Behemoth – Thelema.6 (2000)

Che Thelema.6 certifichi la decadenza dei Behemoth è cosa abbastanza banale da affermare. Non perché contenga esclusivamente puttanate, anzi da questo disco del 2000 i Behemoth tireranno fuori almeno due/tre protagonisti delle scalette live del prossimo futuro (Antichristian Phenomenon, Natural Born Philosopher Christian to the Lions) e sono almeno due più di quanto continuano a prendere da dischi precedenti. E, senza scherzi, riascoltati dopo diverso tempo dall’ultimo ascolto decente che ho dato a questo disco, i tre brani citati sono effettivamente le canzoni migliori del lotto. Il resto continua a perdersi dietro un’inconsistenza fatta di ritmiche ispirate al Medio Oriente, ancora più velleità death e diversi elementi molto fastidiosi: l’abuso dei pinch armonici e un mixing incomprensibile degli strumenti. 
Allergico a ritentare la strada già percorsa nei dischi precedenti, su Thelema.6 Nergal cerca una via diversa dalle ritmiche complesse contenute nell’esordio di Inferno dietro il drum-kit e dalla colata di piombo con cui aveva saluto il 1900.
Il risultato è un qualcosa che si fatica a capire, visto che il disco non riesce a mantenere un’identità precisa fratturato com’è fra tutti gli elementi che lo contraddistinguono e che lo portano ad essere quasi un’enorme sperimentazione, piuttosto che un LP coerente e diretto al bersaglio. Sentitevi i riff di Nergal e poi ditemi che non ho ragione (ce l’ho, ma sono democratico e faccio finta di chiedere un vostro parere). Fra le citate suggestioni mediorientali e una miriade di riffing fratturati, dall’enorme groove sì ma diverse volte vuoti, fini a sé stessi o semplicemente non capaci di restarti incollati in testa (The Universe Illumination), il disco non si schioda l’etichetta di classico “LP dei Behemoth” – che consiste in una serie di canzoni tutto sommato valide, ma che è difficile ricordarsi.
Se sulla prova di Inferno non ci sono appunti da fare, è Nergal che sembra perdersi sia nella musica, osa troppo in termini di sperimentazione senza riuscire ad arrivare ad una reale conclusione, sia nelle vocals, incisive sì ma mixate malissimo. Quando però il duo funziona, e oltre alle tre canzoni citate ci sono altri momenti in cui tutto funziona, allora ti verrebbe da prendere a sberle il frontman polacco, perché la riuscita di una canzone è misurabile dalla voglia di riprendere un certo passaggio e riascoltarselo e/o dalla capacità di farti alzare al cielo la mano cornuta.
Il resto sono solo brani che scorrono senza incidere realmente e questo è un problema che ha attanagliato (?) i Behemoth per moltissimi anni. 
Anche dopo vent’anni non mi riesce di giudicare Thelema.6 come un album riuscitissimo, visto che si basa su tre canzoni d’impatto e una marea di pezzi che ti dimentichi a breve giro di posta. Ci saranno persone che stravedono per questo disco, io non sono fra quelli, ma ammetto che mi ha regalato momenti notevoli durante i concerti – quelle due o tre canzoni, dal vivo, rendono eccome. 
[Zeus]

La nuova vita di Nergal. Behemoth – Satanica (1999)

Ditemi voi come fate a rimproverare a Nergal il suo cambio di rotta dal black degli esordi all’attuale blackned death. Perché se Pandemonic Incantation del 1998 era ancora un ibrido fra quello che erano e quello che sarebbero diventati, Satanica è, sempre più, la nuova incarnazione della band. 
Questa evoluzione era telefonata, come lo sfogo della tua ragazza dopo un paio di volte che chiedi “cosa succede?” e con la conseguente risposta “niente”. Avere Inferno dietro al drum-kit e non sfruttarlo adeguatamente è una bestialità paragonabile ad avere Roberto Baggio in squadra e metterlo in porta. Non è una cosa fattibile e non è utile a nessuno sfruttare poco (o male) i membri del gruppo: a volte ci riescono gli Hypocrisy che fanno eseguire a Horgh solo pezzi in mid-tempo, ma questo è un discorso legato alla volontà di Peter di fare quel cazzo che vuole con la sua band. 
Nergal non è scemo e capisce che ha con sé un fuoriclasse e non si sogna per niente di far delle cazzate, lui vuole un certo sound e Inferno glielo procura senza problemi: classica situazione win – win. Che poi questo significa tirar via sperimentazione, cambi di tempo e tutto il resto è un discorso diverso. Pandemonic Incantation è stato un caso particolare, una scheggia impazzita piena di ritmiche intricate e tanto Medio Oriente nel riffing, mentre Satanica è una bestia coesa, un juggernaut che non smette di calpestarti in faccia finché non sono finiti i 35 minuti di durata del disco. 
Questo è un particolare a cui tengo sempre molto: saper dosare la lunghezza di un disco. La capacità di scrivere un disco senza aggiungere cose inutili è da rimarcare, visto che per i Behemoth questo significa una serie di brani pesanti, ma fondamentalmente anonimi e/o poco efficaci. 
Satanica è l’equivalente di un moderno centrocampista di qualità: ha fiato da vendere e attitudine al contrasto duro, ma i lampi di genio non sono proprio nelle sue corde – ci sono momenti buoni, ma la scintilla non è qua.
Gli otto brani non hanno nessun vero filler, ma neanche nessuna canzone che, come nel successivo Thelema.6, sarà un momento imprescindibile dei concerti (forse l’iniziale Decade Of Therion). Come detto sopra: i brani spaccano, sono compatti, ma non ti entrano dentro e questo è forse da collegare al songwriting di Satanica.
Per un simulacro di perfezione, invece, possiamo attendere fino The Satanist.
Sotto l’aspetto puramente d’ascolto, invece, il cambio di passo dal precedente disco è minore: il growl di Nergal è ancora ruvido e cattivo, lontano anni luce da quello più pomposo ma inoffensivo del post 2000, mentre il sound è ben bilanciato fra elementi di pulizia (batteria e basso, entrambi esplosivi ma limpidi) e sporcizia (le chitarre rimangono grosse,  oneste e ruvide anche durante i soli).
Il primo passo verso il cambiamento, ecco come possiamo descrivere Satanica. Il 1999 segna il classico “Il re è morto, viva il re” per i polacchi. Muore il black metal originario ma rinasce una creatura diversa, più “mainstream”, e capace di toccare vette altissime come su The Satanist, ma anche momenti di difficoltà come The Apostasy o Evangelion. Le radici di quello che tutti i moderni metallari conoscono come Behemoth sono qua dentro, mentre per tutti gli altri, la band polacca è morta proprio con questo disco.
[Zeus]

