 70”. Quando sento questo The Ultimate Sin, però, mi viene difficile riuscire a difenderlo. Sbomballato dalle droghe e dall’alcool, Ozzy registra una porcheria di prodotto e riesce persino ad avere una bella visibilità grazie alla plasticosità di Shot In The Dark. La metà degli anni 80 prendono a ceffoni il Madman e gli fanno tirare fuori un disco che sa di hair metal lontano un chilometro e, dal canto suo, non ha un riff ricordabile.
Fanculo lui e le tonnellate di roba che si è sparato nel naso.
Non sono arrivato subito a questo disco. Ho iniziato la mia scoperta dell’Ozzy solista con Blizzard Of Oz e poi No More Tears, poi ho raccattato dischi qua e la per capire che diavolo avesse registrato il buon Osbourne fra una ubriacatura e l’altra. E fra un Tribute e un Bark At The Moon ti capita anche The Ultimate Sin capisci che non tutte le ciambelle sono uscite col buco.
Probabilmente il disco di Ozzy che ascolto meno in assoluto. Non mi ricordo una canzone una neanche a pagamento. Adesso che ci penso, e lo dico con cognizione di causa, la cover art fa anche schifo e questo è un’ulteriore malus al disco.
Il problema con Ozzy è che non gli puoi voler male per essere tamarro, per prendere il peggio del becero hair metal, dell’hard rock e metal e mescolarli alla bene e meglio e sputacchiarli fuori. Gli si vuole bene, tutti quanti negli anni ’80 abbiamo avuto un momento di debolezza… a lui si perdona questo The Ultimate Sin.
Non ce lo si fa piacere, ma glielo si perdona.
Come se non ci fosse Ozzy, non preoccuparti. Ti aspettiamo con No Rest For The Wicked (che, poi, non è neanche un grandissimo capolavoro).
[Zeus]

I AM THE ONE – ORGASMATRON

Diciamolo, da quando Lemmy è morto, tutti adorano i Motörhead. Tutti erano fan dagli inizi. Tutti ne hanno sempre parlato bene. Poi ti ricordi i discorsi e ti viene da tirare su un bolo di catarro e sputare. Perché è sempre così: i Motörhead sono diventati alla portata di tutti (come gli AC/DC, che vengono visti anche da gente che con l’hard rock non c’entra un cazzo di nulla) e tutti possono permettersi di dire qualcosa a riguardo.
Preferivo, sinceramente, quando sentivo il classico: Lemmy fa da una vita lo stesso disco.
Vero, ma sapete una cosa? Lo fa anche bene. Era il suo stile, non l’ha copiato da nessuno.
Visto che nel 1986 ero ancora in preda alla sbornia da Cristina D’Avena (con molta probabilità, a bruciapelo non mi ricordo cosa ascoltassi quando avevo 5 anni), i Motörhead sono arrivati alle mie orecchie sull’onda di Ace Of Spade (una delle canzoni che sanno tutti, ma tutti… anche a cazzo di cane) e poi, con l’età che prendeva il sopravvento, ecco che è arrivata la cover dei Sepultura di Orgasmatron. E botta. Avete presente come la suonano i quattro brasileri? Sporca, grezza, cattiva, bruciata? Ecco come sono entrato in contatto con questo disco di Lemmy & Co (esatto, si chiama Orgasmatron).
Sono entrato dalla porta di servizio, perché fino a quel momento conoscevo sì e no un paio d’album. Il resto mancia. Poi ho sentito Orgasmatron rifatta dai Sepultura e sono andato a scoperchiare il vaso di pandora… e da qua ecco Deaf Forever e compagnia cantante.
Ammetto una cosa, in chiusura, non sono mai stato un fan hardcore di Lemmy&Co. Conoscevo solo una ragazza che era sfegata dei Motörhead, una di quelle che li esaltavano in tempi non sospetti.
Per me i Motörhead sono una costante: qualcosa che c’era, c’è e ci sarà (anche adesso che Lemmy ha lasciato questa valle di lacrime).
Se ho voglia di gettarmi in qualcosa che conosco, un loro disco non tradisce mai.

