Incursioni in territori elettronici. Massive Attack – Mezzanine (1998)

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Il 1998 è stato l’unico anno che una canzone trip hop/elettronica è riuscita a piacermi e distogliermi dal sacro credo che la musica va suonata. La canzone è ovviamente Teardrop e anche chi è metallaro duro e puro può capire che funziona. Funziona senza se e senza ma. Ha tutto quello che può interessarti in una canzone lontana dal tuo spettro musicale: ha il beat, ha il groove, ha la malinconia e l’oscurità (perché tutto si può dire di Teardrop o di Mezzanine, tranne che sia un disco allegro). Stiamo parlando di un brano concepito in maniera eccellente che, per un momento di hangover, funziona alla grande e ci sono buone probabilità che, nel corso dell’anno, un paio di volte questa canzone me la ascolto anche senza il necessario residuo di una serata da leoni.
Mezzanine è arrivato sul mercato e ha fatto letteralmente il botto. A scuola da me ne parlavano e, vi posso assicurare, che trovare qualcuno con apertura mentale superiore alla musica da radio era un vero e proprio jolly. Quindi se Mezzanine ha fatto breccia nelle loro menti, non c’è niente da fare, era un disco che doveva essere ascoltato.
Avevo parenti di qualche anno più grandi del sottoscritto che lo avevano. I Massive Attack erano sulla bocca di tutti e il genere, il trip hop, ha incominciato a uscire dallo scantinato dei club per andare a insidiare la cultura più mainstream.
Per me, ovvio, Mezzanine vive solo per la bellezza di Teardrop e poi il resto non riesce a prendermi. Il genere che i tre britannici propongono è veramente troppo fuori dalle mie coordinate per poterlo apprezzare in maniera piena e consapevole, ma è un disco da tenere (anche solo in formato mp3) quando inviti qualche ragazza a casa che, con la musica adorata da te e dal Diavolo, non ha proprio molto da spartire (male, ragazza, male!). Mezzanine è un disco che può far atmosfera, che lo unisci ad una cena fatta da te e, se l’intento è quello di portarla in branda, allora ti fornisce una buona soundtrack che lei potrebbe apprezzare. Basta che non fate partire, in rapida sequenza, gli Anaal Nathrakh che vi faranno ringalluzzire come un cervo in primavera, ma potrebbero spaventare la povera compagna.
In realtà volevo parlare solo di Teardrop in questa recensione, quindi mi fermo qua. Non saprei bene cosa dire di questo disco oltre quello che ho già scritto, se non ribadendo il concetto sopra esposto: la canzone, quel singolo, è stato l’unico esempio concreto di conversione alla musica elettronica. Ognuno ha i suoi guilty pleasures, come li chiamano nella fredda Albione.
[Zeus]

Clutch – Earth Rocker (2013)

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Noto che questa recensione manca e, sapendo che potrei essere maledetto per anni e anni da Bruno Slowtorch, mi metto all’opera e rimedio. Inizio con un’affermazione che non potrà essere smentita: Earth Rocker è un gran cazzo di disco. Una bomba. Questa è l’affermazione principale e non ci si scappa.
E sì che, quando stavo per mettermi all’ascolto, un qualche dubbio ce l’ho avuto. Motivo? A me Strange Cousins from the West del 2009 non è che mi sia piaciuto proprio moltissimo. Mea culpa, mea grandissima culpa ma se devo dire cazzate, cosa ci faccio su TMI?
Quindi l’approccio che è stato quello: ascolto, ma con cautela.
Parte Earth Rocker e mi sono ritrovato scaraventato mezzo metro indietro gridando: Porca Troia che figata. Il resto del disco non fa che confermare questa frase lapidaria.
L’ho detto altre volte, e lo ripeto anche questa, ci sono band e ci sono dischi che hanno la capacità di ampliare la loro potenza in specifiche circostanze: quelle della strada. Quando carichi alcuni CD e li metti alla prova dell’asfalto, capisci subito di che pasta sono fatti. Se reggono l’urto e tu a) canti b) fai headbanging c) schiacci l’acceleratore come se non ci fosse un domani d) fai tutte e tre le cose, allora sai che hai trovato un CD che non teme il passare del tempo. Perché Earth Rocker, pur tornando indietro, è un passo avanti per la discografia di Neil Fallon&Co. Fino al precedente, l’evoluzione in termine di sound e composizione generale vedeva nell’Hammond la marcia in più, l’asso nella manica, per tirar fuori un sound diverso, blues-y ma con l’attitudine hard rock tipica della band del Maryland. Sentitevi Robot Hive/Exodus o anche una traccia, che io adoro, come White Ferry da From Beale Street To Oblivion e capite cosa intendo. Su questo LP del 2013 la faccenda cambia, via l’Hammond, la formazione ritorna la classica a quattro e il songwriting diventa più rock, più straight-in-your-face. Un’attitudine diversa, sicuramente mutuata dall’andare in tour con colossi come i Motörhead – cosa che si sente nel procedere in maniera diretta e senza fronzoli di questo disco. Le jamming session, quelle bellissime parti in cui sentivi di essere trasportato dalla musica, vengono ridotte a favore di un’attitudine diversa, attitudine che poi continuerà anche nei dischi successivi (Psychic Warfare, ad esempio).
Da quando è uscito, Earth Rocker è diventato un metro di paragone per i successivi dischi della band. Notevole per un disco uscito nel 2013.

PS: ma ditemi la verità, a voi Crucial Velocity, quando parte, non vi fa superare ogni limite di velocità esistente? Perché, per me, è il tipico pezzo da accompagnare alla velocità smodata (cit.).