Behemoth – Pandemonic Incantations (1998)

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Il 1998 è un anno di passaggio anche per i polacchi Behemoth. Già con il precedente Bewitching The Pomerania, e l’ingresso di Inferno dietro al drum-kit, il sound si era spostato dal black metal ad una forma imbastardita di death e black metal. Con questo Pandemonic Incantations la progressione verso il sound che i Behemoth hanno oggi si fa sempre più deciso. In Pandemonic Incantations, infatti, non si può ancora parlare di blackned death metal tout-court, ma neanche di black metal vero e proprio, siamo nella zona grigia fra i generi e Nergal arriva a registrare un disco con i contro-coglioni. Già, perché prima di arrivare a Satanica è qua che si intravvedono i prodromi del sound possente, dalle influenze provenienti direttamente dal Medio Oriente e le strutture più complesse, quasi progressive, del suono dei polacchi.
Questo è quello che risalta del disco, le strutture. Non c’è velocità assoluta, anche se la batteria di Inferno sembra rispecchiare in maniera piena il suo nome: doppio pedale come se piovesse, un tappeto senza soluzione di continuità, e un dispiego di piatti importante e preponderante. Le strutture, come detto, sono particolari: hanno break, ripartenze, parti veloci e mid-tempo, come se ci fosse una sorta di schizofrenia controllata in tutto il disco. Il risultato è convincente? Diciamo che arriviamo al 70%, ha un suo perché, ma io sono convinto che la perfetta definizione del sound blackned death metal che sarà il trademark dei Behemoth si raggiungerà solo con The Satanist.
Quello che mi piace di più rispetto agli album successivi è l’uso del growl di Nergal. Per qualche motivo ha un carisma maggiore con questa tipologia di growl, più profondo del classico scream black metal, ma non ancora la versione declamatoria che poi il singer polacco adotterà degli album successivi. Versione declamatoria che, in molte occasioni, risulta addirittura monocorde e poco avvincente, almeno fino all’utilizzo fatto sul disco del 2014, ma forse il giudizio è falsato dall’alta qualità media delle canzoni presenti su quel CD.
Senza andare a fare un track-by-track, si può però sottolineare un aspetto: 7 canzoni più una intro e un’outro, 37 minuti di tempo e, a ben vedere, nessun filler e nessun brano capace di restarti incollato nella testa (colpa/merito anche della suddetta “poca immediatezza” nella struttura delle canzoni); un disco che non presenta subito la tipica “problematica Behemoth” – problematica descrivibile con: pezzi eccellenti che ti rimangono in testa e altri che non ti ricorderesti neanche a pagamento.
Pandemonic Incantations ha un solo grandissimo difetto, secondo me. Uscito nel 1998, in pieno cambiamento del mondo musicale e della sensibilità della band, si trova fra Grom (e il periodo black) e Satanica (che coincide con l’inizio del periodo death), quindi non viene reputato né carne né pesce. Un vero peccato, visto che stiamo parlando di un buon disco, abbastanza malvagio e dal sapore vagamente orientale.
Forse sarebbe il caso di rivalutarlo e quale momento migliore di questo, visto che stiamo parlando di un disco uscito proprio 20 anni fa?
[Zeus]

Il nuovo dei Behemoth – I Loved You at Your Darkest (2018)