[Zeus]

Non ho voglia di fare una recensione di questo disco. E’ un disco dei Motörhead, non c’è niente da dire.
Voglio più che altro fare una riflessione su cosa sono significati i Motörhead per me, che nell’86 avevo 5/6 anni.
I Motörhead erano un punto fisso, qualcosa che c’era stato, era presente ed ero sicuro, fino a gennaio, che ci sarebbero sempre stati. Non era un gruppo, era più un entità astratta, che ti dava un senso di stabilità; li concepivi come se fossero sempre esistiti, facevano quel tipo di musica da sempre e l’avrebbero sempre fatta, sempre. Quando è morto Lemmy, ho avuto quella sensazione come quando torni dalle ferie, che ci metti un attimo a riadattarti ai ritmi del lavoro. Qualcosa che si dava scontato fosse eterna era finita, ora bisogna andare avanti senza i Motörhead.
Sono sicuro che si vedranno sempre in giro sempre magliette dei Motörhead, ma per favore, ogni tanto ascoltate anche qualche disco dei Motörhead, che la cosa che si tende a dimenticare, che oltre che all’essere un immagine iconica di un certo tipo di rock, Lemmy scriveva anche ottime canzoni, e ne ha scritte molte altre oltre Ace of Spade.

[Skan]

MANNAGGIA AI SINTH

Questo disco, per me rappresenta la delusione.
Ero in fissa piena coi Maiden, e cercavo di recuperarmi tutti i cd loro (all’epoca non c’era l’internet), quindi la discografia me la stavo facevo in modo sparso, facendomi passare i CD da gente varia e quando avevo soldi comprando le ristampe via posta da Nannucci. Il tutto senza logica, nel senso, che se trovavo uno che aveva X Factor, quello me lo facevo passare, la settimana dopo magari mi recuperavo Killers, poi il mese dopo compravo Piece Of Mind, e così via. Un giorno vado a casa dalla mia ragazza di allora e vedo SOMEWHERE IN TIME nascosto tra la merda varia dei CD del padre; con qualche scusa me lo faccio prestare e me ne torno a casa, lo metto su e… niente, cazzo, questi suoni con i sinth non sono riuscito a digerirli. Poi, ascoltandoli dal vivo e riascoltandolo 1000 volte, ho rivalutato grandi canzoni come Wasted YearsCaught Somewhere In Time o Alexander The Great, però non è di certo l’album che mi fa impazzire.
E poi quei sinth… Io mi aspettavo chissà che, i Maiden non mi avevano mai deluso fino ad allora.. Va beh, si andò avanti, i Maiden mi riservarono altre soddisfazioni nel tempo.
Ah ragazzi, questa è la mia opinione, non seppellitemi di insulti, che i fans dei Maiden sono giusto meno permalosi di una vegana nel periodo premestruale, eh!

[Skan]

Se io dico PEACE SELLS voi che rispondete?

Una volta io e un mio amico abbiamo deciso di sfruttare un bonus cinema gratis e trovarci, dopo lavoro, per andare a vedere al cinema i Big 4.
Era un giorno infrasettimanale, siamo arrivati al cinema subito dopo lavoro, un po’ in ritardo, e lo spettacolo era già iniziato. In più, il nostro bonus cinema non era valido per la proiezioni di concerti. Ma nessun problema, avendo la faccia come il culo e sfruttando il fatto che la direttrice del cinema si sentiva in colpa di aver fatto entrare gratis allo stesso spettacolo il suo ragazzo (W l’ITALIA!!!), ci siamo accordati con lei che saremmo entrati e non avremo dato troppo nell’occhio, nel caso fosse entrato un ispettore o chi sa chi a chiederci il biglietto. Entrammo in sala giusto per vedere iniziare lo show dei Megadeth. Ci sediamo dietro, togliamo le giacche, cerchiamo di non disturbare chi era già seduto e niente, a Peace Sells eravamo a cantare a squarciagola e fanculo a chi guardava, perché quando partono certe canzoni… che ve lo dico a fare, certe canzoni sono fatte per essere cantate, per muovere la testa ai concerti, per premere l’acceleratore in auto, per fare air-guitar durante gli assoli, per fare le corna e le facce brutte quando passi davanti ad uno specchio e per essere urlate ai cinema.
E PEACE SELLS, di queste canzoni ne è zeppo.
Quindi, quando tornate a casa, mettete su questo disco e pogate un po’ con i vostri figli, alzate il volume, e urlate i ritornelli in inglese stentato finché i vicini non bussano con la scopa sulle pareti, che ogni tanto il metal serve anche a questo.
You, my next victim! YOU NEXT TO DIEEEE!

