AC/DC – The Razors Edge (1990)

Razorsedge.jpg

Nella sterminata carriera degli australiani ci sono dischi che vengono snobbati di sana pianta (sapete quali sono), alcuni idolatrati (anche qua, suvvia) e poi ci sono quelli come The Razors Edge. Questa tipologia di LP subisce una strana congiuntura astrale che, per quanto ti sforzi in maniera oscena, non ti permetterà mai di ricordare granché oltre quell’unica canzone bomba che conosci a memoria.
Per me è Thunderstruck. Questa canzone riassume, e completa, il disco. Non riesco mai a ricordarmi niente oltre questo brano. Non saprei dirvi perché ma tutto il disco scompare dietro l’ingombrante apertura. Thunderstruck è il Varenne del disco, ma è anche la sua zoppia peggiore, perché tutto il disco subirà questo effetto di essere “la canzone che viene dopo la prima”.
E sì che, con un Wright in meno dietro le pelli e un Slade a sostituirlo, The Razors Edge non è un brutto disco. Non è al livello di Ballbreaker, questo è certo, ma ha la sua dignità assoluta con brani come Moneytalk o la stessa Fire Your Guns, canzoni che sono AC/DC al 100% e non servono neanche i 5 secondi di Saraband-i-ana memoria. Lo senti dal suono di chitarra, dalle ritmiche e, vabbeh, diciamolo prima che mi scappi in altri termini: dal tono fastidioso e irritante di Brian Johnson, uno dei cantanti che vorrei doppiati da qualcuno.
Ma sono problemi miei.
Il fatto è che gli AC/DC, nel 1990, si trovano stretti in un mercato che sta subendo una modifica sostanziale della sua pelle: arrivano i grungettoni, il thrash incomincia a faticare, c’è la ribalta del death metal e i Judas Priest originali fanno uscire l’ultimo album immenso prima di cambiare singer e entrare in crisi di mezza età.  Il mondo della musica cambia e loro rimangono sempre gli stessi. Il che, parlando di una band come quella dei fratelli Young, non è certo un punto negativo. Lo sapete benissimo anche voi. Il problema vero sta tutto nell’insieme di idee, o mancanza di vera nuova ispirazione, che percorre The Razors Edge. Le canzoni le abbiamo nominate, ma poi c’è altro? Scrostando la patacca di riconoscimenti, premi, dischi d’oro e di platino, c’è ancora qualcosa di veramente nuovo ed energetico da dire?
Con The Razors Edge frenano e giocano sicuri, scaricando l’adrenalina unicamente nella traccia d’apertura… e poi via a passo di marcia. Forse è questo il motivo per cui gli preferisco, senza se e senza ma, un Ballbreaker. Perché il disco del 1995 ha idee, energia e attitudine che nel 1990 mancano o, senza essere troppo drammatici che non va bene, non sono completamente sfruttate.
La risposta al 1990 degli australiani è stata la più naturale in assoluto: quando tutto cambia, quando il mondo della musica e il mercato discografico risentono di un terremoto (peggio di quando arrivi a mangiarti un piattazzo enorme di crauti), l’importante è mantenere la calma e l’identità, la coscienza di sé stessi. Non bisogna sventolare, adagiarsi e cambiare. Bisogna rimanere AC/DC e questo punto, cari miei, loro l’hanno rispettato.
Malcom e Angus Young hanno tirato fuori un disco AC/DC e, per evitare di rincorrere le farfalle e le luci di un mondo nuovo, hanno fermato, per un po’ di anni, il tempo che passava. Il risultato? Semplice, The Razors Edge, che vi piaccia o no.

[Zeus]

Annunci

AC/DC – Ballbreaker (1995)

Sarò onesto con voi, gli AC/DC non sono stati il motore per la mia conversione al metallo. Ve lo dico conscio del fatto che la band dei fratelli Young è quanto di più semplice (nel senso ampio del termine: quindi accessibile) da sentire ed è una delle porte in cui un adolescente può entrare nel fantastico mondo del metallo pesante.

Ve lo dico io che, da figlio unico, non ho mai avuto nessuno che mi desse i propri dischi metal o hard rock da ascoltare. Tutto quello che girava, era quello che mi toccava scoprire con fatica e, vista la qualità delle cose reperibili in epoca pre-internet, molte delusioni uditive. Se poi teniamo conto che nessuno delle persone che conosc(ev)o ascoltava hard rock o metal, il gioco si faceva più difficile.
La mia porta verso gli inferi è stata grazie ai Black Sabbath e, di questo, non posso che ringraziare il Grande Capro un giorno sì e l’altro anche. E sì che io ci avevo tentato a chiedere un disco metal nella gioventù, nell’occasione era Somewhere In Time dei Maiden – che fra l’altro ha recensito il buon Skan un po’ di tempo fa-, e mi è arrivata fra capo e collo una cassetta completamente diversa: una dei Nomadi.
Mannaggia ai Nomadi e a Io Vagabondo. Non è vero, da quel punto mi sono anche appassionato ai cantautori italiani, finendo poi per limitarmi al Faber e a Guccini. Capra ero e capra sono rimasto.