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I Behemoth sono come una ragazza che ti è sempre piaciuta e ha molti tratti che ti fanno arrappare lasciandoti a cazzoritto. Elementi, questi, che ti fanno simpatia e che, pur non frequentandola in maniera assidua, te ne faranno parlare sempre bene o, almeno, in maniera positiva. Poi lo sai, ella ha certe qualità che ti rimangono impresse e, di quelle, ne sei profondamente e le metti nella tua personale compilation di cose da ricordare. Il problema è che, ad un certo punto di tutta questa storia, lei ha fatto il botto. Lei ha tirato fuori una prestazione a letto degna di una Sasha Grey e, porcodemoniocane, ti ha lasciato sfinito e con pochi pensieri oltre al “cristo”. Quella prestazione, nel caso dei Behemoth, è stato The Satanist. Questa botta di vita è il momento culminante di tutto e, guardando indietro nel suo/vostro passato, ti accorgi che ci sono stati anche “momenti down” e che superare quello che ha fatto non sarà fisicamente possibile. Troppi elementi sono finiti nel posto giusto, troppe coincidenze si sono verificate per poter essere una cosa replicabile.
Quello che ho appena detto l’avevano capito anche i Behemoth stessi e, più precisamente, Nergal. Il singer polacco, infatti, decide di mettere in naftalina la sua creatura e uscirsene fuori con un disco stralunato in cui dimostra il suo amore per gente come Nick Cave o, almeno alle mie orecchie, Mark Lanegan.
Questa pausa dura quattro anni.
Sinceramente i Behemoth potevano finire in quel momento, non sarebbe stato il dramma peggiore in assoluto. Ci sono band morte da 10 anni che continuano a uscirsene con dischi sempre più imbarazzanti – qualcuno, prima o poi, dovrà dirgliela questa cosa.
Il suddetto fatto, lo scioglimento all’apice della popolarità e con in canna un disco eccellente come The Satanist, non è avvenuto. Nergal&Co. rientrano in studio e se ne escono nell’anno domini 2018 con I Loved You at Your Darkest.
Quindi, dopo esserti impresso nella memoria le gesta della tizia di cui sopra e averci messo una pietra sopra, ti tocca riprendere in mano la questione e confrontarti con lei – con il dubbio che tutto quello che farà sarà di seconda mano rispetto a prima.
ILYAYD è un disco che non può certo spostarsi da quanto messo in pratica su The Satanist. Non lo può fare perché, con quel disco, Nergal, Inferno e Orion hanno trovato la formula alchemica perfetta per creare l’LP definitivo dei Behemoth. Solo che i polacchi non potevano fare un Satanist #2, quindi ci hanno aggiunto più dark rock, qualche spruzzata di gothic, qualche coro di bambini (che sto odiando a più riprese – God = Dog, titolo che poteva uscire ad un dodicenne, e frustrata da una certa confusione di fondo, alcuni la chiamano “unione delle anime dei Behemoth”, io no.). Dei tre singoli c’è la veloce Wolves ov Siberia e le ritmiche decisamente dark rock di Bartzabel, canzone che non mi dispiace ad essere onesti. Meglio di queste fa Ecclesia Diabolica Catholica, traccia dove finalmente si respira il giusto mix fra tutti gli elementi che sono saltati nella testa di Nergal in questi ultimi quattro anni. E.D.C. quindi vince a mani basse il confronto con il primo singolo God = Dog.
Toccando traccia sei, c’è uno strano momento: ti accorgi che la seconda metà del disco non riesci a ricordarla granché. Ok, c’è Sabbath Mater che ha il tiro giusto e anche Havohej Pantocrator vive sulle ali di un buon climax. Il resto? Le altre canzoni soffrono tutte del morbo dei Behemoth, quello che ti fa apprezzare certe cose, te le fa ricordare e altre te le nasconde alla vista e alla memoria, non per bruttura assoluta, ma perché sono di livello inferiore a quanto proposto sulle tracce bomba. Quindi, dico io, perché ricordarsele?
The Satanist non era replicabile, questo era palese dal momento stesso in cui ho messo il CD nel lettore. Lo sapevo e non poteva essere differente. Con ILYAYD, Nergal tira fuori un disco classico dei Behemoth che, come molti dei precedenti, si farà piacere per certi aspetti e ti lascerà indifferente per altri… ma non avrà mai quella potenza a tutto tondo come The Satanist.
[Zeus]

Inquisition-Entombed A.D.-Abbath-Behemoth – Ljubljana 14.06.2016

È la sera del 14 febbraio e invece di andare a cena con le fidanzate,  noi di The Murderinn, abbiamo partecipato al più blasfemo San Valentino del secolo. Dopo la data Italiana di Trezzo sull’Adda qualche giorno prima, il premiato gruppo Inquisition, Entombed A.D., Abbath e Behemoth, è giunto a Ljubljana, la capitale della Slovenia a pochi chilometri dall’Italia, Austria e Croazia. E da tutti questi paesi sono giunti i fan delle quattro band, per un concerto sold out in uno dei locali migliori della città.

INQUISTION

Il duo colombiano-statunitense  è salito sul palco come da programma alle 18.45 iniziando il concerto con Force of the Floating Tomb tratto dal loro ultimo album oscure verses for the multiverse. Potenti come non mai, ci dimostrano quanta potenza possono sparare in solo due persone. Senza l’ausilio di turnisti e alternandosi sui due microfoni posti ai lati del palco, il cantante chitarrista Dagon, accompagnato alla batteria da Incubus, ci fa sentire Ancient Monumental War Hymn, Dark Mutilation Rites e altri quattro brani, spaziando praticamente su tutta la discografia del gruppo. Alla fine del settimo pezzo, senza salutare come i veri Black Metaller, scendono dal palco e si avviano nei camerini.
Inizia il cambio palco per accogliere gli Entombed A.D.