[Zeus]

Colony Open Air – report (Skan)

Eccoci qua a raccontare il festival che sarà ricordato come il “festival delle sfighe” o “il festival dei commenti su internet“, ma iniziamo con il racconto.
Un po’ di prequel: il Colony Open Air era stato concepito diversamente, con altri headliner, in una località diversa, poi per vari motivi è migrato in vari paesi, fino trovare sede a Brescia nel parco del PalaBrescia e, in seguito, finire indoor.
Poi i Morbid Angel che si scordano di rinnovare il passaporto, ma quello può capitare, tipo al mio collega che si è scordato di fare la revisione della macchina, e infine la sostituzione al volo con i Carcass.
Fatto sta che su internet partono le critiche e quant’altro. Questo, come detto, era il prequel.

Lo svolgimento è stato un po’ diverso.
A parte il controllo all’entrata un po’ lungo e un po’ troppo puntiglioso, e la stupida ordinanza di non portar birra in area concerti, il festival era perfetto. Tenda con aria climatizzata, area ristoro a prezzi veramente economici (panino con salamella a 3€), scelta di birre di qualità, stand con cd, bagni numerosi e con più pulizie nel corso della giornata, palco grande, tempi di cambio palco ridotti e, soprattutto, ottime band.
Sabato si arriva un po’ in ritardo, entriamo in sala concerti con gli IN.SI.DIA. che omaggiano i Negazione con “Tutti Pazzi“, ultimo pezzo della loro set list. Ci si mette in posizione ed è il turno degli HELL. Gli HELL presentano uno spettacolo intenso, con il cantante che recita più che cantare. I suoni, come poi sarà per tutto il festival, durante le prime canzoni risultano impastati per poi diventare più nitidi dopo qualche pezzo. Finiti gli HELL, ci si prepara agli Asphyx, unico gruppo Death della giornata che distrugge tutto con un esibizione spettacolare. Tra i migliori della giornata.
Tocca ai giapponesi Loudness, ma non è il mio genere. Il chitarrista shredda di continuo e il pubblico apprezza tantissimo (molti nel pubblico indossano magliette/toppe dei Loudness), quindi noi ne approffittiamo per una pausa birra. La location offre un parco all’esterno con molte zone d’ombra, quindi dà la possibilità di svaccarti tra un concerto e l’altro o durante concerti che non ti interessano, fatto non trascurabile.
Si rientra per i DEATH ANGEL, partono a mille, e appena il suono diventa nitido il concerto finisce. Hanno suonato un set ridotto, non so il motivo, comunque hanno spaccato. E’ il turno dei DEMOLITION HAMMER che salgono sul palco e non si fermano più. Annichilenti. Capisco perché si sono chiamati martello demolitore.
Tocca agli EXCITER calcare il palco. Speed metal anni ’80, né una virgola in più né una virgola in meno. A metà set vado a prendermi una birra, ma il resto del pubblico è in delirio. Convinti che dopo gli Exciter ci siano i Wintersun, ci programmiamo la pausa cena. Fortunatamente ci viene in mente di fare una pisciatina prima di cenare, giusto per accorgersi che sono partiti i SACRED REICH, anche perché tutta la folla partecipa, chi nel pogo, chi cantando i ritornelli. La cover di War Pigs viene interamente cantata dal pubblico e il finale “The American Way” più “Sufin’ Nicaragua” non lasciano superstiti. Come detto prima, Wintersun uguale cena e rientro solo per sentirmi gli ultimi 2 pezzi.
Il mix di Blind Guardian+Children Of Bodom+ folk non mi prende.
Headliner i Kreator che partono a razzo e la folla risponde. La band alterna pezzi recenti con i loro classici nella prima parte del concerto, esaltando il pubblico. Verso la seconda metà del set propongono un po’ troppe canzoni dagli ultimi dischi che, francamente, belle sì ma si assomigliano un po’ tutte tra di loro. Abbandoniamo il concerto durante Pleasure to kill, preferiamo evitare la folla in uscita e abbiamo da percorrere 2 km a piedi per arrivare al bed and breakfast dove pernottiamo.
La domenica c’è la prendiamo con calma. Dormita lunga, colazione, giretto in zona collinare e pranzo ad un grande agriturismo (grazie allo staff de Il Gallo per l’ottima accoglienza e ottimo pranzo!), e si arriva al concerto con un po’ di gruppi che hanno già suonato. Il primo gruppo che vedo per intero sono gli Antropofagus, brutal Death metal senza prigionieri, peccato per i suoni un po’ troppo impastati. Poi è il turno dei maltesi Beheaded, con cui ho un conto in sospeso perché annullarono un concerto nella mia città una decina di anni fa. Suonano veramente bene, ma si ripresenta durante le prime canzoni il problema dei suoni impastati. quando il suono si stabilizza il concerto diventa godibilissimo. Dopo i maltesi partono i Carach Angren con la versione black metal di Nightmare before Christmas, ascolto due canzoni poi decido di dedicarmi a birra e panino alla porchetta.
Devo prepararmi per il rush finale.
Per gli ABSU ci piazziamo in prima fila, per farci prendere a sberle in faccia da Proscriptor e soci. I suoni sono quel che sono, ma loro mazzolano che è un piacere, soprattutto durante le prime canzoni con Proscriptor alla batteria. Sì perché dopo un paio di pezzi si dedica solo al canto e alle “coreografie” (cercate su internet!).
Rimaniamo in prima fila anche per i Mgła, anche perché la sala si è riempita. Che fossero tra i pezzi grossi del concerto lo si era capito, dato che il loro merchandise è stato saccheggiato sin dalle prime ore del festival. Loro rispondono ammaliando tutto il pubblico, che risponde alla grande cantando e scatenandosi. Personalmente vengo rapito dal particolare sound dei polacchi, infatti più di qualche volta mi perdo ad ascoltarli non rendendomi conto neanche di stare al concerto. A mio avviso i migliori del festival.
Altra birretta e poi i BELPHEGOR. Ho sempre creduto che fossero solo dei casinisti che bestemmiano e basta, ma mi devo rimangiare i pregiudizi. Propongono i suoni migliori della giornata e suonano senza risparmiarsi. Concerto divertentissimo.
I MARDUK fanno quello che i Marduk devono fare. Scaletta perfetta, ottimo bilanciamento tra pezzi nuovi e pezzi vecchi, tra brani più cadenzati e le classiche bordate “alla Marduk”. Finale totale con una versione indemoniata di Panzer Division Marduk.
Sound check un po’ più lungo per gli headliner, ma poi quando partono non ce n’è per nessuno. Poche parole, pezzi vecchi e pezzi nuovi, brani che partono e poi diventano altre canzoni e unico intermezzo con Walker che precisa che non sono i Morbid Angel; poi altre mazzate, Blackstar che diventa Keep on rotting e noi che si deve fuggire perché dobbiamo farci oltre 150 km. Concerto stupendo.
Weekend perfetto, peccato solo per quello stupido documento non rinnovato, e non mi riferisco al passaporto dei Morbid Angel.

