Delirium X Tremens – Troi (una seconda opinione)

troi

Qualche tempo fa, Skan ha recensito il nuovo disco dei bellunesi Delirium X Tremens: Troi. Sono mesi che mi riprometto di dire la mia opinione su questo disco e solo oggi mi sono deciso ad approcciare la cosa.
Vuoi te che conosco i Deliri da moltissimi anni e, ad ogni loro uscita, mi prodigo per recuperare il loro CD, ma recensire un loro disco è difficile e foriero di (mia) sventura nonché di possibili (dicasi, probabili) castroni.
Come cerco di spiegare sempre: se sei un fan, meglio che cerchi un hobby diverso da quello del recensore.
Non imparerò mai; quindi mi sono gettato anima e corpo nell’ascolto ossessivo del disco. All’inizio ci avevo sbattuto il grugno e non avevo trovato quello che volevo. Sarà che il precedente Belo Dunum, Echoes From The Past era un disco tanto rivoluzionario, quanto tradizionale, per i bellunesi che mi è rimasto impresso in maniera molto positiva. Se poi tenete conto che Belo Dunum l’ho assimilato per ben 5 anni prima di sentire Troi, capirete che l’approccio alla nuova fatica in studio partiva sotto una brutta stella.
Mai giudizio fu superficiale e avventato.
Dove Belo Dunum era paradossalmente quasi di facile assimilazione (in relativamente pochi ascolti, riuscirete ad assimilare alcuni punti chiavi dei brani e così renderli fruibili in breve tempo), Troi parte subito con un approccio meno diretto, meno lineare e memorizzabile. In altri termini, una canzone come (la stupenda) Artiglieria Alpina in Troi non la trovate. Non la trovate non perché ci sia qualità inferiore o meno ricerca o quant’altro. Non la trovate perché l’approccio che hanno avuto i Delirium X Tremens in questo disco è diverso e così l’unica traccia che richiama Artiglieria Alpina, Spettri nella steppa, ha bisogno di molti ascolti prima di trovare la chiave delle (molte) sfumature che la contraddistinguono: il cantato, il testo, la musica, le contaminazioni e tutto lo spettro di soluzioni scelte dalla band per rendere, in musica, la drammaticità della ritirata alpina dalla Russia.
Sempre Skan, nella sua recensione, parlava appunto di un approccio a tre teste: pezzi più diretti e brutali, pezzi con più contaminazione e brani che sono contaminati al massimo. Non posso che concordare e, come lui, sono affascinato più dai brani contaminati dalla tradizione montanara e alpina, le nostre montagne, rispetto a quelli più diretti, straight forward (usando i termini di chi sa recensire), e quadrati. Forse perché i pezzi più contaminati sono quelli più personali, quelli in cui la rielaborazione del death metal della band assume un carattere più maturo e cangiante. Brani come Col di Lana, Mountain of Blood o la stessa Spettri nella Steppa sono la testimonianza diretta che non è necessario andare a scavare nella mitologia vichinga per risultare epici e tragici nello stesso tempo; abbiamo storie di eroismo, valore, genio e sangue anche nelle nostre terre e nella nostra tradizione.
Tutto bello, direte?
Diciamo che è difficilissimo tirare le fila del discorso a causa della premessa che ho anticipato all’inizio del pezzo. 
Troi 
è indubbiamente un buon disco e ha alcuni ottimi momenti, ma ci sono tracce che, pur avendo una logica all’interno del concept del disco, non mi hanno fatto impazzire (Owl è forse il brano che meno mi ha impressionato).
Lo so che l’avventura dei Delirium X Tremens parte, ufficialmente, con l’LP CreHated From No_Thing ma, forse, è con Belo Dunum… che i bellunesi si sono tolti le vesti della “solita” band death metal e sono diventati una nuova formazione.
Se guardiamo a questo dato e poniamo il 2011 come data di partenza dei “vecchi-nuovi” DXT, attendiamo il terzo disco per la definitiva conferma del valore della band.

[Zeus]

Delirium X Tremens – Troi

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Recensire questo disco è difficile.
Diciamolo subito, l’album è molto bello, sia nelle parti di puro Death metal che in quelle più sperimentali. Ma il problema è un altro. E’ che non riesco ad essere obbietivo.
Punto uno: ho avuto il piacere di conoscere i fioi, e mi stanno pure simpatici.
Punto due: quest’album è pregno di atmosfere
montanare, sia nel mood che nelle tematiche, ed io che da casa mia ho l’orizzonte libero solo a sud, le sento facilmente mie.
Per questo motivo, cerchiamo di fare un analisi il più sterile possibile: si tratta di un Death metal con molte contaminazioni e, come avrete capito, le contaminazioni sono di tipo “montanaro”, quindi cori alpini, strumenti rurali, rumore boschivi, interventi in dialetto bellunese e chi più ne ha più ne metta. Non tutte le canzoni sono contaminate: alcune sono puro Death metal, altre invece hanno leggera contaminazione e, infine, ci sono quelle che sono contaminazione pura.
Il risultato, beh a me piace, soprattutto le parti contaminate, anzi se devo essere sincero, la canzone col testo in italiano, Spettri nella steppa e col di lana (col suo coro alpino finale), sono di gran lunga le migliori ma, come spiegato prima, io non faccio testo.
Anzi, a quando un disco tutto in italiano?

[Skan]