ENTOMBED A.D.

La band death metal Svedese, nata dopo lo scioglimento degli Entombed nel 2014 che nonostante il suffisso A.D., continuano ad essere gli Entombed a tutti gli effetti e nessuno può dire il contrario. Su una scaletta di 11 pezzi, ben 8 sono le “cover” degli Entombed. Il concerto inizia con Midas in Reverse, tratta dall’album in uscita “Dead dawn”, per poi tornare indietro nel tempo con Strange Aeons, Living Dead e Chaos Breed nello stile duro e puro che contraddistingue il death metal Svedese, alternandole ai pezzi nuovi targati A.D.
Wolverine Blues e Left Hand Path chiudono la loro esibizione. Tra non molto sullo stesso palco salirà la leggenda del Black Metal Abbath.

ABBATH

Ero molto curioso di vedere Abbath dal vivo, vuoi per il suo nuovo album che mi è piaciuto moltissimo, vuoi perché sentire le vecchie canzoni degli Immortal fa sempre piacere, ma perché no, anche per vedere le sue particolari pose e la camminata da Zoidberg. Prima del concerto però un’amara sorpresa. Abbath, senza alcun valido motivo, ha espressamente richiesto di non avere fotografi nel Pit durante il suo spettacolo e a nulla sono valse le proteste dei fotografi presenti all’evento. Il concerto inizia con To War, tratto dall’ultimo album appena uscito, seguito da Winter Bane.
Arriva il momento del primo pezzo dal periodo degli Immortal, Nebular Winters e subito dopo addirittura una degli anni degli I. La scaletta composta da 12 pezzi è terminata con All Shall Fall, sempre dagli anni degli Immortal.  Alla fine del concerto, Abbath è saltato giù dal palco e correndo su è giù nel Pit tra palco e transenna ha salutato tutto il suo pubblico in delirio, prima di risalire sul palco e ritornare nel Backstage. Nel frattempo dietro le quinte i Behemoth si stanno preparando…

BEHEMOTH

Nel buio più nero, inizia a risuonare l’intro di Blow your Trumpets Gabriel e sul palco appare Nergal, chitarrista e cantante leader del gruppo, con due torce accese. Al momento giusto accende due fiaccole ai lati della batteria e inizia lo show. La teatralità dei Behemoth supera ogni immaginazione, con il loro costumi, il fumo, le fiamme, le zampe di gallina e tutto il resto. Una dietro l’altra i Behemoth suonano tutto il loro ultimo album, The Satanist, per intero. Fa la sua breve apparizione sul palco, vestita con un vestitino satanico sexy, Sharon Toxic, la stilista dei Behemoth, che ha curato i loro costumi e una linea di abbigliamento ispirata a loro. Il concerto continua seguendo precisamente il copione, con il chitarrista Seth e l’enorme bassista Orion immobili ognuno al suo lato del palco, mentre Nergal da vero antimessia distribuisce le ostie al pubblico delle prime file. Chiude la parte di concerto dedicata a The Satanist la epica O Father, O Satan, O Son, con una pioggia di coriandoli rigorosamente neri sparati sul pubblico a fine spettacolo. C’è tempo anche per l’encore, con quattro pezzi dagli album più vecchi della band polacca, che fa terminare definitivamente questo San Valentino di blasfemità.

Lo spettacolo è stato organizzato da Dirty Skunks, che nei prossimi mesi porterà nella capitale slovena i Cannibal Corpse e i Krisiun. Ma questa è un’altra storia….

Gallery Behemoth: CLICCA QUI

Gallery Inquisition, Entombed A.D., ABBATH: CLICCA QUI

[Manuel]

Inquisition + Entombed AD + Abbath + Behemoth (Trezzo sull’Adda – 11.02.16)