Le Iene contro i siti di bagarinaggio

Sappiamo che l’avete già letto in giro.
Sappiamo che avete già una vostra idea.
Ma non potevamo stare zitti. Non potevamo proprio.

Di seguito vi linkiamo le due puntate delle Iene sul fenomeno del bagarinaggio e del secondary ticket.
Non commentiamo oltre e lasciamo parlare le immagini.

Vogliamo solo dire una cosa:
TheMurderInn invita tutti i nostri lettori e, in generale, tutti i fan della musica ad acquistare i biglietti solo attraverso le rivendite autorizzate, non utilizzare le piattaforme di secondary ticket e boicottare ogni forma di bagarinaggio.

Per vedere le puntate delle Iene, cliccare sui link qua sotto:

PUNTATA 1 (09.11.2016)

PUNTATA 2 (16.11.2016)

La Redazione

Black Sabbath – 13.06.2016 Arena di Verona

(da web)
Io sono sempre stato un tipo religioso.
La religione copre i tuoi istinti primari. Copre il buco che hai nell’anima, quello che non riesci ha colmare con la razionalità. Fa vibrare la tua anima e ti da quel senso di comunità, di unità, con gli sconosciuti, che ti fa sentire un gruppo, che agisce e ragiona nel giusto, a dispetto degli altri. E poi le religioni hanno la divinità, e le divinità sono dei tipi grandiosi che fanno cose mitiche: staccano costole agli uomini per creare le donne, castrano il padre per fargli vomitare gli altri figli o si cavano un occhio per avere la conoscenza.
Nella religione che seguo la divinità principale si è amputata due falangi per poter creare l’Heavy Metal.
E questo lunedi (13.06.2016 n.d.A.) ho seguito una messa in suo onore, anzi una messa celebrata da lui stesso, all’interno di un tempio, un’arena.
Il gruppo di apertura, gli Still Water, ehm, i Rival Sons hanno dato l’anima per scaldare il pubblico con il loro rock seventies di zeppeliniana memoria, ma niente da fare, troppi déjà-vu, e poi tutti erano li per un altro motivo.
Poi il buio è calato, rendendo l’ambiente fantastico, è partito il video introduttivo ed è iniziata la celebrazione. Il riff ha dominato sovrano, il sacerdote Ozzy ha diretto la rappresentazione al di sopra di ogni aspettativa (quasi fino alla fine!!!!), Geezer ha riempito ogni vuoto col suo basso e il batterista non ha fatto rimpiangere eccessivamente l’assente Ward. Da dietro le quinte, nascosto, il buon Wakemann ha gestito i pochi ma efficaci interventi di tastiera, e lui, il Mr. Iommi ha fatto il buono e cattivo tempo, snocciolando uno dietro l’altro i suoi riff immortali, cantati all’unisono da tutta l’arena.
Impossibile mettere per iscritto le emozioni provate.
Unico rimpianto, non avere abbastanza soldi per permettermi un posto in un’aria VIP.
Purtroppo, la messa è finita, andate in pace.
AMEN
[Skan]

Marilyn Manson – Antichrist Superstar (1996)

Per uno della mia generazione, nell’anno 1996 evitare di sentire Antichrist Superstar era praticamente impossibile. Tutte, e dico tutte, le TV musicali pubblicavano quel video (io me lo ricordo in rotazione costante, una tragedia… insieme agli Offspring, The Unforgiven II, i Bad Religion e boh.. altro). Mi ricordo di Marilyn Manson su quel podio, me lo ricordo come un tizio che fa cose e canta qualcosa che non mi è rimasta mai in testa – di quel disco The Beautiful People aveva un ritornello più catchy.
Questo è quello che mi ricordo di quell’anno, della sensazione di Marilyn Manson nel 1996. Mi ricordo lo scandalo, i giornali che ne parlavano, l’America che si rivoltava e i picchetti contro M.M. Gli americani, per certe cose, non hanno mai capito un cazzo. Si fanno prendere dall’ansia esistenziale per una fava, diciamocelo. Rincorrono il primo che arriva con il forcone, così possono tornare a farsi fare pompini da enormi trans sudamericani senza problemi.
Basta mantenere il giusto livello di dignità sociale.
Ma vi sembra veramente che un personaggio da baraccone come M.M possa realmente essere eversivo (a parte i ricordi dei tour, letti sulla Storia Orale del Metal)? Giuratemelo e poi andatevi a vedere dei veri fattoni come i blackster norvegesi, svedesi o finnici.
Ecco perché in Europa ha causato meno polemiche: come fai ad essere anche solo “stupito” da uno come lui, un Ronnie McDonald in black, quando noi abbiamo personaggi di un certo livello come quelli dei Mayhem,Varg Vikernes o i francesi Mutilation…?
Il disco non mi ha mai preso,lo ammetto. Antichrist Superstar ha fatto sfaceli in giro, è stato ipervenduto, è diventato il cavallo di battaglia di Marylin Manson e ha “corrotto” migliaia di giovani menti. A casa mia ha fatto solo un pit-stop poi se ne è andato… del genere industrial-metal preferisco nettamente i Rammstein,

