Nocte Obducta – Lethe (1999)

Partiamo con l’assunto più importante che testimonia la mia incredibile ignoranza: chi cazzo sono i Nocte Obducta?
Adesso fatemi il favore di alzare la mano e dirmi se avevate già sentito questi tedeschi, capaci di tirar fuori 11 dischi in 20 anni di attività.
Siate sinceri, per favore. Non fatemi passare per cretino inutilmente.
Io, i Nocte Obducta, non li avevo mai sentiti prima di avventurarmi in questa riscoperta del sound del 1999 e, procedendo a tentoni nel Mare Magnum di una produzione sterminata, mi sono imbattuto in questi teteski da Mainz.
Ammetto con altrettanto candore che, dopo questa riscoperta, non mi vedranno più (la speranza che non siano prolifici cade guardando la lista delle release su Encyclopedia Metallum, dio…).
Questa affermazione viene vanificata dalla presente dichiarazione: “ok, probabilmente almeno non fino al prossimo anniversario“.
Su siti vari ed eventuali, i Nocte Obducta vengono descritti come un black metal d’avanguardia, la qual cosa mi sembra abbastanza palese, ma sottolineo due fattori principali: i testi in tedesco, ma tanto anche lo scream rende inutile ogni comprensione testuale-linguistica; e, in molti passaggi, l’incredibile somiglianza con i Cradle Of Filth.
Ovviamente parte di questa menzione è dovuta allo scream ultrasonico di Marcel Va. Traumschänder. Il leader della band ha una tonalità che si avvicina molto a quella del nano inglese, quindi l’accostamento non è peregrino. Se poi in certi momenti anche la band si mette a suonare una versione “crauti ed esistenzialismo tedesco” dei Cradle Of Filth, allora diciamo che il riferimento è palese.
Le composizioni lunghe e di non facile approccio possono mettere questi Nocte Obducta nello stesso campionato in cui giocano anche gli austriaci Dornenreich, ma non so quale delle due band se ne risentirebbe o se il paragone è qualcosa di realmente efficace per attirarvi a sentire questi tedeschi.
Se siete volenterosi e tentate il grande passo nell’ignoto, mi sento di anticiparvi un elemento importante, che poi vo lo ignoriate come il bugiardino delle medicine sono un po’ affari vostri – io ve l’ho detto.
I pezzi di Lethe, di media, durano oltre 6 minuti (a parte i 27 stracazzo di minuti della suite finale), per oltre un’ora di black metal d’avanguardia e dinamico nel suo alternare parti più veloci e parti più sinfoniche e ragionate. Il disco è pulito nella registrazione e con una componente melodica accentuata capace di creare stralci d’atmosfera oscura (il finale di Honig der Finsternis / Phiala Vini Blasphemiae, per esempio). Paradossalmente, per un disco black, sono questi episodi quelli che risaltano meglio rispetto a quelli veloci e propriamente black.
La Germania offre sempre qualcosa da scoprire e questi Nocte Obducta rientrano nella categoria. Che poi finiscano negli ascolti quotidiani, è un fattore che dovete decidere voi. Per me sono un filino troppo noiosi e, pur caricando a mille quando ci si mettono, non riescono a prendermi.
Lethe – Gottverreckte Finsternis è il debutto ufficiale della band e  festeggia vent’anni di vita. Cosa che coincide con vent’anni di completa ignoranza da parte mia.
Complimenti a me. E auguri a loro.
[Zeus]

L’esordio dei Nargaroth: Herbstleyd (1998)

La scena black metal potrebbe essere una delle più forti nell’industria della musica metal in quest’epoca. Sì, è assolutamente vero. La musica è ancora viva e vegeta, ci sono band che meritano tanto con i loro album. Tuttavia, molti di questi album non hanno l’essenza black metal. La rabbia e la misantropia che spinse Euronymous alla notorietà.
Ci mancano queste emozioni, no?
Terminiamo questa nostalgia e torniamo indietro nel tempo, nel 1998, quando una giovane band tedesca di nome Nargaroth pubblicò il loro debutto, Herbstleyd. Il debutto si sviluppa su 70 minuti circa di black metal tradizionale con pezzi in tedesco e inglese.
Questa è la base su cui si sviluppa il sound della band. Nonostante la loro crudezza, il riffing fluisce molto agevole, ed è la prova del grande sforzo compostivo di Kanwulf (Charoon si occupa invece delle parti soliste). Suonano molto bene con la batteria, che produce un drumming piuttosto standard ma ben eseguito.
La voce di Kanwulf è forte e, in alcuni momenti, mi ricorda quella di un lupo.
Herbstleyd, come potresti aver intuito, non è certo originale o innovativo. Come considerazione, potrebbe essere giusta, visto che questo LP non attraversa alcun confine creativo. Tuttavia, ciò che Herbstleyd manca nell’originalità è compensato dalla pura atmosfera che avvolge l’ascoltatore. La musica stessa sembra malinconica, triste e arrabbiata. La rabbia viene paragonata all’essenza del black metal.
Herbstleyd è un viaggio molto bello e mistico che va dall’atmosfera medievale ad alcuni dei migliori riffage black metal di sempre. Se vuoi delle prove, puoi ascoltare la canzone “Nargaroth“, che è la migliore canzone strumentale black metal che abbia mai ascoltato.
O puoi ascoltare tutto. Qualcosa di cui non ti pentirai.