Questo concerto, per la compagine di Themurderinn del Nord, potrebbe benissimo essere inserito nella lista della “Scimmia sulla schiena”-tour. Ci abbiamo messo un po’ di tempo a deciderci, ma poi ha vinto la voglia di andare a prenderci un paio di pizze in faccia da quattro grossi calibri del black/death metal USA-Europa.
La scintilla del viaggio è stato l’ascolto, pressoché ininterrotto, degli album degli Inquisition, cosa che ha fomentato, e non poco, il duo formato dal sottoscritto e dal buon Skan.
Il problema? Partire troppo tardi.
Risultato? Concerto degli Inquisition perso senza possibilità di revoca (a nostra discolpa, hanno messo il duo colombiano alle 18 ed era difficile riuscire ad arrivare in tempo) e idem dicasi per gli Entombed AD. Per gli svedesi è stato un problema dato dal navigatore che si era fumato qualche etto di hashish digitale e ha sballato location.
Con questo proposito entriamo al LIVE CLUB di Trezzo sull’Adda (ribattezzato subito Trezzo sull’Abbath, perché essere metallari comporta essere anche ignoranti forte… e al ritorno abbiamo anche passato il sempre malvagio Orion Al Serio) e ci godiamo, dopo il classico giro al merchandising, il concerto di Abbath.
La separazione dagli Immortal, dopo aver perso la causa per il nome, non ha portato quelle patetiche convivenze della band con due line-up diverse e due nomi quasi identici…. cosa che mi avrebbe fatto cascare i coglioni a terra. Gli Immortal rimangono gli Immortal (anche se ci sono dubbi su chi ci sarà dentro) e Abbath va solista e tenta di metterci la faccia.
Il concerto segue la pubblicazione del suo album solista (ABBATH) e perciò il set è concentrato al 90% sui brani dell’unico disco a disposizione. Per rimpolpare il set, il frontman inserisce anche alcuni brani di Immortal e degli I (la sua prima fuga solista). Sensazioni? Abbath è un frontman consumato, sa che ha popolarità e seguito, ma è conscio che sta rischiando da solo e perciò riduce il numero di buffonate a qualche siparietto con crabwalk durante All Shall Fall e faccette durante gli stacchi. Il resto è un black dal taglio thrashy e via senza troppi fronzoli. King Ov Hell fa la macchietta di lato, si agita ma, dalle sagge parole di Skan, è “una fighetta“. I due session sono sconosciuti ai più e fanno il loro dovere senza infamia e senza lode.
Pausa e poi ecco che il palco viene addobbato per l’entrata in scena dei Behemoth. L’ultima volta che li abbiamo visti, i polacchi si portavano tutto a spalla… adesso, con i dollari fumanti provenienti dall’ultimo The Satanist, ecco che ci sono nugoli di roadie schiavizzati. Potere dei soldi.
Si abbassano le luci ed ecco che partono i Nostri. Nergal e soci sparano fuori tutto l’album The Satanist, ma in una maniera molto più teatrale del solito. L’aspetto visivo, con immagini proiettati sugli schermi, donne discinte che benedicono il pubblico, ostie dei Behemoth (product placement) distribuite alle prime file, fuoco e fiamme etc, è importante tanto quanto l’aspetto musicale vero e proprio. E, vi posso assicurare, l’esecuzione del disco è perfetta.
I Behemoth sono freddi, teatrali, cattivi e precisi, un vero piacere ascoltarli. La batteria di Inferno si sente benissimo e le voci/strumenti sono ben equalizzati.
Finito il set dedicato a The Satanist, ecco che incomincia una seconda, brevissima, parte di set. Questo secondo atto vede il ripescaggio di alcuni brani più datati (Pure Evil And Hate) e poi tre perle come Antichristian Phenomenon, Conquer All e Chant For Eschaton 2000.
Poco prima di mezzanotte è finito tutto, lasciandoci con la voglia di altre canzoni (As Above So Below, Slave Shall Serve, Christians To The Lions… solo per citarne alcune) che non verrà soddisfatta.
Speriamo in un set diverso per la prossima volta (se ci sarà, viste le voci che girano)… visto che, come avete capito, i Behemoth sono un gruppo con i controcoglioni e da vedere!
Questo non è un consiglio, è un ordine.

[Zeus]

Metaldays 2015 _ Tolmino(Slovenia) – Giorno 5

Con la tristezza nel cuore eccoci all’ultima giornata del Metaldays.
E dalle facce si denota che domani sarà abbastanza tragico il rientro! Per fortuna oggi ci attende una giornata memorabile con tantissime band di culto del nostro grandioso amato genere musicale.
La giornata in sala stampa inizia come al solito prestissimo,tra report da pubblicare, band da seguire, e fotografie quest’anno abbiamo voluto strafare con tutta una serie di interviste bomba curate da me e dalla nostra new entry Grace!
Abbiamo cose succose da farvi leggere!

Ma passiamo alla giornata di oggi.
primissima band che seguo dall’area stampa sono i MANNTRA. fautori di un, così detto, “Balcanic Rock” che a me sembra più un Industrial simile a quello dei Rammstein! Li trovo molto coinvolgenti nonostante sono solo le 15.30 e il caldo regna sovrano. Una cosa che trovo un pò stonata è la lingua.Il cantato in croato, non so lo trovo molto discordante.. ma forse sarà perché non non abituata a sentire quel tipo di pronuncia! Tutto summato una band molto interessante!

E’ tempo della prima tappa sul Second Stage, sul palco ora gli italianissimi CHRONIC HATE con i quali abbiamo avuto anche un interessantissima intervista che leggerete presto! Ma torniamo al Metaldays. Purtroppo per questa esibizione sono orfani del loro batterista Marco,sostituito dalla batterista più Strong d’ italia, ovvero Elisa “Helly”Montin (Prescription Happiness)! Nella loro mezz’ora a disposizione hanno dato prova della loro imponenza musicale. Negli anni per loroè stato un continuo crescendo e tutta la fatica fatta finalmente li ha portati su uno dei palchi più importanti ,per le band emergenti,d’Europa. Un muro di suono sovrasta tutta l’area del second stage e il pubblico comincia ad affluire numeroso. La potenza e violenza della voce di Andrea è supportata in ogni singolo passaggio strumentale dalle chitarre di Daniele e Nicola e dal basso di Marco,passando ovviamente dall’inarrestabile batteria di Helly! Una grandiosa esibizione che ha messo sicuramente in risalto le loro qualità musicali e sicuramente li ha fatti conoscere a un pubblico molto più ampio rispetto alla”ristrettezza” del pubblico italico!