Torniamo a noi e agli Ac/Dc. Detto che non mi hanno introdotto al metal, che ruolo hanno avuto e, di più, che ruolo ha avuto Ballbreaker? Ve lo dico subito e ve lo dico chiaramente: mentre tutti andavano sciacquandosi la bocca con dischi inutili sentiti per la radio, Ballbreaker è diretto, groovy (ditelo come fa Austin Powers, please) e ti fa scattare la air guitar senza neanche pensarci. Con Ballbreaker i fratelli Young giocano semplice e sparano fuori quello che hanno fatto da sempre con l’audacia e la competenza di oltre vent’anni di mestiere. Perché Ballbreaker presentava, all’epoca, il ventennale per la band australiana e loro si saranno detti “spariamo fuori le cartucce migliori, senza complicare la faccenda”.
Vi dico una cosa, hanno fatto dannatamente bene. Perché dopo questo disco, signore e signori, il sound non ha più raggiunto quel supremo mix di rock che fa di Ballbreaker quello che è. Dopo i dischi sono di mestiere e con poche vette, mentre il disco del 1995 ha, contando bene, una cosa come 11 potenziali singoli.
Undici. Potenziali. Singoli. 
Dove cazzo trovate un disco con così tante canzoni che ti rimangono addosso? Forse forse si ritorna indietro a Back In Black del 1980. Epoche preistoriche per certe generazioni.

Come detto, non posso certo ringraziare Malcom e Angus Young di avermi introdotto al metal o aver aperto il pentolone infernale, ma posso di certo ringraziare il fratelli australiani per avermi dato anni e anni di musica che, ancora oggi, mi fa venire voglia di alzarmi dalla sedia e fare un po’ di sana air-guitar.
Se non mi credete su Ballbreaker, non posso certo biasimarvi, ma posso darvi degli stronzi, no?
[Zeus]

 

Airbourne – Breakin’ Outta Hell (Spinefarm – 2016)

airbourne-breakin-outta-hell

Mannaggia la vacca, sono anni che continuo a blaterare sul fatto che gli Airbourne sono solo una copia degli AC/DC e adesso, 2017 D.C., mi ritrovo a recensire l’ultimo disco in studio: Breakin’ Outta Hell. Sto seriamente pensando di appendermi al chiodo e farla finita, un tempo avevo più spina dorsale.
Facciamo la recensione veloce e indolore, come la nota pubblicità. Breakin’ Outta Hell è esattamente come ve lo potete aspettare, perciò una copia degli AC/DC con tanto testosterone in più dato dalla settantina di anni in meno di Angus Young & Co, ma senza l’attitudine gangster che solo uno come Phil Rudd può possedere. Vecchia generazione 1 – nuova generazione 0. C’è poco da fare, se hai venti centimetri di pelo sullo stomaco non ti ammazzano questi sbarbatelli che saltellano sul palco facendo la cover band dei brani cover della tua band.
Breakin’ Outta Hell Rivarly partono forte, non lo nego, ma è l’effetto orchite che provoca il disco dopo la terza volta che lo metti nel lettore Cd a farti assomigliare ad un canotto e far esclamare alla tua ragazza: “hai nascosto un panda nei boxer o stai ancora ascoltando gli Airbourne?“.
Sto ancora ascoltando gli Airbourne, ahimè, ma il filetto di panda è comunque pronto per finire in padella.
Questo è in sostanza il problema della band australiana dei fratelli O’Keeffe: se sei un fan hardcore degli Ac/Dc, potrebbero anche piacerti gli Airbourne e potresti anche apprezzare i quattro nuovi CD tutti uguali e tutti votati allo stesso rock’n’roll suonato anche dallo “scolaretto” Young; se non sei un fan degli Ac/Dc, dopo il primo sfrigolio di adrenalina, ti trovi a cercare di fare la tabellina del 17 mentre ascolti il disco e son cazzi.
Uomo avvisato, mezzo panda salvato.

[Zeus]

https://www.youtube.com/watch?v=gTYZWJEaOUA

 

E SBAM! Il nuovo singolo degli AC/DC

Quanto mi piacciono le notizie degli AC/DC e recensire i loro pezzi. Non devo neanche ricordarmi cosa avevo scritto a suo tempo, che giudizi e che impressioni. Gli AC/DC sono immortali e così resteranno.
E poi mi chiedo, ma qualcuno ha realmente voglia di recensire un brano della premiata ditta Angus&Co.?

Ma veramente volete farlo?
Suvvia, non diciamo cazzate.