Tracce:
1: Introduction – Herbstleyd – 16:02
2: Karmaggedon – 4:22
3: Nargaroth – 2:59
4: Das Alten Kriegers Seelenruh – 8:38
5: Amarok – Zorn des Lammes – 18:38
6: Das Schwarze Gëmalde – 8:40
7: Vom Traum, die Menschheit zu Töten – Outroduction – 10:13

[Countess Grishnackh]

Vent’anni dopo: Rammstein – Sehnsucht (1997)

sehnsucht
Da web

Sono legato in maniera particolare a Sehnsucht dei Rammstein.
Ero alle superiori e, me derelitto, mi toccava sopravvivere in una classe in cui la musica pesante non esisteva e l’unica concessione alla musica “dura” era quella riservata al grunge (e, vi dirò, nel 1997 i gruppi grunge erano alla canna del gas o direttamente sottoterra).

La musica in voga era quella commerciale della radio – vedete voi che vita demmerda.
Ad un certo punto incominciò a girare per la classe una cassettina (ebbene sì, una cassettina laida) con dentro questo gruppo che cantava in tedesco di cose che, visto che siamo capre pur vivendoci in mezzo ai tedeschi, non capivamo neanche di striscio.
L’andamento marziale, la tonalità di Till Lindemann (quella R grattuggiata e quel modo di cantare che era una via di mezzo fra il classico canto e il parlato) e quell’unione fra metal classico e l’attitudine danzereccia da club berlinese (che verrà definito Tanz Metal, etichetta disgustosa) hanno fatto presa in pochissimo tempo.
L’incapacità di capire le parole hanno portato, i più ignoranti di noi, a formulare la frase: questi sono nazisti!

L’equazione tedesco = nazisti è seconda solo a nazisti dell’Illinois = odio.

Questo misunderstanding ha intaccato la stessa sicurezza dei Rammstein che, in Mutter, hanno dovuto rafforzare un concetto importante, esprimendolo a chiare lettere: e cioè che il loro cuore è a sinistra (Links 2,3,4).
Ma, nel 1997, Mutter doveva ancora uscire e l’ignoranza viaggiava a gonfie vele nei cuori degli stolti e perciò l’equazione Rammstein = nazisti era ancora un grande cavallo di battaglia.

Un particolare che all’inizio non capivamo e che sono riuscito ad apprezzare solo col passare del tempo è la bravura di Lindemann nell’uso delle parole. I temi di Sehnsucht sono scabrosi, toccanti e inquietanti e non hanno da vergognarsi in confronto a quanto sputato fuori da trequarti dei gruppi death del globo, ma le liriche sono studiate in maniera eccellente mescolando ironia, alta letteratura, giochi di parole e utilizzando il tedesco moderno con inserti tratti dal tedesco antico.
L’ironia è la chiave e la resa burlonesca e scabrosa degli argomenti è un lato vincente (e molto intelligente) dei Rammstein.
Peccato che, vista l’osticità della lingua, non venne recepita prima dell’avvento dei traduttori simultanei su Google e dell’internet in generale. Quello che fece breccia, però, era la componente tanz metal che infesterà le discoteche Gothic, EBM da lì a venire.
Se poi vogliamo essere proprio rompicoglioni, c’era gente che si vantava di capire il norvegese/svedese/finlandese quando non sapeva neanche mettere insieme due frasi di italiano in senso compiuto. Questo per dire che l’estremismo della lingua è un concetto molto relativo e che il tedesco, come qualsiasi altra lingua, ha la componente estrema che “fa specie”.

C’è un brano che ha lanciato Sehnsucht e quel pezzo è Engel. Senza questa canzone molti ascoltatori non si sarebbero neanche avvicinati al disco, cosa che invece non è accaduto perchè la componente gothic-pop-tanz-metal (con uso ed abuso delle etichette) del brano è soddisfacente e molto più fruibile di una canzone presa a caso dal precedente Herzeleid.
Sul fatto che Engel sia il miglior brano di Sehnsuch possiamo discuterne. Io non credo, ma forse sono vent’anni che sento questa canzone e ormai ho un’opinione fissa da troppo tempo.
Da qua in avanti i tedesconi hanno scalato il mainstream con dischi sempre più azzeccati (Mutter; Reise Reise; Rosenrot). Il dopo Rosenrot è meno soddisfacente, ma l’età brucia tutti e di questo ne parleremo più avanti.

[Zeus]