E’ tempo di tornare sul Mainstage… al mio arrivo mi trovo un po spiazzata,sul palco trovo i DR LIVING DEAD… mascherati. Come spesso accade conosco la band musicalmente ma di cui non mi curo mai di scoprirne i tratti somatici,percui era invenitabile che non riuscissi a riconoscerli fino al momento in cui hanno iniziato a suonare! Pubblico che comincia a rimpolpare l’area sotto il palco. Devo dire che a me sta band dal gusto puramente retrò del mio amato Thrash Metal USA, piace davvero tanto. Nella loro scaletta presenti pezzi come “Hard Target”,”Gremlin’s Night”,”Civilized to Death”,”TEAMxDEADx” e altri hanno dato una sferzata di sano divertimento e il primo superpogo della giornata! Ma una domanda porge spontanea…  come hanno fatto a non morore dal caldo con addosso le maschere di plasticone malefico? Se non fossero cosi bravi meriterebbero un premio solo per questo! Per chi ancora non li conoscesse ..non fateveli scappare! Il grande THRASH della Bayarea made in Scandinavia. Grandiosi!

Rimango nella zona del main stage per una delle bands che nonostante ci provi constantemente,non riesco a farmi piacere…almeno su cd. Vediamo se in chiave “stage” riusciranno a farmi cambiare idea. Direttamente da San Diego in California (mi piacciono ‘ste uscite alla Magalli …xD) arrivano sul palco i CARNIFEX. La loro scaletta si compone di quello che,a mio avviso, è una sorta di “the best of” con i pezzi che per la maggiore hanno avuto successo tramite i vari canali della band in Youtube. Con “In Coalesce With Filth and Faith”, “Die Without Hope”, “Hell Chose Me”,”Dark Days” e qualche altro pezzo mi fanno capire che dal vivo sono un ottima band ,per gli appassionati di questa variante del Death Metal, ma che purtroppo più di 3 canzoni non reggo li trovo sempre molto monotoni e tra una canzone e l’altra non c’è grande varietà sonora. Ma sta di fatto che comunque sono degli ottimi musicisti e che sanno tenere bene un palco e far divertire chi gli sta difronte. E questa è la cosa essenziale a prescindere che al reporter piaccia o meno il genere!

Credo che il Metaldays di questa edizione sia quello che ha avuto più band della Nuclear Blast di sempre… il che vuol dire avere l’80% di possibilità in più di tirar su un festival con i “controgioielli”.

Giusto per non sbagliare dopo i Carnifex arrivano sul palco i SUICIDE SILENCE che, abbandonato il lutto per la dipartita di Mitch Licker nel 2012, finalmente ritornano sulle scene grazie a un grandioso Eddie Hermida e trova una nuova dimensione sonora e finalmente può riprendersi una gran bella fetta di fans che li davano per sciolti!
La loro esibizione era tra le più attese qui al Metaldays e lo si denota dal subito dalla massiva presenza dei loro fans, da quelli che sperano in un flop live della band a quelli che invece hanno apprezzato l’evoluzione sonora fatta. Fatto sta che sul palco del Metaldays si comportano in maniera ottimale… senza fronzoli e imbellettamenti scaricano sul pubblico un ondata di violenza pura condita da una sana dose di divertimento. La band sul palco non perde un colpo e fa una carellata memorabile della loro discografia,partendo da pezzi come “Unanswered”, “No Pity for a Coward”, “Fuck Everything”, “Sacred Words” giusto per citarne un paio. Di sicuro al momento è una delle band più coinvolgenti di questa edizione!

E’ tempo correre nel second stage per una band che DEVO vedere per forza,visto che fa parte di quelle che non son mai riuscita a vedere per un problema o l’altro…gli INFESTUS! Attivi dal 2003 non so perchè non hanno mai avuto il rilievo nella scena mondiale che si meritano. Arrivano al Metaldays tramite”ripescaggio”, se vogliamo chiamarlo cosi,in pratica chiamati a sostituire gli Obscura. E la cosa non poteva andarmi meglio! Son davvero curiosa di sentirli dal vivo sopratutto per sentire se trasmettono lo stesso Pathos che sento dai loro lavori. Nonostante li definiscano Black Metal io non li classifico specificatamente cosi,mi sembra troppo riduttivo per il loro sound cosi ricco di atmosfere.
In un palco completamente celato dall’oscurità fanno il loro ingresso accolti da un ovazione generale..a quanto pare non ero l’unica ad aspettare in trepidazione il loro show. Sul palco sono davvero grandiosi nel poco tempo a loro disposizione hanno davvero dato prova della loro grande caratura e spero che dal Metaldays in poi abbiano il posto che si meritano nella scena mondiale..o perlomeno che gli vengano riconosciuti i meriti che indubbiamente hanno sopratutto dopo un lavoro in studio come “The Reflecting Void”! la scaletta che ci propongono è fatta ovviamente da prezzi del nuovo album ma anche con una sorta di scelta logica negli altri lavori in studio che hanno fatto negli anni.
Il loro live inizia con l’immancabile intro che ogni buona band BM deve avere seguita a ruota da”A dying dream”,”Down Spiral Depersonification”,”Torn Observer”, “Spiegel der Seele”, “Interlude”, “Willinglessly Anticipating”, “Death”, “Der Blick Hinaus”, “Descend Direction” e”Void”… con la “morte nel cuore devo abbandonarli per volare nel main stage…

Da qui in poi è un susseguirsi di emozioni e di tante “rotture di collo”.
L’headbanging si sa che è quello che ci porterà tutti da vecchietti a un artrite nella zona cervicale.. ma con una band come quella che sta salendo ora sul palco che si può fare se non del sano e liberatorio headbangin selvaggio?