[Zeus]

I se fumava i ossi!!!” cosi mi riassunse la biografia di Marilyn Manson un tizio conosciuto per caso su un treno. All’epoca, Marilyn Manson era il mostro da sbattere in prima pagina, l’ icona della depravazione, l’anticristo divenuto superstar. Con questo disco divenne conosciuto da tutti e temuto da molti. E com’è questo disco? Beh devo dire che ha il suo perché, con alcuni pezzi che sono giustamente diventate hit, “Beautiful People” su tutte, con un appeal da canzone da radio ma un retrogusto sinistro.
Al tempo della sua uscita lo ascoltai, ma non lo consumai, ero appena entrato in contatto col metal estremo, canzoni che la gente che inorridiva per Marilyn Manson non avrebbe manco concepito nei sui incubi peggiori, li i musicisti bruciavano le chiese e si pigliavano a coltellate, li l’anticristo se lo incidevano a caldo in fronte, altro che fumarsi le ossa…
Col senno di poi, considero questo disco l’ultimo “mainstream” che scosse un po’ il pubblico, unendo oltre allo “shock” anche della musica con un po’ di spessore. Poi 20 anni di calma piatta….
[Skan]

Recensione Novembre – Ursa (2016)

Da più di un mese, cioè dall’uscita del singolo Umana, eravamo in trepidante attesa del nuovo disco degli italiani Novembre. Il disco che, in qualche modo, ne segna il ritorno, dopo 8 anni in cui è successo di tutto, anche all’interno dei Novembre stessi.

Così, con l’innesto in formazione di David Folchitto degli Stormlord alla batteria e di Fabio Fraschini al basso, una delle migliori realtà italiane pubblica questo “Ursa“, disco che, se non musicalmente, tematicamente prende le distanze dal passato, concentrandosi sul rapporto uomo-natura, mutuando il proprio titolo da quello all’epoca previsto per la traduzione francese de “La Fattoria degli Animali” di Orwell.

Musicalmente, questo lavoro suona tremendamente Novembre. I nostri mostrano subito il loro lato migliore in Australis, così come nel singolo Umana, sintesi perfetta di quello che rappresenta questo disco. Arpeggi malinconici accompagnano la delicata voce di Carmelo Orlando nei momenti più mesti del full-lenght, e il tutto è intervallato da qualche consueta virata nel doom-death metal, amalgamando con perizia dolenti dissonanze e voci gutturali.

“Ursa” vive di queste continue tensioni, donando all’ascoltatore un vero e proprio viaggio nelle atmosfere plumbee del quartetto romano. Viaggio che non dovrebbe deludervi, soprattutto se siete fan di vecchia data del gruppo in questione. Un gradito ritorno.

[Somberlain]

IRON MAIDEN – THE BOOK OF SOULS (Parlophone/BMG)

L’attesa è stata lunga, ben cinque anni sono passati da quando è uscito The Final Frontier nel 2010, ma finalmente, con qualche mese di ritardo dovuto alla malattia di Bruce Dickinson, gli Iron Maiden presentano il loro nuovo lavoro

THE BOOK OF SOULS

L’uscita è stata preceduta da un singolo qualche settimana prima intitolato The speed of Light. Anche se non mi aveva entusiasmato per niente, comunque non mi ha fatto perdere del tutto la speranza di sentire un disco fantastico. Già nel passato i Maiden ci avevano abituati a singoli pre-album mediocri. Come dimenticare la delusione di sentire per la prima volta Wildest dreams nel 2003 e pensare “basta, sono  finiti”, per poi ricredermi all’uscita dell’album Dance of Death…Sono passati 12 anni da quel giorno, ma l’abitudine di tirare questi brutti scherzi sembra non sia venuta meno.

Fin dal primo ascolto il cd, anzi il doppio cd della durata di 94 minuti, è una bomba. Si inizia con If Eternity Should  Fail, scritta interamente da Bruce Dickinson, e lo stile si sente! Se non fosse per l’inconfondibile basso di Harris, potrebbe essere scambiata per una canzone della sua carriera solista. Sul secondo pezzo , il singolo Speed of Light, è inutile sprecare altre parole e si può passare tranquillamente alla terza song, The Great Unknown, con il tipico inizio post reunion con basso e arpeggio di chitarra acustica, una bella canzone, nella media, non di certo una sorpresa. La musica cambia con la quarta canzone in lista, The Red And The Black, pezzo che supera i 13 minuti, costruita appositamente per essere suonata dal vivo, con i caratteristici coretti del tipo oooh oooh oooh, perfetti per far cantare le folle oceaniche che riempiranno i concerti durante il prossimo tour. Arriva il turno di When the River Runs Deep, intro assolutamente non Maideniano, con un breve riff iniziale contrattempato di chitarra, che non mi convince moltissimo, fino allo sfociare al tipico stile della Vergine di ferro. Una canzone di transizione, che sicuramente non diventerà una Hit. Arriviamo al pezzo che da il titolo all’album, THE BOOK OF SOULS. C’è sempre molta curiosità sulla title track, che però in questo caso, almeno all’inizio, non si rivela all’altezza delle aspettative. Il tutto si movimenta decisamente sul ritornello (che vagamente mi fa venire in mente la strofa di The Dream of Mirrors del 2000) e ancora di più a metà canzone, con il bridge prima dell’assolo in pieno stile del periodo Powerslave. I signori sanno ancora suonare, non c’è dubbio!!

