Pantera – The Great Southern Trendkill (1996)

Cosa succede quando i Pantera, una delle band più auge della seconda ondata del thrash, decide di prendere e immergere la proprio musica in un canale di scolo del Mississippi e lasciarla sporcare per bene?! Ok, il passaggio da thrash-core a questa forma mutante di thrash-core e sludge è arrivata in seguito a sconvolgimenti interni alla band (overdose di Phil Anselmo, tour estenuanti, alcolismo, la band che si stava sfilacciando…), ma il risultato non è certamente inaspettato. GIà da diverso tempo Abbott&Co. stavano prendendo la piega di un inasprimento delle partiture e perciò un risultato plausibile è proprio quello di andare a dopare la propria musica con i reflussi esofagei dello sludge.
The Great Southern Trendkill è il testamento della band, il grido di un gruppo che dice: “non voglio l’attenzione che mi state dando e allora prendo e sbudello il trademark-sound che ho sempre avuto”. A parte il fatto che, per la prima volta il disco nella storia dell band, il disco viene registrato in due posti diversi (parti strumentali in Texas, parti vocali a New Orleans), una differenza notevole sta nella rabbia profusa nei solchi delle varie tracce. Una collera latente che esplode in grida assatanate (si ringrazia Seth Putnam degli Anal Cunt per diversi esempi in merito) e chitarre che ruggiscono. Notevole il cambio delle lyrics che passano dal parlare alla gente al parlare delle esperienze di Phil Anselmo degli ultimi periodi (una sorta di diario-confessionale su paura, ansia, droga, suicidio, morte…). Il disco è quasi doloroso e la mancanza di coesione intera al gruppo si sente in certi episodi in cui, per quanto ci sia la volontà di menare fendenti, si ha l’impressione che sia un motore di grossa cilindrata che gira a vuoto. Tanto rumore, potenza e gas di scarico, ma meno sostanza di quella a cui ci avevano abituati.
Questo, bisogna dirlo, è l’ultimo vero disco ispirato della band. Il successivo è registrato alla cazzo di cane e si sente.

 [By Zeus]

 

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Pantera – Vulgar Display Of Power (Deluxe Edt.)

Qua a The MuderInn non ci facciamo mancare niente. Siamo sempre sul pezzo. Sto parlando ovviamente degli altri collaboratori, io sono un fancazzista da ultimo stadio. Per questo motivo mi presento adesso con la recensione della Deluxe Edition di un album come Vulgar Display Of Power dei Pantera. Cosa c’è da dire di un album epocale come VDOP?! Poco o niente. Tutti hanno detto di tutto e non sarò certo io a contraddire quello che altri hanno già scritto, anche perché è innegabile che in questo disco troviamo la band in palla e nella sua versione migliore. Prima di sparare bordate di thrash-core o thrash-core mischiato allo sludge, ecco che la band dei fratelli Abbott getta fuori un disco da cui tutta la seconda generazione di thrasher ha imparato qualcosa (chi meglio, chi peggio… e della seconda schiera ce ne sono troppi. ‘sti stronzi.).
La versione deluxe, però, ha due regali per i fan: il primo è Piss, una lost track della band (l’unica a quanto dice Vinnie Paul); il secondo è il DVD contenente l’esibizione italiana al Monster Of Rock e qualche video ufficiale che avevamo già visto in Vulgar Videos From Hell.
Un’edizione più povera di Cowboys From Hell? Sicuro.
Vale la pena di sborsare sonori euro per una sola traccia? Solo se siete fan scatenati della band o se volete acquistare un album dei Pantera, se no spendeteli per un kebab.
Piss è una canzone sufficiente e giustamente i Pantera hanno deciso di escluderla da una scaletta lucidata alla perfezione. L’unico in buona forma nella canzone è Dimebag, gli altri si arrangiano e timbrano il cartellino, ma lo scazzo è evidente. In compenso qualche riff di Piss è stato ripreso e utilizzato per le bordate di Use My Third Arm.
Ok, questa versione per i 25 anni non aggiunge ‘na fava all’importanza di Vulgar Display Of Power. Ma pensavate realmente il contrario?!

[By Zeus]