La band che dal Canada ha conquistato le Classifiche Metal mondiali e che da 20 anni ormai infuoca le arene che li ospitano.. sicuramente avrete già capito di chi sto parlando.. Ma per chi avesse qualche problema a riconoscerli nella mia descrizione, finalmente salgono sul palco i KATAKLYSM capitanati dal “gladiatore” del Metal Maurizio Iacono. Poco più di un ora di tempo per loro in cui fanno partire il devasto tra il pubblico, mandando in piena crisi i ragazzi della security quando Iacono invita tutti a fare crowdsurfing, di sicuro il pubblico non se l’è fatto ripetere due volte ed è iniziato un vero e proprio fiume umano che arrivava davanti alle transenne,mettendo davvero a dura prova i ragazzi che dovevano prenderli al volo onde evitare danni. Grazie a questo “scherzetto” noi fotografi abbiamo lasciato prima l area del photopit e diciamo che le imprecazioni si sprecavano. Ma tutto sommato abbiamo portato a casa il risultato. la loro esibizione è stata davvero grandiosa,chi li conosce sa la potenza che scaturisce dal loro suono e dalla presenza scenica di Iacono che ha pochi eguali,se poi mettiamo anche una scaletta da far accapponare la pelle il gioco è fatto.”To Reign Again”, “If I Was God”, “Like an Animal”, “Thy Serpents Tongue”, “At the Edge of the World”, “Elevate”, “The Ambassador of Pain” ecc non poteva non essere la conferma della grandiosità di questa band!

Dopo i Kataklysm in cui mi son guadagnata il riposo del guerriero vedendomelo tutto si cambia completamente clima. L’area stampa è affollata tra chi scarica foto o chi, come me, comincia a buttare giù le tracce che poi diventeranno quello che state leggendo in questo momento.

Come dicevo si cambia clima sul palco ora uno degli headliners di questa edizione: per me un pelo sopravvalutati, ma come sempre son gusti miei personali. E’ il momento del FOLK degli svizzeri ELUVEITIE. Non so perchè ma parlando con un po di “popolazione maschile” tutti fremono per gli Eluveitie… o meglio per le componenti femminili della band, sta di fatto che delle persone con cui ho scambiato parole sulla loro imminente esibizione la risposta virava subito verso le donzelle e non verso la musica.
Cosa che mi da molto su cui ragionare.

Dunque per darvi un idea di com’è stato il loro spettacolo farò cosi:
“Origins (Intro)”, “King”, “Nil, “Neverland”, “Uis Elveti”, “AnDro”, “Thousandfold”, “Omnos(metal version)”, “A Rose for Epona”(in acoustico) ,”The Call of the Mountains”, “From Darkness”, “Kingdom Come Undone”, “Quoth the Raven”, “Tegernakô”, “Havoc”, “Inis Mona” e l’epilogo… fine del loro show. Questo è per farvi capire la loro esibizione… zero contatto con il pubblico se non frasi… “Hey Metaldays I can’t Hear you” o banalità cosi che si contavano sulle dita di una mano. Musicalmente non c’è molto da dire… se non che son bravi anche se a tratti noiosi… ma come performance a 360° son davvero pessimo… glaciali forse è il termine giusto!

Andare verso il second stage è praticamente impossibile visto l’ammasso di gente che si incanala nel metalmarket, che è, tra l’altro, l’unica via di accesso al second stage anche per noi reporter e fotografi in attesa degli “Dei” di questa giornata per cui me ne torno in aera stampa e vado avanti con il lavoro!

Tra una cosa e un’altra mezzanotte e mezza arriva in un secondo e ci rendiamo conto che siamo alle ultime battute del Metaldays… ma ancora non è tempo di fare lacrimucce… sul palco arriva una delle band più discusse dalla cristianità polacca e non solo.., i BEHEMOTH.
Già vedere il palco con l ‘allestimento del tour di “The Satanist” fa accapponare la pelle, poi noi del photopit realizziamo che sarà anche un impresa fotografarli visto le immense strutture che hanno di fronte… Un’ora e mezza a loro disposizione e già so che volerà.
Palco completamete buio con l intro in sottofondo e dopo un po si accendono due fuochi, tenuti sopra la testa da Nergal ed è davvero il delirio, la scaletta è davvero impareggiabile e annovera pezzi come : “Blow Your Trumpets”, “Gabriel”, l’immancabile “Conquer All”, “Decade of Therion” per passare a pezzi più “pacificatori” come “Ora Pro Nobis Lucifer”, “Christians to the Lions” o “Messe Noire”. Ovviamente hanno fatto i capisaldi della loro discografia “Alas”,”Lord Is Upon Me” e”Slaves Shall Serve”  per citare i più noti e lasciano per ultima… “O Father O Satan O Sun!”. Non ci sono molte parole per descrivere il loro show. Puliti, essenziali, questa band è capace di ipnotizzare le folle solo con la presenza scenica e il carisma di Nergal che con solo le espressioni e i gesti è di un magnetismo che ha dello strabiliante. L’area del main stage è piena fino alla fine e anche sulla collinetta laterale si vede poco posto libero. I Behemoth ..sicuramente la degna conclusione all’edizione 2015 del Metaldays!