Senza accorgersene passano i 51 minuti del primo Cd ed è ora di inserire il secondo.

La opener track, Death or Glory, è un pezzo relativamente breve per i loro standard, soli 5 minuti di durata. Musicalmente si ispira al passato, con riff diretti, strofa martellante e i due assolo perfettamente incastrati nei classici quattro accordi Iron Maiden.

Un sussulto alla prossima canzone, Shadows of the Valley…L’intro è preso direttamente da Wasted Years, che mi lascia spiazzato al primo momento, ma che una volta fagocitato, è veramente azzeccato. I sette minuti di questa song passano veloci e si prosegue con Tears of the Clown. Una masterpiece ispirata al suicidio di Robin Williams; dalla strofa, passando al bridge e al ritornello, tutto fila alla perfezione. Stiamo giungendo alla fine, con il penultimo pezzo, Man of Sorrows, una piacevole ballad che ci porta al capolavoro assoluto di questo album e non solo… Empire of the Cloud.

Non si può definirla una semplice canzone, ma un’opera teatrale, un romanzo messo in musica, un emozione all’ascolto di ogni nota. 18 minuti firmati da Dickinson, un intro malinconico di pianoforte ed archi, con sottofondo di Harris e chitarre. Un testo coinvolgente che racconta la storia vera di un dirigibile degli anni 30, un gigante del cielo, talmente grande da poter contenere in Titanic. Purtroppo l’R101 non era stato testato perfettamente e nonostante le condizioni meteo avverse e con diversi problemi progettuali, fu fatto partire ugualmente per il viaggio inaugurale al fine di soddisfare le ambizioni di qualche politico. Si è schiantato poche ore dopo nei pressi di Parigi, prendendo fuoco e uccidendo quasi tutti a bordo. L’impero delle nuvole è diventato cenere!

Tutto fila alla perfezione, la musica con il testo, gli assoli e i diversi riff… è come vedere un film della tragedia in diretta. Un’ emozione incredibile!

I 18 minuti sono volati e THE BOOK OF SOULS è terminato. Che dire, un grande album, con molte canzoni che di certo diventeranno dei grandi classici del gruppo. L’unica cosa che resta da fare è riascoltarlo ancora e ancora, attendendo impazienti il tour nel 2016!

Voto: 9

Lineup:

Voce: Bruce Dickinson
Basso: Steve Harris
Chitarra: Adrian Smith
Chitarra: Dave Murray
Chitarra: Janick Gers
Batteria: Nicko McBrain

Tracklist

CD 1

If Eternity Should Fail – 8:28 (Dickinson)
Speed of Light – 5:01 (Smith/Dickinson)
The Great Unknown – 6:37 (Smith/Harris)
The Red and the Black – 13:33 (Harris)
When the River Runs Deep – 5:52 (Smith/Harris)
The Book of Souls – 10:27 (Gers/Harris)

CD 2

Death or Glory – 5:13 (Smith/Dickinson)
Shadows of the Valley – 7:32 ( Gers/Harris)
Tears of a Clown – 4:59 (Smith/Harris)
The Man of Sorrows – 6:28 (Murray/Harris)
Empire of the Clouds – 18:01 (Dickinson)

[Manuel]

Metaldays 2015 _ Tolmino(Slovenia) – Giorno 5

Con la tristezza nel cuore eccoci all’ultima giornata del Metaldays.
E dalle facce si denota che domani sarà abbastanza tragico il rientro! Per fortuna oggi ci attende una giornata memorabile con tantissime band di culto del nostro grandioso amato genere musicale.
La giornata in sala stampa inizia come al solito prestissimo,tra report da pubblicare, band da seguire, e fotografie quest’anno abbiamo voluto strafare con tutta una serie di interviste bomba curate da me e dalla nostra new entry Grace!
Abbiamo cose succose da farvi leggere!

Ma passiamo alla giornata di oggi.
primissima band che seguo dall’area stampa sono i MANNTRA. fautori di un, così detto, “Balcanic Rock” che a me sembra più un Industrial simile a quello dei Rammstein! Li trovo molto coinvolgenti nonostante sono solo le 15.30 e il caldo regna sovrano. Una cosa che trovo un pò stonata è la lingua.Il cantato in croato, non so lo trovo molto discordante.. ma forse sarà perché non non abituata a sentire quel tipo di pronuncia! Tutto summato una band molto interessante!

E’ tempo della prima tappa sul Second Stage, sul palco ora gli italianissimi CHRONIC HATE con i quali abbiamo avuto anche un interessantissima intervista che leggerete presto! Ma torniamo al Metaldays. Purtroppo per questa esibizione sono orfani del loro batterista Marco,sostituito dalla batterista più Strong d’ italia, ovvero Elisa “Helly”Montin (Prescription Happiness)! Nella loro mezz’ora a disposizione hanno dato prova della loro imponenza musicale. Negli anni per loroè stato un continuo crescendo e tutta la fatica fatta finalmente li ha portati su uno dei palchi più importanti ,per le band emergenti,d’Europa. Un muro di suono sovrasta tutta l’area del second stage e il pubblico comincia ad affluire numeroso. La potenza e violenza della voce di Andrea è supportata in ogni singolo passaggio strumentale dalle chitarre di Daniele e Nicola e dal basso di Marco,passando ovviamente dall’inarrestabile batteria di Helly! Una grandiosa esibizione che ha messo sicuramente in risalto le loro qualità musicali e sicuramente li ha fatti conoscere a un pubblico molto più ampio rispetto alla”ristrettezza” del pubblico italico!

