Marcha de odio. Brujeria – Brujerizmo (2000)

I Brujeria sono una di quelle poche band che riescono a mettermi un sorriso sulla faccia, qualunque cosa facciano. Sono un branco di cazzoni e non lo nascondono neanche un po’, finendo per fornirmi una serie di lyrics che riesco a storpiare come neanche The Fishmaster dei Nightwish. Solo con i testi in greco dei Rotting Christ, altra band su cui canto il mio disprezzo per questo mondo di merda mettendo dentro parole totalmente a caso, riesco a relazionare le mie precarie conoscenze linguistiche. Tanto, ditemi, chi cazzo li ha mai capiti i testi in lingua originale dei Rotting Christ? 
E poi i Brujeria sono responsabili del 70% del mio spagnolo maccheronico, sono una sorta di Mr. Brown della lingua di Pancho Villa. Il resto è dato da Speedy Gonzales e poche altre cose. 
Brujerizmo compie 20 anni, cristo. E c’è poco da fare, continua ad essere un LP divertente, anche se al primo ascolto mi aveva stupito il passaggio alle ritmiche più groovy e death metal ed una produzione migliore, anche se fortunatamente non di plastica, cosa che è successo con il passaggio sotto l’oscura mano della Nuclear Blast. Fortunatamente con la maturità non hanno perso quell’alone di imbecillità che li contraddistingueva nel passato, e che ci regala ritornelli ignoranti come una zappa ma da cantare a squarciagola aggrappati ad altri brothers in metal. Anti-Castro non sarà una canzone perfetta, ma sfido chiunque a non riconoscerla e a non cantare

Hermanos balseros / Mickey Mouse marineros / Mi papi chingón
Me comió tiburón / México me liberó / Cuando Castro ganó / “No soy “american”””

O anche solo Pa que Viva México! / División Del Norte!. Guardiamoci in faccia, quello che i Brujeria hanno fatto su Brujerizmo è rendere il proprio sound più accessibile, mantenendo il divertimento di fondo. Li possiamo rimproverare all’infinito su questo fatto e l’aver abbandonato il grindcore, ma su Brujerizmo riescono nell’intento che si sono preposti. Death metal, narcosatanismo e ignoranza. Che poi questo sia il disco con cui segnano il definitivo arrivederci alla dignità, mettendosi in naftalina per 15 anni circa e poi tirando fuori una mezza cacatina come Pocho Atzlan e una serie di singoli ignoranti come la peste (Covid-666 è scemo forte, ma ha quella idiozia contagiosa visto che è praticamente un pezzo punk scritto e registrato nell’arco di una cacata al bagno). 
[Zeus]

Narcotrafficanti, death metal e brutture varie – i Brujeria di Pocho Aztlan

Siamo alle solite e, di conseguenza, il dubbio si ripropone: è la Nuclear Blast che si prende artisti alla frutta o sono gli artisti che, arrivati sotto l’egida della teteska NB, hanno un improvviso rincoglionimento generale?
I Brujeria, targati 2016, sono una band che di idee ne ha pochine e significa che Pocho Aztlan è loffio dopo ben pochi ascolti. I brani si atteggiano, tirano fuori il petto e alzano la voce… ma vedi che stanno facendo i tamarri.
Tenete presente che uno dei brani più ricordabili (Bruja) sembra un estratto da Brujerizmo (e lascio a voi pensare se questo è un fattore positivo o meno), mentre di Plata O Plomo si ricorda quasi di più il video della canzone.
Il resto di Pocho Aztlan si attesa su canzoni che non ti picchiano nei denti e ti lasciano insoddisfatto come una scopata malriuscita. Perché puoi anche fare un disco di mestiere e piazzarci dentro tutti i temi a te cari, droga, puttane slabbrate e strafatte di crack, narcotrafficanti, death metal e satanismo, lo capisco cazzo!!, lo capisco veramente – tutti hanno il diritto di arrivare a fine mese e pagarsi la coca e la TV via cavo; ma se ti manca la canzone-bomba, quella che ti brucia il culo come dopo quel chili piccante che ti sei mangiato dal carroccio del messicano impestato, c’è poco da fare: hai solo un dischello death metal che, poco tempo dopo l’acquisto, finirà nella tua colonia di polvere.
O, peggio ancora, verrà scaricato sul PC e ascoltato di quando in quando con l’espressione perplessa del viso.

[Zeus]