Detto questo vorrei spendere due parole sul Metaldays che non riguardano prettamente la musica di cui ho già parlato in qesti 5 giorni di report. Da 13 anni ormai bazzico Tolmin, prima con il Metalcamp e poi con il Metaldays che è nato dalle sue ceneri. In questi ultimi 3 anni ho assistito a una crescita davvero pazzesca del festival per quel che riguarda la vivibilità a la qualità che qualsiasi festival DEVE offrire al proprio pubblico.

Posso definirlo senza grossi problemi un FESTIVAL A MISURA DI FAMIGLIA… quest’anno c’è stato il boom nel pubblico di giovanissimi metalheads accompagnati dai genitori ..per cui se volete un posto fantastico per le vacanze in famiglia Metaldays è il posto per voi!

LOCATION:
Beh che dire di Tolmin ..è una perla. Mai nessuna location supererà questo bellissimo paese a poco meno di un ora dal confine Italiano…tra in una valle con montagne che la incorniciano e le limpide e ghiacciate acqua dell’Isonzo con le due spiaggette del festival Tolmin è sicuramente “il paradiso oltre l’inferno”!!

IGIENE:  
Al Metaldays l’igiene è curata, con tantissimi bagni chimici sia aree campeggio che zone stages, pulite e igienizzate quotidianamente, docce fredde e con l’acqua calda (per quanto essa non sia mai abbastanza) e punti di raccolta e smistamento rifiuti. In caso di forti temporali asciugano le pozze d’acqua in giro per le varie aree del festival… cercando di minimizzare i disagi.

SERVIZI VARI PUBBLICO:
Tantissimi punti informazioni, ricariche delle paycard, ricariche ai telefonini o apparecchiature elettriche sempre sorvegliate e la postazione stabile di primo soccorso e aiuto per disabili con o senza accompagnatore

CIBO:
Grande varietà di cibo e qualitativamente molto elevata, alla postazioni pizza, a quelle per veg, o intolleranti al glutine, per carnivori ecc… ce n’è per tutti i gusti insomma; senza contare la vicinanza al paese che permette spesa alimentare per chi vuole risparmiare un pochino…

Cosi si spengono i riflettori sul Metaldays di quest’annoe già non vedo l’ora che sia l’anno prossimo che riserva già nomi di tutto rispetto… difatti son già confermati per l’edizione 2016:

SEPTICFLESH,EINHERJER,VARG,INSOMNIUM,KRISIUM,SERENITY E KREATOR …con prevendite già online a prezzo strepitoso!
Direi che avete un motivo in più per esserci e sopratutto tempo per organizzarvi!

THE END

[Draconian_Hell]

Behemoth – The Satanist (Nuclear Blast – 2014)

Rientro sul mercato dei polacchi Behemoth, ormai nomi grossi della scena, con il Leader Nergal ormai VIP in patria. Cosa ci si aspettava? E cosa ci si è trovato? Sicuramente il precedente “Evangelion” non era un gran che, però chi ha visto i Behemoth dal vivo si è sicuramente reso conto della coesione del gruppo e della capacità di creare atmosfera, ecco la loro forza dal vivo è proprio l’atmosfera sulfurea che riescono a creare. Sono riusciti a riproporre tale atmosfera su questo disco? Si. Pienamente.
Nonostante l’iperproduzione, le forti orchestrazioni, le trombette ecc. in The Satanist si sente pienamente l’atmosfera pesante e oscura che i Behemoth hanno dal vivo e che avevano su quei capolavori a nome “ZIA COS KULTUS” e “SATANICA”. Come riescono a crearla? Non l’ho capito. Perche le canzoni sono su ritmi più “semplici”, c’è molta melodia, ci sono molte parti “cantabili”, ma tutto funziona, è tutto funzionale, e ti rimane nelle orecchie e nella testa, ma rimanendo comunque un album di metal estremo e s­a­t­a­n­i­c­o.
Citare un titolo o un altro, qui non ha senso, questo disco va ascoltato dall’inizio alla fine, in quanto mi sembra strutturato per essere cosi assimilato, dalla cadenzata “Blow your trumpets gabriel” fino all anthem finale “O father o satan o sun”, dategli assolutamente un ascolto!!

[Skan]

Behemoth – Evangelion (Nuclear Blast – 2009)


Cosa propongono i Behemoth del 2009? Un death metal, tecnicamente vario, ben arrangiato e iperprodotto (avevate già letto l’etichetta?), si direbbe un “Death metal” commerciale.
Questo è il classico CD ben fatto, ben arrangiato ma che a parte il “singolone” con tanto di video con strappona, non ti rimane in mente. Parliamo chiaro: “ov fire and the void”, il “singolone” di cui sopra, è una signora canzone, ma le altre 8 sono intercambiabili, giusto “Lucifer” si distingue, per il suo andare più lento e teatrale, ma non è proprio una gran canzone IMHO.
Non un brutto disco, ma niente di che, da dei leader come i Behemoth si vorrebbe di più.

[Skan]