E’ tempo di tornare sul Mainstage… al mio arrivo mi trovo un po spiazzata,sul palco trovo i DR LIVING DEAD… mascherati. Come spesso accade conosco la band musicalmente ma di cui non mi curo mai di scoprirne i tratti somatici,percui era invenitabile che non riuscissi a riconoscerli fino al momento in cui hanno iniziato a suonare! Pubblico che comincia a rimpolpare l’area sotto il palco. Devo dire che a me sta band dal gusto puramente retrò del mio amato Thrash Metal USA, piace davvero tanto. Nella loro scaletta presenti pezzi come “Hard Target”,”Gremlin’s Night”,”Civilized to Death”,”TEAMxDEADx” e altri hanno dato una sferzata di sano divertimento e il primo superpogo della giornata! Ma una domanda porge spontanea…  come hanno fatto a non morore dal caldo con addosso le maschere di plasticone malefico? Se non fossero cosi bravi meriterebbero un premio solo per questo! Per chi ancora non li conoscesse ..non fateveli scappare! Il grande THRASH della Bayarea made in Scandinavia. Grandiosi!

Rimango nella zona del main stage per una delle bands che nonostante ci provi constantemente,non riesco a farmi piacere…almeno su cd. Vediamo se in chiave “stage” riusciranno a farmi cambiare idea. Direttamente da San Diego in California (mi piacciono ‘ste uscite alla Magalli …xD) arrivano sul palco i CARNIFEX. La loro scaletta si compone di quello che,a mio avviso, è una sorta di “the best of” con i pezzi che per la maggiore hanno avuto successo tramite i vari canali della band in Youtube. Con “In Coalesce With Filth and Faith”, “Die Without Hope”, “Hell Chose Me”,”Dark Days” e qualche altro pezzo mi fanno capire che dal vivo sono un ottima band ,per gli appassionati di questa variante del Death Metal, ma che purtroppo più di 3 canzoni non reggo li trovo sempre molto monotoni e tra una canzone e l’altra non c’è grande varietà sonora. Ma sta di fatto che comunque sono degli ottimi musicisti e che sanno tenere bene un palco e far divertire chi gli sta difronte. E questa è la cosa essenziale a prescindere che al reporter piaccia o meno il genere!

Credo che il Metaldays di questa edizione sia quello che ha avuto più band della Nuclear Blast di sempre… il che vuol dire avere l’80% di possibilità in più di tirar su un festival con i “controgioielli”.

Giusto per non sbagliare dopo i Carnifex arrivano sul palco i SUICIDE SILENCE che, abbandonato il lutto per la dipartita di Mitch Licker nel 2012, finalmente ritornano sulle scene grazie a un grandioso Eddie Hermida e trova una nuova dimensione sonora e finalmente può riprendersi una gran bella fetta di fans che li davano per sciolti!
La loro esibizione era tra le più attese qui al Metaldays e lo si denota dal subito dalla massiva presenza dei loro fans, da quelli che sperano in un flop live della band a quelli che invece hanno apprezzato l’evoluzione sonora fatta. Fatto sta che sul palco del Metaldays si comportano in maniera ottimale… senza fronzoli e imbellettamenti scaricano sul pubblico un ondata di violenza pura condita da una sana dose di divertimento. La band sul palco non perde un colpo e fa una carellata memorabile della loro discografia,partendo da pezzi come “Unanswered”, “No Pity for a Coward”, “Fuck Everything”, “Sacred Words” giusto per citarne un paio. Di sicuro al momento è una delle band più coinvolgenti di questa edizione!

E’ tempo correre nel second stage per una band che DEVO vedere per forza,visto che fa parte di quelle che non son mai riuscita a vedere per un problema o l’altro…gli INFESTUS! Attivi dal 2003 non so perchè non hanno mai avuto il rilievo nella scena mondiale che si meritano. Arrivano al Metaldays tramite”ripescaggio”, se vogliamo chiamarlo cosi,in pratica chiamati a sostituire gli Obscura. E la cosa non poteva andarmi meglio! Son davvero curiosa di sentirli dal vivo sopratutto per sentire se trasmettono lo stesso Pathos che sento dai loro lavori. Nonostante li definiscano Black Metal io non li classifico specificatamente cosi,mi sembra troppo riduttivo per il loro sound cosi ricco di atmosfere.
In un palco completamente celato dall’oscurità fanno il loro ingresso accolti da un ovazione generale..a quanto pare non ero l’unica ad aspettare in trepidazione il loro show. Sul palco sono davvero grandiosi nel poco tempo a loro disposizione hanno davvero dato prova della loro grande caratura e spero che dal Metaldays in poi abbiano il posto che si meritano nella scena mondiale..o perlomeno che gli vengano riconosciuti i meriti che indubbiamente hanno sopratutto dopo un lavoro in studio come “The Reflecting Void”! la scaletta che ci propongono è fatta ovviamente da prezzi del nuovo album ma anche con una sorta di scelta logica negli altri lavori in studio che hanno fatto negli anni.
Il loro live inizia con l’immancabile intro che ogni buona band BM deve avere seguita a ruota da”A dying dream”,”Down Spiral Depersonification”,”Torn Observer”, “Spiegel der Seele”, “Interlude”, “Willinglessly Anticipating”, “Death”, “Der Blick Hinaus”, “Descend Direction” e”Void”… con la “morte nel cuore devo abbandonarli per volare nel main stage…

Da qui in poi è un susseguirsi di emozioni e di tante “rotture di collo”.
L’headbanging si sa che è quello che ci porterà tutti da vecchietti a un artrite nella zona cervicale.. ma con una band come quella che sta salendo ora sul palco che si può fare se non del sano e liberatorio headbangin selvaggio?