[Skan]

Che cazzo posso aggiungere io, che non ha già detto il buon Skan qua sopra?
Facciamo così, io vi racconto un’altra cosa. Una riflessione alla buona, di quelle che si fanno quando ci si incontra al pub e, dopo aver capito che fine hanno fatto tutti i conoscenti in comune, ci si mette a parlare di metal.
Peace Sells… But Who’s Buying? è la ragione o, almeno, una delle ragioni per cui gli attuali Megadeth vengono accusati (e ci manchrebbe altro) di essere solo dei signori di mezza età spompi e senza idee. Se ti confronti con delle bombe come queste (o un Rust In Peace, ovvio), parti che hai perso… c’è un cazzo da fare. Spiacenti, incassa e porta a casa.
Hai voglia te a giustificare la maturità, la vecchiaia, i soldi fatti (e sputtanati in chilotoni di droga), il born-again che ha sfondato i coglioni un po’ a tutti… ma se i pezzi non ci sono e, nel passato, nella sfrenata giovinezza, ti trovi pallottole all’uranio impoverito come Peace Sells, Devils Island etc cosa puoi dire?
L’unica cosa sensata, ve lo dico io, è andare nel vostro reparto CD, tirare fuori questo disco, metterlo nell’Hi-Fi (o metterlo in riproduzione su iTunes) e ascoltare Peace Sells… But Who’s Buying?
Fatto questo, andate da chi non lo conosce e, con bontà, gli passate il CD e lo convertite.
Il buon metallaro fa proseliti e converte al VERO verbo chi, nella cecità dell’eresia, conosce solo i Limp Bizkit… e li reputa metal.

[Zeus]

La recensione doppia: Slayer – Reign in Blood (1983)

Esistono dischi più veloci di Reign in Blood? Sì.
Esistono dischi più pesanti di Reign in Blood? Hai voglia!!
Esistono dischi più brutali di Reign in Blood? Ci puoi scommettere, son passati 30 anni!!
Esistono dischi come Reign in Blood quindi? No, non esistono.
Da quando parte Angel of Death fino all’ultimo attimo di Raining Blood è tutto in tensione, è tutto un fiume in piena che ti travolge, con tutti i componenti degli Slayer che ti scaricano addosso la loro rabbia senza un attimo di pausa. Disco pazzesco. Quando è finito neanche ci credi, che ti sei preso tutte ‘ste mazzate eppure sei così contento; un disco che ti fa sudare solo ad ascoltarlo e il tutto in 30 minuti.
Credo che non devo dirvi il significato che ha questo disco per tutta la scena metal e neanche di consigliarvelo, perché lo avrete già ascoltato 1654 volte al minimo.
Queste sono cose che fanno proprio bene allo spirito, cose fatte bene, proprio come piacciono a noi.

[Skan]

Mi ricordo che quando mi hanno passato Reign In Blood, e l’ho messo nel mio lettore CD portatile (ve li ricordate ancora? Altro che ipod, Cristo, quella era la scomodità fatta oggetto per andare in giro), mi è arrivato uno schiaffone in faccia da 30 minuti. Niente di più e niente di meno. Ho avuto la sensazione di aver ricevuto un manrovescio da uno con la mano particolarmente pesante.
Il motivo? I ritmi, parossistici, la violenza verbale e sonora, gli assoli veloci, compressi, e i temi trattati. Ecco. Il mix ti faceva capire che, con gli Slayer, giocavi in un campionato ben diverso da quello che frequentavi di solito. Passare dal campionato e arrivare in Champions League (tanto per fare un paragone a cazzo di cane che ci sta sempre nelle recensioni).
Non mi metto neanche a fare il track-by-track, come vedo fare in altri siti, perché è lesivo per l’intelligenza di chi legge:
1) se hai già sentito questo disco, allora sai di cosa parlo;
2) se non hai mai ascoltato Reign In Blood allora meglio che ti metti in pari.

La sua importanza? Fondamentale. E lo dice una cosa: se nel 2016 ci sono x-migliaia di band (e fan) che lo riveriscono un motivo c’è… e se i dischi più compatti, brutali e veloci vengono etichettati come “gli Slayer del [aggiungete genere metal estremo a caso]” vuol dire che dopo 30 anni Reign In Blood ha settato uno standard.
Però, a conti fatti, irraggiungibile.

[Zeus]

Bon Jovi – Slippery When Wet

Questo disco, come il suo autore, non è la mia tazza di tè, ma devo riconoscere che ha vinto tutto.
Dopo 30 anni le radio lo passano ancora. A Virgin Radio mi sa che c’è gente che ci ha fatto la carriera passando sto disco ininterrottamente per 30 anni.

[Skan]

Giovanni Bon Giovanni non l’ho mai apprezzato.
Qualche anno dopo la sua uscita (ricordiamolo: 1986), mi ricordo le ragazze che, quando partiva You Give Love A Bad Name nella compilation del “mettitore-di-dischi” della festa, si scioglievano come ghiaccioli al sole (a parimerito con Wanted Dead Or Alive). Giovanni Bon Giovanni, per loro, era il cowboy con il cuore tenero, per me era uno che aveva capito come mettere in caldo la fava.
La sua musica, in ogni caso, non mi è mai piaciuta.

[Zeus]