Wazzara – Cycles (2021)

Vi è mai capitato di avvicinarvi a qualcosa che, a pelle, non sembra rientrare  nei vostri gusti o nelle vostre corde e poi rimanerne completamente affascinati? A volte mi è successo con band che con la mia musica preferita non hanno niente a che fare, a volte anche con alcune che pur rientrando nel mio genere spaziano in territori che, di norma, non mi fanno impazzire.
Anche nel metal non mi butto a capofitto su qualsiasi cosa mi passi davanti, un po’ perché le uscite giornaliere ormai non si riescono più a contare, un po’ perché comunque in giro c’è tanta roba che ti fa scendere a terra non solo le palle.
I Wazzara mi erano del tutto sconosciuti, ma non devo sentirmi troppo in colpa visto che Cycles è il loro album d’esordio, dopo un EP del 2019, speditoci fresco fresco di stampa (è uscito il 31 ottobre) dalla MetalMessage dall’occhio lungo e dall’ottimo fiuto.
I Wazzara arrivano dalla Svizzera e sono la nuova creatura della cantante e chitarrista Barbara Brawand, ex Caladmor, e le etichette che vengono affibbiate alla sua musica sono varie: moongaze, doom, blackgaze, psychedelic post metal. Tante nomenclature che poi, alla fine, fai prima ad ascoltare il disco che a cercare di immaginare cosa significhi tutto ciò.
Posso fare un tentativo di spiegarvi cosa troverete all’interno di Cycles: immaginate una via di mezzo tra gli olandesi The Gathering ai tempi di Anneke e i francesi Alcest. Immaginatevi un tappeto continuo di chitarre distorte con ritmiche ed arpeggi che si alternano e sovrappongono, mid tempo alternati ad accelerazioni mai eccessive e la magnifica voce di Barbara che da sfogo a tutto il suo estro creativo e alle proprie capacità tra evoluzioni, acuti, vocalizzi fino ad arrivare ad un inaspettato growl/screaming (ascoltate la quarta traccia Obsidian Skies per avere un quadro generale). 
In Cycles troviamo un atmosfera affascinante ed avvolgente, che ti cattura immediatamente. Gli otto pezzi sono mediamente lunghi, oltre i cinque minuti, ma dato il genere rientrano nella norma, perché hanno bisogno di crescere ed insediarsi nella mente dell’ascoltatore. Certo il tutto potrebbe risultare un po’ ripetitivo in alcuni momenti per chi non è abituato a queste sonorità, ma cercate di chiudere gli occhi e farvi trasportare dal flusso della musica, perché  l’album ha una durata contenuta e scorre benissimo. Da segnalare, come settima traccia, un sentito tributo ai Type 0 Negative con un’ottima cover di Wolf Moon.
Cycles è un album di pura emozione e lo sto ascoltando mentre guardo dalla finestra la prima neve di novembre cadere. Ho i brividi di piacere. Quasi quasi premo repeat.
[Lenny Verga]