La band che dal Canada ha conquistato le Classifiche Metal mondiali e che da 20 anni ormai infuoca le arene che li ospitano.. sicuramente avrete già capito di chi sto parlando.. Ma per chi avesse qualche problema a riconoscerli nella mia descrizione, finalmente salgono sul palco i KATAKLYSM capitanati dal “gladiatore” del Metal Maurizio Iacono. Poco più di un ora di tempo per loro in cui fanno partire il devasto tra il pubblico, mandando in piena crisi i ragazzi della security quando Iacono invita tutti a fare crowdsurfing, di sicuro il pubblico non se l’è fatto ripetere due volte ed è iniziato un vero e proprio fiume umano che arrivava davanti alle transenne,mettendo davvero a dura prova i ragazzi che dovevano prenderli al volo onde evitare danni. Grazie a questo “scherzetto” noi fotografi abbiamo lasciato prima l area del photopit e diciamo che le imprecazioni si sprecavano. Ma tutto sommato abbiamo portato a casa il risultato. la loro esibizione è stata davvero grandiosa,chi li conosce sa la potenza che scaturisce dal loro suono e dalla presenza scenica di Iacono che ha pochi eguali,se poi mettiamo anche una scaletta da far accapponare la pelle il gioco è fatto.”To Reign Again”, “If I Was God”, “Like an Animal”, “Thy Serpents Tongue”, “At the Edge of the World”, “Elevate”, “The Ambassador of Pain” ecc non poteva non essere la conferma della grandiosità di questa band!

Dopo i Kataklysm in cui mi son guadagnata il riposo del guerriero vedendomelo tutto si cambia completamente clima. L’area stampa è affollata tra chi scarica foto o chi, come me, comincia a buttare giù le tracce che poi diventeranno quello che state leggendo in questo momento.

Come dicevo si cambia clima sul palco ora uno degli headliners di questa edizione: per me un pelo sopravvalutati, ma come sempre son gusti miei personali. E’ il momento del FOLK degli svizzeri ELUVEITIE. Non so perchè ma parlando con un po di “popolazione maschile” tutti fremono per gli Eluveitie… o meglio per le componenti femminili della band, sta di fatto che delle persone con cui ho scambiato parole sulla loro imminente esibizione la risposta virava subito verso le donzelle e non verso la musica.
Cosa che mi da molto su cui ragionare.

Dunque per darvi un idea di com’è stato il loro spettacolo farò cosi:
“Origins (Intro)”, “King”, “Nil, “Neverland”, “Uis Elveti”, “AnDro”, “Thousandfold”, “Omnos(metal version)”, “A Rose for Epona”(in acoustico) ,”The Call of the Mountains”, “From Darkness”, “Kingdom Come Undone”, “Quoth the Raven”, “Tegernakô”, “Havoc”, “Inis Mona” e l’epilogo… fine del loro show. Questo è per farvi capire la loro esibizione… zero contatto con il pubblico se non frasi… “Hey Metaldays I can’t Hear you” o banalità cosi che si contavano sulle dita di una mano. Musicalmente non c’è molto da dire… se non che son bravi anche se a tratti noiosi… ma come performance a 360° son davvero pessimo… glaciali forse è il termine giusto!

Andare verso il second stage è praticamente impossibile visto l’ammasso di gente che si incanala nel metalmarket, che è, tra l’altro, l’unica via di accesso al second stage anche per noi reporter e fotografi in attesa degli “Dei” di questa giornata per cui me ne torno in aera stampa e vado avanti con il lavoro!

Tra una cosa e un’altra mezzanotte e mezza arriva in un secondo e ci rendiamo conto che siamo alle ultime battute del Metaldays… ma ancora non è tempo di fare lacrimucce… sul palco arriva una delle band più discusse dalla cristianità polacca e non solo.., i BEHEMOTH.
Già vedere il palco con l ‘allestimento del tour di “The Satanist” fa accapponare la pelle, poi noi del photopit realizziamo che sarà anche un impresa fotografarli visto le immense strutture che hanno di fronte… Un’ora e mezza a loro disposizione e già so che volerà.
Palco completamete buio con l intro in sottofondo e dopo un po si accendono due fuochi, tenuti sopra la testa da Nergal ed è davvero il delirio, la scaletta è davvero impareggiabile e annovera pezzi come : “Blow Your Trumpets”, “Gabriel”, l’immancabile “Conquer All”, “Decade of Therion” per passare a pezzi più “pacificatori” come “Ora Pro Nobis Lucifer”, “Christians to the Lions” o “Messe Noire”. Ovviamente hanno fatto i capisaldi della loro discografia “Alas”,”Lord Is Upon Me” e”Slaves Shall Serve”  per citare i più noti e lasciano per ultima… “O Father O Satan O Sun!”. Non ci sono molte parole per descrivere il loro show. Puliti, essenziali, questa band è capace di ipnotizzare le folle solo con la presenza scenica e il carisma di Nergal che con solo le espressioni e i gesti è di un magnetismo che ha dello strabiliante. L’area del main stage è piena fino alla fine e anche sulla collinetta laterale si vede poco posto libero. I Behemoth ..sicuramente la degna conclusione all’edizione 2015 del Metaldays!

Detto questo vorrei spendere due parole sul Metaldays che non riguardano prettamente la musica di cui ho già parlato in qesti 5 giorni di report. Da 13 anni ormai bazzico Tolmin, prima con il Metalcamp e poi con il Metaldays che è nato dalle sue ceneri. In questi ultimi 3 anni ho assistito a una crescita davvero pazzesca del festival per quel che riguarda la vivibilità a la qualità che qualsiasi festival DEVE offrire al proprio pubblico.

Posso definirlo senza grossi problemi un FESTIVAL A MISURA DI FAMIGLIA… quest’anno c’è stato il boom nel pubblico di giovanissimi metalheads accompagnati dai genitori ..per cui se volete un posto fantastico per le vacanze in famiglia Metaldays è il posto per voi!

LOCATION:
Beh che dire di Tolmin ..è una perla. Mai nessuna location supererà questo bellissimo paese a poco meno di un ora dal confine Italiano…tra in una valle con montagne che la incorniciano e le limpide e ghiacciate acqua dell’Isonzo con le due spiaggette del festival Tolmin è sicuramente “il paradiso oltre l’inferno”!!

IGIENE:  
Al Metaldays l’igiene è curata, con tantissimi bagni chimici sia aree campeggio che zone stages, pulite e igienizzate quotidianamente, docce fredde e con l’acqua calda (per quanto essa non sia mai abbastanza) e punti di raccolta e smistamento rifiuti. In caso di forti temporali asciugano le pozze d’acqua in giro per le varie aree del festival… cercando di minimizzare i disagi.

SERVIZI VARI PUBBLICO:
Tantissimi punti informazioni, ricariche delle paycard, ricariche ai telefonini o apparecchiature elettriche sempre sorvegliate e la postazione stabile di primo soccorso e aiuto per disabili con o senza accompagnatore

CIBO:
Grande varietà di cibo e qualitativamente molto elevata, alla postazioni pizza, a quelle per veg, o intolleranti al glutine, per carnivori ecc… ce n’è per tutti i gusti insomma; senza contare la vicinanza al paese che permette spesa alimentare per chi vuole risparmiare un pochino…

Cosi si spengono i riflettori sul Metaldays di quest’annoe già non vedo l’ora che sia l’anno prossimo che riserva già nomi di tutto rispetto… difatti son già confermati per l’edizione 2016:

SEPTICFLESH,EINHERJER,VARG,INSOMNIUM,KRISIUM,SERENITY E KREATOR …con prevendite già online a prezzo strepitoso!
Direi che avete un motivo in più per esserci e sopratutto tempo per organizzarvi!

THE END

[Draconian_Hell]

Liftfiba – Majano (Udine – 2015)

LITFIBA “Tour Della Tetralogia Degli Elementi” Campo Sportivo, Majano (UD), 31//07/2015

Serata indimenticabile per vecchi e nuovi fan dei Litfiba questa di Majano. In questi mesi la band toscana sta portando in giro per l’Italia il tour celebrativo della Tetralogia Degli Elementi, ovvero i quattro album usciti tra il 1990 ed il 1997 che hanno come tematica principale i quattro elementi e che hanno fatto loro raggiungere il successo nazionale. Una data sicuramente da non perdere e che regalerà bei momenti a chi come il sottoscritto aveva meno di vent’anni in quel periodo ma anche ai fan più giovani. A differenza del precedente tour della Trilogia Del Potere 1983-1989 (a cui ha preso parte anche lo storico bassista Gianni Maroccolo), questo si focalizza prevalentemente sul periodo del loro successo commerciale e quindi il pubblico presente è molto vario e va dalle famiglie con bambini ai metallari, sicuramente accorsi a sostenere lo strepitoso batterista Luca Martelli. La formazione di questo tour comprende i due membri storici Ghigo e Piero, il già citato Luca Martelli alla batteria, Franco Li Causi al basso e Federico Sagona alle tastiere.

Lo show sta per iniziare e l’adrenalina comincia a scorrere; appena i quattro entrano sul palco, soprattutto all’apparire di Ghigo e Piero, un boato esplode e si inizia sulle note di ‘Resisti’. Fin da subito si percepisce che Piero e Ghigo hanno ancora molto da dire e il feeling creato con il pubblico è strepitoso. All’urlo di “Terremoootooo!” il sottoscritto non sta più nella pelle e quel riff memorabile che segna l’inizio di ‘Dimmi il Nome’ penetra nell’anima. Sicuramente esistono chitarristi molto più tecnici ma  i riff di Ghigo restano memorabili e fanno ancora venire la pelle d’oca a distanza di molti anni. In questa serata di ricordi, non manca infatti il momento di ricordare un chitarrista recentemente scomparso e che ha lasciato un grande segno nella musica italiana ma soprattutto partenopea.  Subito dopo ‘Sotto Il Vulcano’ viene intonata ‘Jé so pazzo’ dedicata a Pino Daniele e il pubblico canta assieme a Piero applaudendo commosso. La scaletta proposta è sicuramente preparata a tavolino anche per le altre date estive ma l’emozione che suscita nei presenti non si può descrivere. Pezzi come ‘Fata Morgana’, ‘El Diablo’ e ‘Proibito’ hanno accompagnato molti bei momenti e per il sottoscritto segnano i primi passi con la chitarra. La serata scorre veloce e purtroppo si arriva alle ultime canzoni; qui a Majano chiudono lo show ‘Soldi’ e ‘Lacio Drom’, allungata tra improvvisazioni per permettere la presentazione dei vari musicisti. Che dire? Una serata a cui sarebbe stato un vero peccato non partecipare; una scaletta ben equilibrata anche se personalmente avrei incluso altri pezzi ma non si può accontentare tutti; una band che merita di essere vista e che sul palco sa ancora fare il suo lavoro con grinta e con entusiasmo.

SETLIST

1. Resisti
2. Dimmi Il Nome
3. Africa
4. Dinosauro
5. Sotto Il Vulcano/Jé So Pazzo (Pino Daniele)
6. Lo Spettacolo
7. Bambino
8. El Diablo
9. Proibito
10. Linea D’Ombra
11. La Musica Fa
12. Tammuria
13. Sparami
14. Ora D’Aria
15. Siamo Umani
16. Fata Morgana
17. Ragazzo
18. Spirito
19. Regina Di Cuori
20. Gioconda
21. Ritmo #2
22. Soldi
23 Lacio Drom

[Girli]